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martedì, 25 gennaio 2022 - Aggiornato alle 20:33

Lomazzo e Como, incontri di Legalità con il procuratore Gratteri e il professor Nicaso

“Legalità: stella polare del vivere civile”, martedì 7 dicembre all’ auditorium del Collegio Gallio di Como, il Liceo Artistico Fausto Melotti sede di Lomazzo, Presidio di Legalità, in collaborazione con gli enti del territorio, organizza l’incontro per gli studenti delle scuole superiori di Como e Lomazzo con il procuratore antimafia Nicola Gratteri e con il professor Antonio Nicaso, criminologo, studioso dei fenomeni criminali di tipo mafioso, autori del libro “Complici e Colpevoli”. Il convegno sarà l’occasione anche per il conferimento del Premio alla Legalità edizione 2021. Conduce il giornalista Mario Valentino.

 

Il programma:

Ore 10:00 – Como, Auditorium Collegio Gallio – Incontro riservato agli studenti delle scuole superiori – Conferimento del Premio Legalità Edizione 2021

Ore 21:00 – Lomazzo, Teatro Rocchetta – Incontro pubblico con partecipazione su registrazione tramite il modulo su: https://bit.ly/gratteri2021

L’assessorato alle Politiche educative del Comune di Como partecipa al progetto di educazione alla cittadinanza, alla legalità e alla convivenza avviato dal Liceo Artistico Fausto Melotti sede di Lomazzo, con l’obiettivo condiviso di rendere la scuola un vero presidio della legalità, sollecitando un confronto e una riflessione sulla mafia e la criminalità organizzata.
«E’ un grande onore per la città di Como ospitare il procuratore antimafia Nicola Gratteri – dichiara l’assessore alle Politiche educative Alessandra Bonduri – La sua figura, in particolare in questo appuntamento per i ragazzi, non deve essere vista come un simbolo della lotta contro le mafie ma deve rappresentare un esempio virtuoso da seguire nell’impegno per la costruzione di una società più giusta e all’insegna del bene».

legalità gratteri

«La gente ci descrive come fossimo dei mostri, delle persone senza scrupoli, come se ammazzassimo la gente così a caso. Non è vero. Sappiamo farlo quando serve. Io so essere cattivo, quando serve. Se non serve faccio la persona normale». Queste parole, pronunciate da un boss calabrese e intercettate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, sono rappresentative della strategia che da almeno sessant’anni le mafie mettono in campo per infiltrarsi in maniera sempre più capillare nel tessuto socio-economico del nostro Paese. Oggi la criminalità organizzata non ha più bisogno di sparare, ha acquisito la capacità di muoversi sottotraccia, senza suscitare clamore o allarme, dilagando, apparentemente senza freni. In Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, così come in Valle d’Aosta, Liguria e Trentino, le mafie raramente sono giunte con le armi in pugno. Si sono piuttosto presentate con il volto rassicurante di figure professionali in grado di offrire servizi e soluzioni a basso costo, a partire dallo smaltimento dei rifiuti fino a una sorta di welfare di prossimità, più efficace rispetto a quello spesso carente dello Stato. Come ben evidenziano Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, si tratta di un fenomeno che ormai non si può più ignorare nella sua incontestabile pervasività: i 46 «locali» di ‘ndrangheta finora scoperti al Nord, i 5 consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e le 169.870 imprese riconducibili a contesti di criminalità organizzata dimostrano che nessuna zona d’Italia può ritenersi impermeabile alla penetrazione dei clan. Per troppo tempo si è voluto credere alla «metafora del contagio», come se le mafie fossero un virus che infettava territori sani. Tutt’altro. Nelle nuove realtà in cui dettano legge, hanno goduto di una lunga e colpevole sottovalutazione da parte sia del mondo imprenditoriale sia di quello politico, che hanno troppo spesso aperto loro le porte finendo per giustificarne la condotta e diventarne consapevoli complici in nome del denaro e del potere.