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martedì, 25 gennaio 2022 - Aggiornato alle 20:33

Due mostre in biblioteca contro la violenza sulle donne foto

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    Ieri, 25 novembre Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, alla biblioteca comunale di Como Paolo Borsellino sono state inaugurate due esposizioni:  “Nel nome delle rose, nel nome delle donne”, mostra dei lavori realizzati dagli studenti dell’Istituto ISIS Paolo Carcano in collaborazione con il Centro Antiviolenza Telefono Donna di Como, e  “Com’eri vestita”, promossa da CGIL-CISL-UIL, in collaborazione con l’Associazione Libere Sinergie di Milano. Entrambe le mostre sono visitabili fino a sabato 4 dicembre, previa esibizione del green pass, negli orari di apertura della Biblioteca.

    mostre in biblioteca

    “Nel nome delle rose, nel nome delle donne” è una mostra di foulard realizzati dagli studenti dell’Istituto ISIS Carcano sul tema del rifiorire delle donne attraverso le difficoltà della vita.

    “What Were You Wearing’”, ‘Com’eri vestita? è la mostra che racconta storie di abusi scritte su fogli appesi accanto agli abiti in esposizione che intendono rappresentare, in maniera fedele, l’abbigliamento che la vittima indossava al momento della violenza subita. Si tratta di un progetto che nasce nel 2013 da parte di Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale di Kansas, e di Mary A. Wyandt-Hiebert responsabile di tutte le iniziative di programmazione presso il Centro di educazione contro gli stupri dell’Università dell’Arkansas e diffuso in Italia grazie al lavoro dell’Associazione Libere Sinergie che ne propone un adattamento al contesto socio culturale del nostro Paese.

    mostre in biblioteca

    L’idea alla base del lavoro è quella di sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza sulle donne e smantellare il pregiudizio che la vittima avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno provocanti. Da qui il titolo emblematico ‘Com’eri vestita’. I visitatori possono identificarsi nelle storie narrate e al tempo stesso vedere quanto siano comuni gli abiti che le vittime indossavano. “Bisogna essere in grado di suscitare delle reazioni, all’interno dello spazio della mostra, simili a quelle riportate”, afferma Brockman, per indurre le visitatrici a pensare: “ho questi indumenti appesi nel mio armadio!” oppure “ero vestita così questa settimana”.

    mostre in biblioteca

    In tale contesto si rendono evidenti gli stereotipi che inducono a pensare che eliminando alcuni indumenti dagli armadi o evitando di indossarli le donne possano automaticamente eliminare la violenza sessuale. Non è l’abito che si ha indosso che causa una violenza sessuale, ma è una persona a causare il danno. Essere in grado di donare serenità alle vittime e suscitare maggiore consapevolezza nel pubblico e nella comunità è la vera motivazione del progetto

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