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Teatro: Stefano Annoni debutta a Como con “Revolutionary Road” foto

Ci sono molteplici tematiche in Revolutionary Road, la rappresentazione teatrale tratta dal romanzo di Richard Yates in anteprima nazionale al Teatro Sociale giovedì 25 novembre, la famiglia innanzi tutto. Secondo Yates, infatti, non vi è altro di cui parlare e scrivere se non la famiglia, eppure c’è anche solitudine nei personaggi, seppur circondati di affetti sono tutti disperatamente alla ricerca della felicità. Ricerca che li spinge ad aggrapparsi ad un futuro salvifico contro una decadenza di fondo.  Un’opera densa che delinea le vite a pezzi dei protagonisti, senza cadere in un mieloso melodramma, segnata dalla capacità dell’autore di leggere in maniera profetica il nascere e lo svilupparsi della Società Globalizzata, il prepararsi del conflitto tra Individuo Sociale e Individuo Reale.

teatro sociale revolutionary road

La versione teatrale di Revolutionary Road debutta a Como con l’attore comasco Stefano Annoni insieme a Rossella Rapisarda e Daniele Gaggianesi dellla compagnia Eccentrici Dadarò giovedì alle ore 20.30. Lo spettacolo inaugura la Stagione Prosa Off 2021/22 del Teatro Sociale. Come detto la dramamturgia di Renato Gabrielli è tratta dall’omonimo romanzo americano Revolutionary Road di Richard Yates, edito nel 1961 e capace di segnare la letteratura contemporanea al punto da far dire a Tennessee Williams: “Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa”. Il romanzo ottenne un immediato successo da parte di critica, ma non di pubblico, che lo riteneva troppo crudo e poco rassicurante, per questo Yates venne etichettato come “scrittore per scrittori”. Soltanto in seguito alla sua riscoperta come “Classico della letteratura statunitense” i consensi positivi da parte di pubblico e critica furono unanimi.

La tematica del romanzo è quanto di più urgente si possa vivere nella nostra società odierna, raccontata con parole di 60 anni fa. Lei e Lui: belli, intelligenti, colti, innamorati. Una casa carina e accogliente. Un lavoro noioso ma sicuro per Lui. Blandi impegni domestici per Lei, che ha tempo per coltivare come hobby la sua antica passione d’attrice. Ma Lei e Lui vogliono, o almeno sognano, altro. Si ritengono entrambi superiori all’ambiente mediocre e piccolo borghese che li circonda e imprigiona; e questo senso di superiorità, chissà quanto fondato, li tiene uniti e segretamente complici. Finché però qualcosa cambia. Revolutionary Road esplora, alternando i punti di vista di Lei, Lui e Noi, gli umanissimi slanci, meschinità, successi illusori e prevedibili disfatte di personaggi che ambiscono a essere felici, ma rimangono invischiati nelle menzogne che raccontano a sé stessi e agli altri pur di tirare avanti.
Una denuncia lucidissima ed empatica allo stesso tempo, attraversata tramite una storia di coppia che cerca di non affondare nell’avanzare di un mondo che ci vuole tutti uguali, vestiti e pettinati come si conviene, in casette di legno con vialetto e automobile quietamente parcheggiata davanti a casa.
Un testo crudele quanto basta per sollecitare una reazione semplicemente lasciando parlare gli effetti delle cose, un monito per indurre un’azione di responsabilità individuale.

 

INFO
Biglietti a 20€ + prev. in vendita alla biglietteria del Teatro oppure online su www.teatrosocialecomo.it

TEATRO SOCIALE
PROSA OFF
giovedì, 25 novembre – ore 20.30
Revolutionary road
tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates. Testo di Renato Gabrielli
con Rossella Rapisarda, Stefano Annoni, Daniele Gaggianesi
Regia e disegno luci Fabrizio Visconti
Scene Marco Muzzolon
Costumi Mirella Salvischiani
Musiche originali Marco Pagani
Produzione Eccentrici Dadarò
con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto NEXT 2019
in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

 

teatro sociale revolutionary road

LA STAGIONE DI PROSA OFF
Spettacoli che presentano incursioni multidisciplinari o che trattano temi attuali si susseguono nella stagione Prosa off. Domenica 9 gennaio, Davide Marranchelli e Stefano Panzeri sono protagonisti di Così lontano, così Ticino, il racconto di una follia che diventa realtà, un gioco teatrale collocabile in ogni parte del mondo, che sviscera, esasperandolo, il rapporto controverso che hanno gli espatriati con il paese che li ospita.
A febbraio (giovedì 10) Corrado D’Elia propone Io, Steve Jobs, un ricordo dell’imprenditore statunitense, creatore del mondo ‘Apple’, mentre il 12 Daniele Ronco porta in scena Il grande giorno con la formula Teatro a pedali, in cui la pedalata diventa un’azione collettiva. Si tratta di un format sviluppato da Mulino ad Arte che permetterà al pubblico di essere protagonista di un’esperienza divertente, originale e soprattutto green. Grazie alle pedalate degli spettatori che vorranno partecipare attivamente, si contribuirà all’auto-sostenibilità dell’evento.
Si passa poi a due spettacoli già in programma nella primavera 2020 e poi purtroppo annullati: il 22 marzo Viva la vida propone un lavoro introspettivo molto profondo sull’artista Frida Kahlo, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci, con Pamela Villoresi; il 12 aprile è in programma Cantico dei cantici con Roberto Latini, vincitore del Premio Ubu 2017, per il miglior attore e miglior progetto sonoro o musiche originali.
Chiude la rassegna sabato 30 aprile Garò Una storia armena, testo e regia di Giuseppe di Bello, un affresco appassionato, curioso e rispettoso, che alterna momenti intimi emozionanti e profondi ad altri più leggeri e divertenti per raccontare alcuni dei “colori” di questa cultura.

Calendario
domenica, 9 gennaio – ore 20.30
COSÌ LONTANO, COSÌ TICINO
con Davide Marranchelli, Stefano Panzeri
giovedì, 10 febbraio 2022 – ore 20.30
CORRADO D’ELIA in IO, STEVE JOBS
martedì, 15 febbraio – ore 20.30
IL GRANDE GIORNO
di Daniele Ronco
martedì, 22 marzo 2022 – ore 20.30
PAMELA VILLORESI in VIVA LA VIDA
martedì, 12 aprile – ore 20.30
ROBERTO LATINI in CANTICO DEI CANTICI
sabato, 30 aprile – ore 20.30
GARÒ. UNA STORIA ARMENA
Testo e regia Giuseppe di Bello
con Stefano Panzeri