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Lettere dal lager del prigioniero 28605 nel nuovo romanzo dei fratelli Schiani

Nel 1943, come tanti altri soldati italiani colti alla sprovvista dall’armistizio, il sottotenente Natale Schiani viene deportato nei campi di concentramento dei nazisti. Diventerà un internato militare e subirà la crudele vita del lager per ben due anni. La drammatica esperienza di Natale, mai raccontata prima, rivive nelle lettera inviate dal campo di concentramento ritrovate dai figli dopo la sua morte. Da questa corrispondenza origina Il fucile dietro la schiena di Mario e Paolo Schiani edito da Dominioni Editore. Non si tratta di un saggio storico ma della testimonianza dell’esperienza di Natale Schiani,  e come lui di molti militari italiani deportati dai nazisti . Uno sguardo su “l’altra Resistenza”, tra Polonia, Germania e Luino. Per non dimenticare la pagina dolorosa degli “schiavi di Hitler”.

Tra i momenti più bui della nostra Storia si trova sicuramente quella dei militari italiani ridotti in schiavitù nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943, data dello storico armistizio. Da quel giorno l’esercito italiano, colto di sorpresa e allo sbando, si trovò alla mercé della rabbia tedesca. Identificati con il termine di IMI (Internati Militari Italiani), i militari ͔italiani non furono mai considerati ufficialmente dei veri prigionieri di guerra. Sprovvisti della tutela internazionale che questa condizione avrebbe loro conferito, furono rinchiusi nei lager nazisti. “Schiavi di Hitler”, spogliati di tutto, ridotti a dei numeri, gli IMI furono obbligati ai lavori forzati, allo stremo delle forze per la mancanza di cibo. “L’8 settembre è il giorno in cui ogni certezza si dissolve e ognuno è chiamato di fronte alla sua coscienza. Da quel momento, anzi, si sussegue una lunga teoria di appuntamenti con la coscienza, con il senso del dovere, l’amore per la famiglia, la dignità, l’onore si legge neIl fucile dietro la schiena

mario schiani

Il libro – Nel 2013, all’età di 91 anni, Natale Schiani di Luino si spegne, lasciando ai suoi figli, Mario e Paolo, un’eredità molto particolare: una vecchia cartella avvolta in carta da pacchi, contenente le lettere che il padre e la sua famiglia si scambiarono durante il periodo del suo internamento. Oggi, grazie all’aiuto di quelle lettere, Mario e Paolo hanno ricostruito la vicenda del padre, mettendo a fuoco il dilemma che logorava i prigionieri di guerra italiani nei campi di concentramento: cedere e aderire alla Repubblica di Mussolini per essere liberati, oppure resistere alla fame e al freddo pur di non allearsi al “nemico”. “Che cosa fare, allora? Resistere, tenere duro, sopportare e, in un certo senso, sfidare il destino? Oppure aderire, sostentarsi grazie al miglior vitto riservato agli “optanti”, tornare in Italia, forse rivedere la famiglia? In fondo, basta una firma”.

Invece di limitarsi a una semplice redazione della corrispondenza epistolare, i fratelli Schiani sono riusciti a trasmettere lo stato d’animo di Natale e di chi, sia da lontano sia da vicino, ha vissuto con lui l’inferno del lager. Il fucile dietro la schiena è una testimonianza unica, insolita, in cui la voce dei figli, discreta e partecipe, si fonde con quella del padre, dando vita a un ritratto intimista e toccante, e a una ricostruzione storica ampia e dettagliata. Tanti i protagonisti dell’epoca, citati dagli autori, tra cui Giovannino Guareschi, internato nello stesso campo di Natale, e Kurt Vonnegut, celebre scrittore di Mattatoio n.5.

Gli autori – Mario Schiani è nato nel 1963. È giornalista professionista dal 1988 e attualmente cura “Stendhal”, la sezione culturale del quotidiano La Provincia, edizioni di Como, Lecco e Sondrio. Dal 2007 tiene nel giornale una rubrica di costume e opinioni intitolata “Buonanotte”. Il suo esordio nella narrativa risale al 2009 con La banda delle Quattro strade (Salani), finalista al premio nazionale di letteratura per ragazzi “Il Gigante delle Langhe”. Nel 2020 un secondo romanzo, Quel dolce nome (Giovane Holden Edizioni).

Paolo Schiani è nato nel 1954. Contabile in pensione. E’ sempre stato attratto dalla conoscenza delle sue radici che ha cercato di approfondire anche semplicemente attraverso i colloqui che da ragazzo gli hanno pazientemente concesso le nonne e di cui ha preso meticolosamente nota. Tra le vicende storiche che hanno coinvolto direttamente i suoi ascendenti, indubbiamente per lui, ha sempre avuto un posto di primo piano l’esperienza bellica del padre. Su questo argomento è alla sua seconda esperienza editoriale.