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Giovanna Caldara e Mauro Colombo premiati al Città di Como per il libro su Ines Figini

Il 16 ottobre  si è aggiudicato il terzo posto su tredici finalisti nella sezione Saggistica del prestigioso e ambito Premio internazionale di letteratura Città di Como – VIII edizione il volume “Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager” – Zolfo Editore – scritto a quattro mani dai giornalisti Giovanna Caldara e Mauro Colombo e dedicato alla vita di Ines Figini (1922-2020), comasca, deportata nel marzo 1944, quando aveva meno di 22 anni, nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück.

Attraverso questo Premio la giuria, presieduta dallo scrittore Andrea Vitali, ha voluto omaggiare «la personalità di Ines Figini che emerge tra le righe di un racconto semplice, diretto, umano e costruttivo. Ci dice che restare umani è possibile, in qualsiasi situazione. Che siamo tutti chiamati a fare del bene, a custodire la memoria e a fare la nostra parte per un mondo migliore».

Il Premio è anche e soprattutto un’occasione per perpetuare la memoria di Ines Figini perché, come hanno sottolineato gli autori Colombo e Caldara durante la cerimonia di premiazione, «la sua testimonianza è un inno alla vita talmente forte che una cosa tutto sommato banale come la morte non può arrestare».

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È il 6 marzo 1944 quando la coraggiosa Ines prende le difese del gruppo di scioperanti della sua fabbrica, stanchi delle condizioni di lavoro cui sono costretti dal regime nazifascista. Basta una sola esclamazione pronunciata davanti al questore Lorenzo Pozzoli – «non è giusto portare via solo loro: abbiamo scioperato tutti, dovete arrestarci tutti! O tutti, o nessuno…» -, perché Ines sia catturata e portata via da casa nel cuore della notte.

Da quel momento inizia per lei l’incubo: prima la sosta di cinque giorni nel lager di Mauthausen e poi la reclusione per otto mesi nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove Ines, costretta ai lavori forzati, vive i suoi giorni più difficili fino al trasferimento a Ravensbrück nel novembre del ‘44: «Potrei scrivere un libro sugli orrori che vedo, ma non penso a tenere un diario. Del resto non abbiamo fazzoletti, fogli di carta, niente di niente… (…) Ogni tanto mi chiedo: “Ma nessuno sa che siamo qui? Nessuno si interessa di noi?» (dai giorni ad Auschwitz-Birkenau).

Con l’avanzata delle truppe sovietiche, nella primavera del 1945 finalmente anche Ines viene liberata, ma subito dopo purtroppo contrae il tifo: ricoverata all’ospedale militare di Prenzlau, trascorre alcuni mesi allettata a causa della febbre e delle gravi infezioni che la colpiscono, ma che riesce a superare con forza e determinazione, anche aggrappandosi alla scrittura, ai suoi ricordi più cari, all’amata madre: «Mamma, sulla mia strada che ho percorso in questi ultimi tempi, ho trovato tanta cattiveria, tanto egoismo, tanta indifferenza, da lasciarmi meravigliata e disgustata nel medesimo tempo. Eppure non ho perso ancora la poesia! Anche oggi sono stata un poco con te. Sei contenta? E allora vieni qui e lascia che ti abbracci» (Prenzlau, 19 settembre 1945).

Guarita dalla malattia, nell’ottobre del 1945 Ines riesce finalmente a tornare a Como. Riprende a lavorare, a viaggiare, a divertirsi. Dal 1968 in avanti, per molti anni, torna ad Auschwitz, dove era stata reclusa. E proprio lì, dopo un lungo processo di rielaborazione interiore, comprende che per continuare a vivere pienamente non può rimanere attaccata all’odio e alla rabbia, e per ritrovare la gioia nel quotidiano decide di perdonare chi le ha fatto del male. È un atto di coraggio, di forza per nulla semplice, che le ridà speranza e fiducia nella vita. Quando inizierà a raccontare la sua storia in pubblico, soprattutto nelle scuole, dimostrerà ai giovani che non si deve dimenticare, né tanto meno negare o giustificare le atrocità vissute e viste, ma si può ricordare senza provare odio, rancore o rivalsa. Per questo la sua testimonianza è anche un simbolo di forza, speranza e fede

Questa nuova edizione è uscita in libreria a pochi mesi dalla morte di Ines Figini, avvenuta il 26 settembre 2020 a 98 anni ed è corredata da sedici lettere inedite che lei scrisse alla madre tra il 18 settembre e il 10 ottobre 1945, durante il suo ricovero in ospedale, che non poté spedire e tenne con sé fino al suo ritorno a casa. In apertura della sezione dedicata alla corrispondenza epistolare sono riportate anche due lettere scritte da Ines durante il suo viaggio verso la Germania quando, ancora ignara dell’amaro destino che di lì a poco l’avrebbe colpita, scrive ai familiari: «Non voglio assolutamente che vi preoccupiate per me. Con molta probabilità ci mandano in Germania. (…) Sapete che posseggo abbastanza coraggio per affrontare qualsiasi avversità futura» (marzo 1944).

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Giovanna Caldara è nata a Erba, giornalista, collabora con diverse testate. Ha fornito consulenze letterarie per testi teatrali e libri. Organizza e promuove eventi e gestisce vari uffici stampa. È coautrice di A tutto sport! (La Spiga, 2013) e di Ristoranti a Milano. 100 chef imperdibili e le loro ricette (Novecento editore, 2015 e 2016).

Mauro Colombo è nato a Erba  è caposervizio dell’inserto di “Avvenire” «Milano Sette», del mensile “Il Segno” e della testata web “Chiesadimilano.it”. Autore di romanzi, saggi e libri per ragazzi, con L’ora del Fausto nel 2014 ha vinto il Premio Selezione Bancarella Sport e il Concorso letterario nazionale del Coni.