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Una storia della val Bregaglia nel romanzo di Daniele Dell’Agnola

All’età di 80 anni Jolanda Giovanoli decide di affidare la storia della sua vita a Daniele Dell’Agnola. L’intenzione iniziale è di limitarsi a “due paginette di memorie da lasciare alle figlie”, ma il racconto comincia a crescere in profondità. Con delicatezza e empatia, Jolanda ci porta con sé in un viaggio attraverso le gioie e i dispiaceri di una vita vissuta sempre con passione. Nasce così La luna nel baule, il romanzo breve di Daniele Dell’Agnola, Dani quasi per tutti, scrittore, attore, musicista e docente alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana dove si occupa di letteratura, narrazione e didattica nella formazione delle future e dei futuri insegnanti della scuola elementare.

Quest’ultimo lavoro di Dell’Agnola ci dà l’occasione per dare un’occhiata all’editoria svizzera in lingua italiana che negli ultimi anni si è parecchio irrobustita tanto che anche l’ultima edizione di Parolario ha aperto un proficuo dialogo con il Canton Ticino. E’ anche vero che per la prima volta un volume della collana letteraria Pro Grigioni Italiano è pubblicato in più lingue,  La luna nel baule è tradotto in tedesco (Der Mond in der Truhe) e in romancio (La glina en l’arcun), e dopo 5 settimane in libreria ha già esaurito la prima tiratura di 1000 copie ed è pronta la ristampa viste le tante richieste.

Oltre gli orizzonti della vicenda personale di Jolanda, nel romanzo si intravedono anche avvenimenti epocali, dalla guerra al crollo della cortina di ferro. Ma sono soprattutto i piccoli gesti della quotidianità e gli affetti più sinceri a scandire il ritmo della narrazione e fare di Jolanda lo specchio di un’esperienza collettiva. La luna nel baule si rivela così un ponte ideale che congiunge il passato e il futuro e abbraccia quattro generazioni di una famiglia della val Bregaglia  Le tematiche principali contenute nel volume sono per lo più collegate alla realtà del territorio come il turismo, la caccia e l’arte. Altre tematiche hanno un respiro più ampio, come ad esempio il rapporto tra generazioni, la condizione femminile nel secolo scorso, la guerra e l’emigrazione.

Dani Dell'Agnola libro

Jolanda Giovanoli, nata nel 1940, voleva fare l’infermiera. Aprirà invece con suo marito l’Albergo Val d’Arca e ci lavorerà per 54 anni. Sua sorella Vera, invece, converte il sogno di diventare impiegata postale nella realtà di contadina e mamma di sette figli. Per le donne una sorte di dittatura, nessuna scelta possibile. Due vite molto diverse fatte di incontri, eventi tragici, scelte a volte imposte, rinunce e piccole grandi rivincite.

Daniele Dell’Agnola ha cucito con sensibilità e delicatezza frammenti di vita di due sorelle regalando al lettore un prodotto letterario curato in ogni dettaglio.

Attraverso il romanzo Daniele ci riporta ai tempi in cui si giocava con quello che si trovava. Vivere con i nonni era la normalità: “I vecchi stavano in casa con tutti gli altri, oggi ce ne dobbiamo invece liberare, perché non c’è tempo per loro in un mondo dove si vive sempre più a lungo. Parlo dei vecchi, non dei nonni; poiché oggi se togli i nonni ad affondare sono molti genitori, loro e i loro ritmi di lavoro”. La profondità nel tempo nel romanzo è dettata da avvenimenti personali che viaggiano in parallelo con i grandi eventi storici. Quando nel 1961 Jolanda e suo marito Elveto si sposano i genitori propongono come viaggio di nozze il giro della casa. Nello stesso anno Jurij Gagarin viaggia sulla Vostok. Nel 1989 Jolanda, grazie al quotidiano Blick, vince un viaggio. Elveto propone di tramutare la vincita in contanti per costruire un nuovo muro al Val d’Arca. Nello stesso anno crolla il muro di Berlino.

Una vita fatta di incontri importanti e significativi, quella di Jolanda. A partire dal vicino di casa Alberto Giacometti. Da bambine le due sorelle andavano a giocare nel suo atelier e, a volte, urtavano per sbaglio dei capolavori in corso d’opera, rovinandoli o rompendoli. Durante il giorno, per permettere a Giacometti di riposare, le bambine mettevano il fieno nei campanacci delle mucche per non disturbarlo durante le ore di sonno. A Jolanda era stato anche proposto di posare per l’artista… ma ha dovuto rifiutare. Non è diventata una statua del Giacometti bensì un’opera di Dell’Agnola, racconta scherzando.