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Lo chef marianese Alessandro Bergamo ha guidato il team Italia al “Bocuse d’Or”

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Un decimo posto che vale oro. E’ quello che ha agguantato lo chef marianese Alessandro Bergamo che ha rappresentato l’Italia nella competizione mondiale di cucina “Bocuse d’Or” svoltasi lo scorso lunedì a Lione.

È un gran risultato, il migliore mai raggiunto dall’Italia da quando sono state introdotte le selezioni continentali. Siamo partiti in più di 70 paesi ed oggi siamo tra i primi 10 al mondo dobbiamo esserne orgogliosi!” dichiara Lorenzo Alessio, Coach Team Italy e Alessandro gli fa eco: “Quello che abbiamo compiuto è un importante passo avanti nel nostro percorso. Non è mai capitato fino ad oggi che l’Italia arrivasse per qualificazione diretta alla competizione mondiale e non è mai successo di essere tra i top ten. Sono orgoglioso di quanto fatto – continua Alessandro, che sottolinea – Si tratta di un grande lavoro di team”.

Una manifestazione davvero infuocata, il Bocuse d’Or, che è riconosciuta come la competizione culinaria più importante. In gara quest’anno 23 nazioni provenienti da tutto il mondo che si sono sfidate per presentare un piatto e un vassoio giudicati poi dalle commissioni di chef – tra i quali anche il vicepresidente della Bocuse d’Or Italy Accademy Carlo Cracco – secondo i criteri di Presentazione, Gusto, Metodo di cottura, Abilità, Rispetto dei Prodotti e Originalità.

Bocuse d’Or Alessando Bergamo

Alessandro ha voluto portare con sé anche un po’ di Como, infatti sulla sua casacca da chef si mostrava il marchio “Lago di Como – Un mondo unico al Mondo” che ha accompagnato la squadra italiana della Bocuse d’Or Italy Accademy capitanata dal sous chef del ristorante Cracco di Milano.
Un’opportunità straordinaria per il Lago di Como in un contesto, quello enogastronomico, che riveste un ruolo sempre più importante tra gli elementi che guidano la scelta dei turisti e che ben rappresenta l’universalmente riconosciuto “Made in Italy”  fa sapere la Camera di Commercio di Como e Lecco che ha sostenuto l’iniziativa. Un lavoro di squadra, ma che sa anche di famiglia quello realizzato da Alessandro Bergamo, che spiega: “La competizione è stata davvero emozionante, il tifo era davvero fortissimo e devo ringraziare il pubblico che ci incitava. Ma un ringraziamento speciale va anche a mio fratello Daniele, che ha realizzato il vassoio e i supporti che sono stati utilizzati a Lione”. Non è la prima volta che i fratelli collaborano per la partecipazione al Bocuse d’Or; infatti già per la passata edizione Daniele Bergamo, artigiano del legno marianese, ha portato il suo prezioso contribuito made in Brianza.

Devo riconoscere che la Francia ha davvero meritato il primo posto, mentre mi ha stupito il piazzamento dei paesi nordici, solitamente fortissimi, ma questa volta un po’ opachi” dice lo chef Bergamo. Un commento a questo bel risultato viene anche da un altro chef marianese di grande abilità: Sergio Mauri, che  guarda con orgoglio il percorso professionale del “suo”  Alessandro Bergamo. “Un ragazzo che si è distinto per il grande impegno e capacità innate. In Brianza c’è una grande scuola di cucina: Crippa e Tona sono grandi chef che partono dal nostro territorio, Cracco è lombardo, qui ci sono anche delle materie prime incredibili. Quello che manca un po’, forse, è la cultura di quello che siamo e di quello che sappiamo fare. Ammiro questi candidati al Bocuse d’Or per la sete di conoscenza, la voglia di provare e riprovare: Alessandro ne è un esempio. Ha girato il mondo, tre continenti in cui il suo lavoro è stato riconosciuto come espressione del miglior Made in Italy. In questo senso la cucina unisce, amplia e arricchisce le esperienze umane e professionali ed è molto bello –  e conclude  – Viva l’Italia, Viva Mariano Comense, Viva Alessandro Bergamo”.

Il prossimo banco di prova per Alessandro sarà il premio S.Pellegrino Young Chef, che si svolgerà a Milano il 29 ottobre. Si tratta di un’altra competizione importantissima a livello mondiale, che vedrà competere i migliori giovani chef al mondo. In bocca al lupo ad Alessandro: ça va sans dire.

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