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Un murale per ricostruire, l’hanno fatto le ragazze del basket di Cometa

Un quartiere “nascosto” a Como, un gruppo di ragazze appassionate di basket, una realtà educativa storica del territorio e tanta voglia di mettersi in gioco e impegnarsi in un progetto. E’ una bella storia dipinta su un muro con un titolo che è un augurio e un impegno: “Ricostruire”. Se passate da Muggiò potete vedere il murale sulla parete del capannone di proprietà della Parrocchia di S. Maria Regina in via Quadrio.

Non potendo più svolgere il laboratorio educativo-sportivo di basket a causa della pandemia, le ragazze del centro diurno “Una Casa Per Crescere” di Cometa, spinte dalla passione per il gioco e dalla voglia di non fermarsi, hanno deciso di mettersi nuovamente alla prova. Da qui l’idea di un dipinto murale per riqualificare lo spazio, che avevano prima frequentato per gli allenamenti, e per renderlo più casa. Così, la parete del capannone a Muggiò ora splende di mille colori. Guidate dall’artista Francesco Fornasieri, professore della Scuola Oliver Twist di Cometa, e dalla loro educatrice Sara Falchetti, le ragazze hanno rinnovato questo luogo nascosto rendendolo più bello e accogliente, grazie al murale e alla trasformazione del parcheggio antistante in un nuovo campo da basket aperto a tutti.

Questa attività fa parte del progetto “The Time is Now 2.0 – Ragazze in campo: la forza dello sport contro la povertà minorile” – 2° BANDO 2019. La proposta all’origine dell’iniziativa era la creazione di una squadra di basket femminile, un modo per fare gruppo, per sperimentarsi, un modo per aiutarsi a costruire la propria identità in un periodo caotico e difficile. Grazie alla Polisportiva Senna, partner di progetto, che ha messo a disposizione spazi e competenze, le ragazze sono riuscite ad allenarsi fino alle restrizioni e al lockdown. Nonostante tutto, la voglia di rivalsa e di riscatto delle ragazze ha prevalso e tutte le attività sono state riprogrammate. Così, dagli allenamenti è nato il laboratorio del murale presso l’oratorio della Parrocchia Santa Maria Regina in Muggiò e reso possibile dalla Fondazione provinciale della Comunità Comasca e BCC Cantù.

murale ricortruire cometa

L’inaugurazione di questo spazio ha un significato più profondo, si tratta della celebrazione dell’impegno e della ricerca di significato che caratterizza il murale: ricostruire. Prima di iniziare i lavori, le ragazze hanno scavato nei loro sentimenti e stati d’animo e ciò che ne è emerso è stato il forte desiderio di ricostruire loro stesse, le loro relazioni, il rapporto con gli adulti e con la città. Questo processo di ricostruzione personale, vero scopo educativo dell’attività, è stato guidato dagli educatori di Cometa, che hanno aiutato le ragazze a comprendere come dalle macerie di ciò che si è distrutto, si può ricostruire e ripartire, partendo proprio da dove siamo e da ciò che abbiamo tra le mani. Così, il murale raffigura la scritta “ricostruire” contornata da un paesaggio collinare che ricorda Como e una vegetazione che ricorda la palude che i romani bonificarono all’origine della città. In un lato della parete troviamo un muro di mattoni distrutti mentre, su quello opposto, un ponte verso il mondo. Il tutto completato dalle sagome delle ragazze, che rappresentano le ombre che si creano sulla parete alla luce del tramonto. Un’opera d’arte ricca di simboli e significati frutto della voglia di ripartire e della sensibilità delle ragazze.

Il risultato parla da sé: per 4 settimane le ragazze hanno preso parte attiva alla realizzazione e certamente il “lavoro duro” lo hanno fatto loro: l’artista Francesco che ha guidato la realizzazione, insegnante e maestro presso la scuola di Formazione Professionale di Cometa ha cercato di organizzare i lavori affidandone la gran parte di volta in volta alle giovani, che erano digiune di qualsiasi esperienza di decorazione di quel livello di difficoltà.

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Dice Margaret, artista del murale: “Lo sappiamo, non è facile. Davanti a qualcosa della nostra vita che si spezza, a volte ci si può sentire come intrappolati, come se ti cadesse il mondo addosso. Si è presi da sentimenti di tristezza e di nullità e sembra più facile sfogare malamente il proprio dolore, oppure nasconderlo, anziché cercare la strada per ricostruire. Ricostruire è più difficile, perché è un’azione che richiede impegno e fatica, spesso è un lavoro lungo, che vuole cura, tempo e pazienza. E senza qualcuno che condivida con noi questo sforzo, è proprio dura”.

Le fa eco Sara Falchetti, educatrice del Il Manto di Cometa “Lo scopo di tutto questo è lo stare insieme e fare squadra, mettere ciascuno la propria parte e capacità, impegnarsi per un obiettivo comune, valorizzare le risorse di ognuno. Allenarci a tutto questo nello sport ma anche nella vita, per imparare l’arte di ricostruire e di ripartire, sempre.”
“Il cuore dell’uomo è irriducibile. Ce l’hanno dimostrato queste ragazze desiderando di ripartire e rivalutando un luogo dove tornare a giocare, tornare a vivere.” chiosa Erasmo Figini, fondatore di Cometa.

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Cometa nasce da una storia di accoglienza, quando nel 1986, due famiglie, Innocente e Marina, Erasmo e Serena, decisero di accogliere un bambino in difficoltà. Inconsciamente, con questo “sì”, stavano ponendo le basi di quella che oggi è Cometa: una realtà non-profit – radicata nel tessuto sociale del territorio comasco e attiva in numerose attività e collaborazioni a livello nazionale e internazionale – dedita all’accoglienza, all’educazione e al lavoro.