Quantcast

Legambiente e Goletta dei Laghi, presentati i dati del 2021

Dai dati raccolti dalla Goletta, per la sponda comasca è risultato "fortemente inquinato" il tratto davanti alla zona dei Giardini a Lago

Sono stati dieci i punti monitorati quest’anno, tra il 28 e il 29 giugno, dalla Goletta di Legambiente nelle acque del Lario e sottoposti ad analisi microbiologiche, quattro sulla sponda comasca e sei sulla sponda lecchese. Il team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente che da diversi anni si dedica al monitoraggio a all’informazione sullo stato dei bacini lacustri, ha indagato i parametri microbiologici di foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che si trovano sulle sponde del lago e che rappresentano veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali.

Goletta dei laghi legambiente

Dai dati raccolti, per la sponda comasca è risultato “fortemente inquinato” il prelievo eseguito nella zona dei Giardini a Lago a Como, davanti alla foce del torrente Cosia, con cariche batteriche più alte di quelle consentite dagli scarichi, “inquinato” il punto alla foce del torrente Telo, ad Argegno, risultato entro i limiti negli ultimi cinque anni e “nei limiti” i prelievi effettuati presso la foce del torrente Breggia a Cernobbio e alla foce del torrente Albano, a Dongo.

Goletta dei laghi legambiente

In un’intervista rilasciata a CiaoComo, Enzo Tiso, presidente del circolo Legambiente di Como, ha voluto commentare i dati presentati durante la conferenza stampa tenutasi nella mattinata di oggi, venerdì 9 luglio 2021, a Villa del Grumello, alla presenza di Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia, Annalisa Leone, responsabile tecnico Goletta dei Laghi, Claudio Citroni e Marco Bernasconi di Como Acqua Srl, Federico Bassani, vicepresidente della Provincia di Como, Marco Galli, assessore all’ambiente ed ecologia del Comune di Como, Masssimo Gaverini della Camera di Commercio di Como-Lecco e Arianna Bellasi dell’Università dell’Insubria.