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Gli occhi delle fanciulle di Daniela Porro e Sarah in mostra a Villa Imbonati

Ti guardano da tutti gli angoli di Villa Imbonati  “Gli occhi delle fanciulle in fiore“, i dipinti esposti nella mostra dell’artista Daniela Porro che resterà aperta sino al 20 giugno.

daniela porro

Un particolare percorso espositivo costellato di bellezza, femminilità e romanticismo, perché c’è in questi ritratti, e nei più rari paesaggi, la suggestione di amorosi sguardi sui fiori in una levità sognante che pure racconta il concreto rapporto di una donna con le cose del mondo e, per chi conosce Daniela, di una mamma con la sua famiglia. Infatti a Villa Imbonati ci sono anche quadri e poesie di Sarah Bellome, una delle tre figlie di Daniela. Sarah è un’artista speciale, malgrado sia affetta da sindrome di Down ha proseguito negli studi accademici ed il suo lavoro è riconosciuto da molti. Scrive poesie, è un’artista poliedrica.

Daniela Porro ha raccontato “Gli occhi delle fanciulle in fiore“ alla nostra giornalista Sabrina Sigon

daniela porro

Nata a Sanremo, l’artista è pittrice e incisore, ed espone in mostre collettive e individuali da diversi anni. Ugo Ronfani, critico d’arte e giornalista, scrive di lei: “Daniela Porro si dedica alla figura femminile, idealizzandola fino a farne lo specchio di segreti pensieri. È come se l’artista si chiudesse entro i confini di un prestabilito dominio, quello del femminino, facendosene indagatrice ed interprete. In un rapporto di complicità con les jeunes filles dei suoi ritratti, che possono essere sfiorate dalla malinconia, dal peso lieve di un ricordo e dall’ala grigia della solitudine, ma che conservano tutte, noterete, l’alone radioso di una verginea giovinezza, anche quando sono approdate alla stagione degli amori, o di quasi inconsce maternità”.

Prosegue il critico d’arte Ronfani: “Resta ancora da dire che Daniela Porro può raggiungere questi esiti espressivi perché si è dotata, con lo studio, di una tecnica sicura, approfondita con applicazione paziente, soprattutto nel campo difficile dell’incisione a puntasecca, e che dall’affinamento tecnico recava la morbidezza intensa del segno, l’avvolgente gioco dei chiariscuri, l’aura sospesa di un realismo magico. All’alleggerimento poetico della sua ricerca ha giovato, nelle ultime opere, l’uso della matita litografica direttamente sulla tela, anziché sulla lastra: un espediente tecnico a prova della sicurezza raggiunta nell’esecuzione delle sue composizioni, perché non permette pentimenti o riprese, mentre consente di sgranare le immagini in un’aerea immaterialità.

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