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Dante, Terzine from… Giappone. Anche a Kyoto Dante è maestro di umanità

Mentre qui in Italia ci impegniamo a festeggiare il settecentesimo anniversario della morte del nostro poeta per eccellenza, in Giappone l’opera dantesca è studiata da appena un centinaio di anni. Ma lo spazio e le barriere temporali non hanno impedito al sommo poeta di farsi strada fino a quelle estreme propaggini orientali della Terra, da cui oggi la poetessa Mariko Sumikura legge proprio delle terzine dantesche.

Il progetto è quello lanciato da La Casa della Poesia di Como, sempre attenta alla diffusione della poesia italiana nel mondo e al dialogo con poeti internazionali. Mariko Sumikura legge da Kyoto, dove vive e scrive haiku. La poetessa è anche membro della Japanese Universal Poetry Association, ama la letteratura francese e russa e la filosofia spagnola. Le sue terzine dantesche preferite si trovano all’inizio del lungo viaggio dantesco, eccole qui:

Canto 1  82-109

«“O de li altri poeti onore e lume,

vagliami ʼl lungo studio e ʼl grande amore

che mʼha fatto cercar lo tuo volume.

 

Tu seʼ lo mio maestro e ʼl mio autore,

tu seʼ solo colui da cuʼ io tolsi

lo bello stilo che mʼha fatto onore.

 

Vedi la bestia per cuʼ io mi volsi;

aiutami da lei, famoso saggio,

chʼella mi fa tremar le vene e i polsi”.

 

“A te convien tenere altro viaggio”,

rispuose, poi che lagrimar mi vide,

“se vuoʼ campar dʼesto loco selvaggio;

 

ché questa bestia, per la qual tu gride,

non lascia altrui passar per la sua via,

ma tanto lo ʼmpedisce che lʼuccide;

 

e ha natura sì malvagia e ria,

che mai non empie la bramosa voglia,

e dopo ʼl pasto ha più fame che pria.

 

Molti son li animali a cui sʼammoglia

e più saranno ancora, infin che ʼl veltro

verrà, che la farà morir con doglia.

 

Questi non ciberà terra né peltro,

ma sapïenza, amore e virtute,

e sua nazion sarà tra feltro e feltro.»

 

Nel commento che potete leggere in versione integrale sul sito della Casa della Poesia di Como, dove è presente anche nell’originale stesura in giapponese, la poetessa afferma a proposito di questi versi: «Tuttavia, lunghezze di tempo di 700 o 200 anni non hanno importanza per il poeta, anche Dante ha visto il Dharma e ciò che ha scritto nella sua Divina Commedia porta alle stesse verità di quelle espresse nei sutra di Buddha. Lì c’è empatia ed esperienza stimolante». Il Dharma di cui la poetessa parla è un termine sanscrito che nelle lingue orientali ha diversi significati, tra cui quello di “regola”. Il Dharma è l’insegnamento del Buddha, è il modo in cui le cose sono per chi crede nel buddhismo e nella sua visione della nostra esistenza. È impressionante leggere il nome di Dante Alighieri, la cui opera è impregnata di cristianesimo, a fianco di un concetto così profondamente intrinseco alla cultura e alla religione buddhista. «[…] nessun poeta prima di Dante ebbe un genio pari al suo, nessuno scrittore dopo Dante fu come lui: egli unisce le meditazioni speculative del medioevo, occulte e profonde, con le moderne tendenze del pensiero, valendosi a piacimento di argomenti nuovi e antichi, e ha dato un contributo perenne agli ideali del genere umano.

La Divina Commedia e un capolavoro non soggetto a decadenza o ad oblio» commentava il professore giapponese Bin Ueda (1874-1916) che fu tra i primi a introdurre la cultura occidentale in Giappone e che era solito porre l’opera di Dante a fianco di quella di Shakespeare e della Bibbia per potenza e incisività. Sono moltissimi però gli studiosi, i letterati e i poeti che da un secolo a questa parte trovano in Dante nuove chiavi di lettura delle proprie tradizioni e della propria cultura letteraria e viceversa. Lo scambio è proficuo perché la materia dantesca è certamente feconda e si presta ai più acrobatici salti da una lingua all’altra, scoprendo come, sotto la superficie, ciò che ci rende umani e appassionati sia un’essenza misteriosa ma pur sempre condivisa. Dante conosceva questa nascosta unità di misura dell’umanità e la infondeva nei propri versi, che ancora oggi e in ogni luogo ci parlano del valore di ogni essere umano. Il poeta lo ha fatto in maniera non sempre evidente, per esempio mostrando perlopiù pietà per i dannati dell’Inferno, da cui queste terzine lette in giapponese da Mariko Sumikura sono tratte.

Nel giudicare la posizione di un essere umano con empatia e compassione Dante ha gettato le basi per quel ponte nel tempo e nello spazio che lo ha portato a essere compreso, ancora oggi, da lettori di tutto il mondo. Certo, non mancano nelle sue reazioni di fronte ai dannati dell’Inferno la vergogna e l’indignazione, ma anche questo è segno di un’umanità profonda, che affonda le proprie radici nella debolezza. Dante è stato considerato per questo da molti studiosi giapponesi e anche dalla poetessa Mariko Sumikura un grande maestro d’umanità, che ha sempre qualcosa da insegnare a noi, lettori di oggi.

Martina Toppi