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Dante, Terzine from… Ucraina. La rosa che profuma i mondi

A Kiev, nel parco San Vladimiro, davanti alla statua di Dante quando è stato girato questo video per l’iniziativa “Dante, terzine from the world” organizzata da La Casa della Poesia di Como, la neve baciava i prati. A leggere terzine dantesche sugli schermi dell’associazione culturale comasca per la settimana corrente è infatti il poeta ucraino Dmytro Tchystiak, uomo di lettere profondamente legato alla spiritualità ortodossa, segretario dell’Accademia di Arte, Scienza e Letteratura di Parigi. La terzina scelta per celebrare i settecento anni dalla morte di Dante è tratta questa volta dal XXXIII canto del Paradiso. Dietro la figura di Dmytro Tchystiak, che legge le terzine dantesche in un impeccabile italiano e poi nella traduzione in lingua ucraina, si trova proprio Dante, immortalato in una statua che è opera dello scultore italiano Luciano Massari.

Canto XXXIII Paradiso, vv. 1-6

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,

 

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

 

Nel commento con cui Dmytro Tchystiak accompagna la sua lettura – commento che è possibile leggere in versione integrale sul sito de La Casa della Poesia di Como – di queste due terzine tratte dal Paradiso, il focus è tutto puntato su di lei, Maria. Comparsa per la prima volta nel secondo canto dell’Inferno, la figura di Maria accompagna, silenziosa e discreta, tutto il viaggio di Dante. Nel Purgatorio, all’ingresso di ogni cornice, di Maria viene esaltata ogni virtù, una luce per le pene di chi sconta il suo contrappasso nella penombra del monte Purgatorio. Ma è proprio nel canto scelto da Dmytro Tchystiak che avviene la massima celebrazione della Vergine, definita da Beatrice «la rosa in che ‘l verbo divino / carne si fece». E in effetti nell’iconografia cristiana la rosa è spesso utilizzata come simbolo della vita eterna che attende l’uomo dopo la morte, grazie alla sua forma rotonda che suggerisce una ciclicità dove inizio e fine perdono di significato e si rincorrono in una danza eterna.

Maria segna nella Divina Commedia una vera e propria svolta essendo colei che intercede per Dante per ottenerne la grazia e, significativamente, è presentata a lui proprio da Beatrice, l’altra e imprescindibile guida del poeta fiorentino nel suo viaggio epico tra i regni dell’aldilà. Secondo Dmytro Tchystiak, il ruolo assegnato da Dante alla Vergine Maria nella sua più celebre opera è il punto di partenza di una rivoluzione che sarà non solo letteraria, ma anche architettonica e iconografica, come racconta Dmytro nel suo commento. La donna è qui celebrata nella sua figura, dopo secoli di condanna del ruolo di Eva nella cacciata dal Paradiso terrestre. A partire da questo momento, anche la poesia si trasforma: non più poesia epica e descrizioni della vita santa, ma il dolce stil novo di Guido Cavalcanti, che tutto ruota intorno alla figura e alla celebrazione della donna.  E questo passaggio così significativo è così spiegato dal poeta ucraino protagonista di questa puntata di “Dante, terzine from the world”: «Non “l’amore folle” (fol’amor) ma “l’amore cortese” (le fin’amor) caro ai trovatori che eleva grazie alla figura fisica ma anche divina di Beatrice l’anima di Dante per la “Vita nuova”, la nascita in Cristo e lo anima dai più profondi gironi dell’inferno agli empirei dell’amore divino, la rosa che profuma i mondi».

Martina Toppi