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Raccolta fondi per il restauro di due ritratti gioviani della Pinacoteca

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La Pinacoteca civica di Como lancia per la prima volta l’Art Bonus, ovvero la raccolta di fondi liberale a sostegno della cultura, istituita dal Ministero della Cultura, per il restauro di due ritratti della collezione gioviana: Paolo Giovio e papa Paolo II. L’iniziativa è un ulteriore passo verso la piena fruizione e valorizzazione della raccolta, a seguito della inaugurazione della importante mostra Capolavori a confronto. Uomini illustri in un viaggio immersivo tra Como e gli Uffizi.

Il Museo custodisce infatti il nucleo conosciuto più cospicuo, con oltre 40 ritratti, appartenente alla collezione dei ritratti degli Uomini illustri di Paolo Giovio, originariamente esposto nella sua casa-museo in Borgovico, distrutta agli inizi del XVII secolo.

Paolo Giovio (Como, 1483 – Firenze, 1552), umanista e letterato, medico ed ecclesiastico, è uno dei personaggi che hanno segnato la storia della città di Como. A lui si deve il concetto moderno di “Museo”, inteso come un luogo dove conservare ed esporre opere d’arte. Nella sua villa affacciata sul lago, collezionò dunque i ritratti di uomini illustri del suo tempo e del passato: papi e re, imperatori e sultani, cardinali e nobili, letterati e condottieri.

Le attuali condizioni conservative dei alcuni dipinti ne impediscono l’esposizione e la fruizione del pubblico. Un intervento di restauro è ora fondamentale per poterne garantire la sicurezza, esporli e tramandarli ai posteri. Per questo motivo la Pinacoteca ha deciso di ricorre all’Art Bonus per il restauro dei primi due dipinti: quello di Paolo Giovio e quello di papa Paolo II. Il primo ritratto è il simbolo della collezione, perché rappresenta il suo fondatore, eseguito verso la fine del XVI secolo o all’inizio del XVII. Fu Giovio stesso a commissionare il ritratto ad un pittore di cui purtroppo non ci è giunta traccia. Paolo Giovio, vescovo di Nocera dei Pagani come si legge nel cartiglio, si fece rappresentare in vesti di umanista, quale egli era e quale ci teneva ad essere riconosciuto, con penna calamaio e libro aperto, e non in vesti ecclesiastiche. Al dito mignolo destro indossa un anello, in un’epoca in cui l’utilizzo di gioielli e ornamenti era altresì prerogativa maschile. Quest’opera ha un grandissimo valore, sia per la Pinacoteca che per Como.

pinacoteca como art bonus

Sulla tela sono presenti diverse parti interessate da abrasioni e perdite di frammenti pittorici. In particolare sulla fronte è visibile una lacuna simile a una lacerazione del supporto e la zona del cartiglio mostra mancanze evidenti di pellicola pittorica. Il protettivo utilizzato durante precedenti restauri appare ossidato con un discreto ingiallimento che altera le cromie originali. E’ inoltre presente un deposito di sostanze inquinanti di natura estranea all’opera che rimanda a un’immagine poco nitida, di difficile lettura soprattutto nei piani prospettici. Anche la cornice presenta significative scalfitture dei primi strati di legno.

L’altro quadro raffigura Paolo II, veneziano appartenente alla nobile famiglia dei Barbo, fu papa dal 1464 al 1471. Il dipinto fa parte di una numerosa serie di ritratti di papi che Paolo Giovio pare custodisse in una sala apposita del suo museo. Di questi oggi se ne conoscono solo tre. È stato probabilmente eseguito a Venezia prima del 1547, ma il suo autore rimane purtroppo ignoto. Il Papa indossa un piviale dorato riccamente decorato con motivi vegetali sulle spalle, appuntato con una preziosa spilla d’oro e pietre preziose. Sul lembo sinistro del piviale è dipinta una scena, probabilmente un’apparizione. Al dito mignolo sinistro indossa due anelli d’oro sovrapposti su ciascuno dei quali è montata una pietra preziosa. Paolo II era noto per il suo amore per lo sfarzo nelle cerimonie ufficiali. Le caratteristiche fisiognomiche del personaggio sono molto marcate, come la corporatura massiccia e il naso volitivo.

pinacoteca como art bonus

Qui alcuni porzioni della tela presentano una visibile consunzione dello strato che mette a vista la tramatura del supporto. Il protettivo utilizzato durante precedenti restauri, oltre a mascherare ritocchi e riprese pittoriche, appare notevolmente ossidato con un vistoso ingiallimento che altera le cromie originali. E’ inoltre presente un deposito di sostanze inquinanti di natura estranea all’opera che rimanda a un’immagine scura e sorda, di difficile lettura soprattutto nei campi di luce e ombra. La cornice presenta una ridipintura grossolana e molto disturbante di colore marrone e sono visibili fratture angolari e scalfitture dei primi strati di legno.

Perché questo progetto di reatauro si concretizzi, la Pinacoteca ha bisogno del sostegno di cittadini, imprese e tutte quelle realtà che, attraverso il semplice meccanismo dell’Art Bonus, possono diventare mecenati apportando un contributo per riportare i due dipinti all’antico splendore. Donare è importante per rendere accessibile gradualmente l’intera collezione da parte del pubblico e recuperare un patrimonio fortemente identitario della città, che deve essere trasmesso alle future generazioni.

Per le imprese, l’Art Bonus rappresenta anche un vantaggio fiscale: donare 100 euro costa solo 35 euro, in quanto il 65% si recupera come credito di imposta.

Per supportare il restauro dei dipinti clicca qui 

Il costo complessivo dell’intervento di restauro per la messa in sicurezza e il recupero delle condizioni originali delle due opere ammonta a 3.000 euro. I mecenati possono donare anche in forma anonima.

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