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A Cermenate storia di una donna e il suo femminicidio. “Barbablù 2.0: i panni sporchi si lavano in casa” foto

La cronaca dimostra che è necessario tenere alta l’attenzione sul tema della violenza contro le donne e, per un messaggio diretto ed efficace, il teatro è un formidabile mezzo di comunicazione basato sulle “onde emozionali”. “Barbablù 2.0: i panni sporchi si lavano in casa”, scritto da Magdalena Barile e messo in scena da Teatro in Mostra di Laura Negretti, è uno spettacolo poetico e privo di ogni retorica sul tema della violenza domestica sulle donne che domenica 30 Maggio verrà rappresentato presso l’Auditorium comunale Padre A. Zucchi, via G.B. Grassi 27 su iniziativa del Comune di Cermenate.

Al termine dello spettacolo sono previsti interventi e riflessioni sulla necessità di un profondo cambiamento culturale che deve necessariamente partire dal riconoscimento della dimensione di genere della violenza, dallo squilibrio di potere tra uomini e donne nel lavoro, in famiglia, in politica e nella società con Lorena Tosi, dottoressa in Psicologia.

barbablu 2.0 tratro in mostra

“Barbablù 2.0” non è la storia di un marito violento e delle conseguenze delle sue azioni, ma la storia di un viaggio nella testa di una donna. La ricerca di un’identità forte che si è persa, sfilacciata fra violenze e soprusi che sono diventati la norma. Come in un giallo, la protagonista si troverà a ricostruire la dinamica di un omicidio, il suo omicidio, arrivando alla consapevolezza finale e terribile di esserne stata complice.

Un punto di vista aggiornato al XXI secolo della famosissima favola di Barbablù che però scardina il punto di vista originale. La storia è ambientata in una ricca provincia del nord Italia, in un mondo all’apparenza di assoluta armonia – di fiaba appunto – dove, dietro la porta di casa, regnano meccanismi implacabili di violenza e sudditanza psicologica.

Interpretata da Laura Negretti e Alessandro Quattro è una rappresentazione che inizia con atmosfere molto comedy che lentamente scivolano nel thrilling, per chiudersi poi con un finale sorprendente.

laura negretti barbablù

C’era una volta un uomo con la barba dai terribili riflessi blu.
C’era una volta un uomo che aveva avuto tante mogli: dicono sette ma forse anche di più…..C’era una volta una porta chiusa che per nessun motivo doveva essere aperta.
C’era una volta una moglie talmente tanto curiosa da meritarsi una punizione.
C’era una volta una stanza piena di orrori.
C’era una volta un lieto fine.
Forse.

 

BARBABLÙ 2.0
I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA

DI Magdalena Barile
Con Alessandro Quattro e Laura Negretti

Domenica 30 maggio, ore 18:00

Auditorium comunale Padre A. Zucchi, via G.B. Grassi 27 – CERMENATE

Apertura Auditorium e accoglienza dalle ore 17.30.

Ingresso gratuito. Posti limitati e distanziati – secondo le disposizioni vigenti in materia di contenimento del contagio da Covid-19.

Info: Ufficio URP e Cultura tel. 031 7776141

 

NOTE DELL’AUTRICE
Fra tutti i crimini contro l’individuo che questa società democratica sembra assorbire senza troppo scomporsi, digerendo i fatti sanguinosi con atavica assuefazione, ci sono i delitti contro le donne. E’ cosa nota che ogni giorno i media ci bombardano con le notizie di nuovi casi di uxoricidio; fidanzate, moglie e figlie, colpevoli di suscitare nei loro uomini-padroni spettri di infedeltà, ribellione, indipendenza, pagano con la vita la loro disubbidienza. Schiave ridotte a corpi senza volontà che non trovano e non possono trovare la forza di spezzare le catene perché troppo abituate a subire, soggiogate dalle cattive tradizioni e dalla mancanza di un’alternativa. Non spetterebbe al teatro sanare le piaghe sociali ma chi lo fa e lo frequenta, lo sa: la natura del teatro è quella di scardinare la realtà, rappresentandola, e costringendola così a ripensare se stessa.

Quando Laura Negretti mi ha commissionato la scrittura di questo testo, aveva già in mente molto chiaro, che per parlare di donne maltrattate non avremmo dovuto cominciare dalla cronaca ma da molto più lontano, da molto più in profondità. Dalla tradizione popolare, dalla fiaba di Barbablù, scritta da Charles Parrault nel XVII secolo. (Fiaba che curiosamente nasce come monito alle fanciulle di non lasciarsi guidare dalla troppa curiosità e oggi si presta perfettamente a essere una parabola sulle donne vittima di follia omicida da parte di mariti).

La figura di questo marito orco, Barbablù, che colleziona mogli assassinate nella stanza segreta del suo castello è stata per secoli suggestiva materia di riscritture, sceneggiature cinematografiche, riflessioni teoriche, spunti gotici e umoristici. Lavorare sulla riscrittura di un classico, rispondere alla sua chiamata, significa cercare nel contemporaneo tutte le possibili casse di risonanza per far rivivere i conflitti drammatici e le funzioni narrative originarie, facendole proprie con scelte stilistiche e formali. Esiste un teatro didattico che mostra allo spettatore come deve comportarsi, esiste un teatro sociale che mostra allo spettatore come “non” deve comportarsi e poi esiste il teatro tout court che racconta delle storie e lascia allo spettatore la libertà di giungere alle proprie riflessioni. Noi ci siamo ispirati a quest’ultimo modello.

La prima scelta è stata quella di ambientare il lavoro in una ricca provincia del nord di questo paese, evitando l’alibi della povertà, della dislocazione geografica e dell’ignoranza. Un mondo all’apparenza di assoluta armonia, di fiaba appunto, dove dietro le porte regnano meccanismi implacabili di violenza e sudditanza psicologica.

Per narrare il nostro Barbablù abbiamo scelto il “thriller”, il genere del mistero per eccellenza, per raccontare e scandagliare quello che per certi versi rimane davvero un mistero doloroso, una zona oscura della società ancora tutta da risanare. Di cosa si nutre ancora, nei tempi del progresso e delle pari opportunità, quell’incantesimo che ancora affossa volontà e ragione e trasforma le donne in vittime?
Barbablù 2.0 non è la storia di un marito violento e delle conseguenze delle sue azioni, ma la storia di un viaggio nella testa di una donna. La ricerca di un’identità forte che si è persa, sfilacciata fra violenze e soprusi che sono diventati la norma. Come in un giallo, la protagonista si troverà a ricostruire la dinamica di un omicidio, il suo, arrivando alla consapevolezza finale e terribile di esserne stata complice. – Magdalena Barile