Quantcast

Dante: terzine from…Spagna. Quando la preghiera si fa poesia

Torna l’appuntamento settimanale con il progetto “Dante: terzine from the world” promosso dalla locale organizzazione La Casa della Poesia di Como in occasione dell’anno che ha visto il 700esimo anniversario della morte del poeta fiorentino. A recitare le terzine dantesche davanti alla videocamera questa volta è Rafael Soler, poeta valenciano e vicepresidente dell’Asociación Colegial de Escritores de España. A differenza dei poeti che l’hanno preceduto nel prendere parte a questo progetto, Rafael sceglie di leggere dall’intimità della propria casa. Rafael Soler è autore di libri di poesia tradotti in molte lingue e presta particolare attenzione, nella sua ricerca poetica, alla dimensione della memoria e della nostalgia del passato. Un poeta dell’intimità, come emerge anche dalle terzine dantesche scelte per prendere parte a questo progetto: l’inizio dell’XI canto del Purgatorio, dove Dante sorprende i suoi lettori con una versione rivisitata del Padre Nostro.

Lettura del Canto XI. Prima cornice: la superbia (Purgatorio)

«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,

non circunscritto, ma per più amore

ch’ai primi effetti di là sù tu hai,

 

laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore

da ogni creatura, com’è degno

di render grazie al tuo dolce vapore.

 

Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,

ché noi ad essa non potem da noi,

s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.

 

Come del suo voler li angeli tuoi

fan sacrificio a te, cantando osanna,

così facciano li uomini de’ suoi.

 

Dà oggi a noi la cotidiana manna,

sanza la qual per questo aspro diserto

a retro va chi più di gir s’affanna.

 

E come noi lo mal ch’avem sofferto

perdoniamo a ciascuno, e tu perdona

benigno, e non guardar lo nostro merto.

 

Nostra virtù che di legger s’adona,

non spermentar con l’antico avversaro,

ma libera da lui che sì la sprona.

 

Quest’ultima preghiera, segnor caro,

già non si fa per noi, ché non bisogna,

ma per color che dietro a noi restaro».

 

Come ci tiene a sottolineare il poeta, prima di lanciarsi nella lettura, questa è una preghiera che i superbi innalzano verso il cielo, direttamente dal Purgatorio. Una preghiera che, nella voce di Rafael Soler e forse anche nelle intenzioni di Dante, si fa poesia allo stato puro. Una sfida, per i superbi, soprattutto nella terzina finale, dove è specificato come questa non sia una preghiera pensata per chiedere la grazia in proprio favore, ma in favore di «color che dietro a noi restaro». Ed è infatti su questa dimensione dell’altruismo e dell’attenzione all’altro che Rafael Soler punta l’attenzione nel commento che potete leggere in versione integrale sulla pagina de La Casa della Poesia di Como: «Dove dare rifugio ai senzatetto, agli indifesi, ai ribelli con giusta causa in questo incidente verticale e transitorio che chiamiamo vita? Gli indifferenti sono quelli che attraversano la vita quotidiana con i loro dubbi perenni, adornati di domande senza risposta, con in bocca una ragione diversa dalle altre, nel bavero una frase inopportuna, secca al palato». Un commento questo che della rivisitazione dantesca del Padre Nostro offre una lettura tanto personale quanto contemporanea. “In compagnia di altri”, il titolo con cui Rafael Soler introduce le proprie parole, è un’efficace sintesi del pensiero che il poeta sviluppa intorno alle terzine dantesche. Il Padre Nostro d’altra parte è una preghiera che, in tempi precedenti la pandemia, si era abituati spesso a recitare tenendosi per mano. Una preghiera fatta ad alta voce, in compagnia di altri appunto, ma capace di mantenere comunque la potente intimità che Dante stesso riesce a trasmettere in questo coro accorato di superbi rivolti a un cielo ancora lontano, ma non inaccessibile.

Martina Toppi