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Le rubriche di CiaoComo - Le api dell'invisibile

Le disavventure dei pendolari in versi nella raccolta di Letizia Arosio

Martina Toppi conduce per il terzo anno la rubrica di creatività giovanile "Le api dell'invisibile"

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Bei tempi andati quelli delle mattine fosche ad aspettare il treno lungo la banchina. Ci manca tutto in un certo senso: i minuti di ritardo lampeggianti sul tabellone, il freddo che punge le ossa, persino il non trovare mai un posto per sedersi tranquilli. E dire che quando davvero ce ne stavamo nelle stazioni ad aspettare i treni non facevamo altro che lamentarci.

Il mondo cambia in fretta e un difetto che l’uomo deve cercare di contrastare è vivere nel cambiamento senza saper salvaguardare ciò che nel processo va perso. Non è così per tutti però, qualcuno riesce a incapsulare il ricordo e a salvarlo. Grazie a 3no, l’odissea di un pendolare raccolta d’esordio di Letizia Arosio possiamo rivivere quei momenti che oggi ci sembrano così lontani leggendo queste poesie nate sui treni. Poesie, che Letizia preferisce chiamare filastrocche, nate per scherzo, per scaricare nella penna quelle lamentele che eravamo abituati a borbottare a fior di labbra. Letizia Arosio, anno 1993, è da otto anni una pendolare, dalla Brianza, dove vive, a Milano. Avanti e indietro tutti i giorni. È in questo andirivieni quotidiano che sboccia la sua dimensione poetica, come una risposta alternativa ai piccoli drammi che ogni pendolare ha vissuto sulla propria pelle e che non manca di raccontare all’arrivo all’amico milanese che lo aspetta dietro una tazza di caffè fumante.

api dell'invisibile

L’ironia è il focus delle parole di Letizia, che con i versi gioca per dare ai fastidi di un’esperienza comune una veste inedita e, perché no, divertente. “E lasciatemi divertire!” scriveva Palazzeschi e infatti anche lui con le armi della sagacia e del riso costruiva critiche dirompenti sui più disparati aspetti della società. La risata non implica che ciò da cui scaturisce non sia una cosa seria, anzi. Il poeta ateniese Aristofane venne anche chiamato in giudizio per le sue battute pungenti su un politico della sua città. Insomma, le poesie di Letizia Arosio fanno sorridere, ma non perché non siano serie. E assumono oggi, in queste giornate passate davanti al computer, lontani dalle città verso cui eravamo abituati a migrare, tutto un altro significato rispetto a quello che avevano quando sono state partorite. È il potere della memoria, ovvero il dono della poesia.

Tra le pagine di Letizia ogni pendolare potrà scovare un ricordo ben noto, un sentimento che rischiava altrimenti di dimenticare. Non importa quanto spiacevoli e fastidiose possano essere state le nostre avventure negli spostamenti tra una città e l’altra, sarebbe una grande perdita dimenticarle insieme a tutti quei piccoli dettagli che hanno avuto il potere di dare forma alle nostre giornate. Nella poesia di Letizia le difficoltà un tempo abitudinarie diventano sorriso nostalgico di un tempo che per quanto complicato oggi ci manca. Per saperne di più su Letizia Arosio, laureata in ingegneria matematica che da piccola sognava di fare la scrittrice e per scoprire i suoi giochi di parole poetici non vi resta che ascoltare questa puntata de Le api dell’Invisibile. Il libro di Letizia è disponibile su qualsiasi piattaforma online: un giorno torneremo sui treni per viaggiare con serenità (ma anche con la stizza che solo un pendolare conosce) e potremo leggere queste pagine ricordando di quando sembravano parlarci di un mondo impossibile.

 

A cura di Martina Toppi

podcast api dell'invisibile

Questa è una rubrica dedicata a tutti coloro che scrivono, in particolare poesie. Se  volete venire a raccontarmi il vostro progetto, la vostra scrittura e le vostre parole, scrivete a martinatoppi43@gmail.com: “Le api dell’invisibile” vi aspettano!

«…il nostro compito è quello di compenetrarci così profondamente, così dolorosamente e appassionatamente con questa terra provvisoria e precaria, che la sua essenza rinasca invisibilmente in noi. Noi siamo le api dell’invisibile. Noi raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d’oro dell’Invisibile.»  R. M. Rilke

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