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Pacchi alimentari, l’ultima tappa di Coldiretti a Erba

I pacchi sono destinati ai nuovi poveri “invisibili”. La delegazione di Coldiretti e Campagna Amica accolta oggi dal vicesindaco e senatrice Erica Rivolta

A Erba per l’ultima tappa di una catena di solidarietà che ha consentito di aiutare, con un piccolo ma tangibile gesto, centinaia di famiglie messe in difficoltà economica dall’emergenza-pandemia nelle due province lariane: si è conclusa questa mattina, lunedì 8 marzo, la consegna dei pacchi alimentari che Coldiretti ha voluto far arrivare capillarmente sul territorio delle due province lariane, con tappa da Alzate a Mariano Comense, da Garzeno a Centro Valle Intelvi, da Porlezza a Lecco e ancora Cantù,Cernusco Lombardone, Oggiono, Malgrate e non solo, per un totale di 2100 chili di cibo.

A ricevere l’ultima consegna di pacchi, oggi a Erba, il vicesindaco e senatrice Erica Rivolta, che ha accolto con queste parole l’organizzazione agricola: «È con gioia che riceviamo questi prodotti della nostra agricoltura: li distribuiremo alle persone in difficoltà sul nostro territorio. L’agricoltura è uno dei principali settori della nostra economia, c’è sempre una grande attenzione da parte di Coldiretti verso i Comuni e le persone».

I pacchi sono stati consegnati direttamente dal presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi: «Con oggi si conclude una bella prova di partecipazione: in questo periodo così incerto abbiamo voluto fare la nostra parte per donare un po’ di serenità alle famiglie che si trovano ad affrontare le difficoltà della crisi. Anche l’agricoltura sta risentendo degli effetti della pandemia ma questo non ci impedisce di pensare a chi si trova nel bisogno: grazie al cuore dei nostri agricoltori sono state aiutate centinaia di famiglie, inoltre abbiamo contribuito alla preparazione di migliaia di pasti destinati alle persone in difficoltà».

Si così dato vita a livello nazionale – ha spiegato la federazione Coldiretti – a una grande e straordinaria offerta gratuita di cibo come mai realizzata prima d’ora dagli agricoltori italiani, per aiutare a superare l’emergenza economica e sociale provocata dalla diffusione del coronavirus e dalle necessarie misure di contenimento, peraltro in un periodo difficile: il Covid, infatti, ha inciso sulle azioni benefiche con oltre un italiano su tre (34%) che ha dovuto rinunciare o ridurre nel 2020 la solidarietà dopo averla fatta negli anni scorsi. Purtroppo il quadro territoriale è rappresentato da nuove figure di indigenti: c’è chi ha perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che si sono fermate. Persone e famiglie che mai prima d’ ora hanno sperimentato condizioni di vita così problematiche tanto da dover ricorrere alle forme di solidarietà.