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Per il cancro non c’è lockdown

Nonostante la sanità sia impegnata a contrastare la pandemia, il professor Spaggiari Direttore del Programma Polmone IEO ricorda che: “indossiamo la mascherina e ci laviamo meglio le mani, tutto questo ci protegge dal virus. Ma fare uno screening ci protegge dal cancro”, perché come sottolinea Massimiliano Allegri, testimonial della campagna di Fondazione Pro: “per il cancro non c’è lockdown”. Secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), nei primi 5 mesi del 2020 in Italia sono stati eseguiti un milione e quattrocentomila screening in meno rispetto al 2019, anche la percentuale dei pazienti operati rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente è del 22% in meno.

Un terremoto – racconta Alberto Vannelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di chirurgia generale al Valduce – che ha scardinato modelli consolidati di assistenza e priorità di cura, ma anche un’occasione per ripensare all’attuale sistema sanitario. Durante la prima fase, che ha visto gli ospedali lariani impegnati ad arginare questa emergenza sanitaria, ci siamo interrogati sul futuro dei cittadini, sui pazienti con altre patologie e su come garantire una continuità assistenziale di cure. Come membro del Rotary ho pensato al Gruppo di Lavoro Insubrico, attivo da oltre 15 anni, verte sulla libera e spontanea partecipazione di soci rotariani nei club siti sul territorio insubrico, i quali hanno il desiderio e l’interesse di affrontare tematiche riguardanti aspetti transfrontalieri. L’aiuto è arrivato grazie ad un progetto di collaborazione scientifica dell’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli, proposto dal primario di chirurgia, il Dott Davide La Regina”.

Un risultato sicuramente in controtendenza se si pensa che la Federation of Italian Cooperative Oncology Groups, tempo fa ha pubblicato i dati di uno studio secondo cui il numero delle sperimentazioni in Italia è in calo e si è ulteriormente ridotto di circa il 35%, con lo scoppio della pandemia.

Tutti abbiamo fatto del nostro meglio per garantire l’assistenza necessaria ai malati di cancro, ma crediamo – racconta La Regina – che unire le forze sia un’opportunità irrinunciabile per sviluppare la ricerca a livello internazionale: questa pandemia troverà una sua soluzione, ma il rischio di una malattia infettiva ad alta virosi ci sarà sempre; è importante riflettere sul fatto che la sanità del futuro dovrà trovare soluzioni per una continuità di cure all’interno di ambienti ad alto rischio”.

Una proficua collaborazione che ha già trovato felice esito, in particolare con i risultati di uno studio presentato a ottobre alla ESSO la Società Europea di Chirurgia Oncologica. Grazie al valoroso impegno dei sanitari e al generoso contributo del territorio lariano, l’ospedale Valduce ha potuto continuare a operare i cittadini affetti da tumore. Lo sforzo profuso è stato ripagato dai risultati: la chirurgia oncologica ha continuato, nonostante le difficoltà e le limitazioni del momento.

In questo periodo – continua Vannelli – abbiamo imparato quanto sia preziosa la terapia intensiva, e per garantire l’attività chirurgica ai pazienti oncologici fragili, abbiamo pensato ad una tecnica che permettesse di operare i pazienti da svegli: chirurgia mininvasiva e anestesia generale sono state oggetto di un grande dibattito tanto da spingere a centralizzare le procedure solo in alcuni ospedali per risparmiare risorse; l’anestesia generale nei pazienti fragili può richiedere un ricovero in Unità di Terapia Intensiva. Questo avrebbe limitato le strategie terapeutiche soprattutto per le comunità montane in cui gli spostamenti verso realtà lontane non sempre sono fattibili. Da qui la scelta di effettuare in pazienti selezioni, una chirurgia tradizionale abbinata ad anestesia locoregionale; i risultati condotti su oltre 40 pazienti con tumore del colon e del retto, ci hanno dato ragione: una tecnica fattibile, sicura, indolore e, in questi casi, l’unica opzione praticabile”.

L’equipe diretta dal Dott Vannelli è stata la prima al mondo ad utilizzarla in maniera sistematica per cittadini con patologia oncologica addominale; tutti gli interventi sono andati a buon fine.

In futuro – conclude Vannelli – riteniamo che possa entrare a far parte delle strategie di risparmio della terapia intensiva consentendo ai chirurghi di eseguire interventi chirurgici indifferibili su pazienti fragili, preservando l’eventuale trasmissione virale all’interno della sala operatoria. Avendo lavorato per oltre 10 anni presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano conosco bene il valore della ricerca, ecco perché abbiamo deciso di investire nonostante il momento di difficoltà in questo progetto sicuramente ambizioso, ma di grande utilità per il territorio. In questo periodo, Valduce ha pensato al futuro, puntando sull’innovazione in campo oncologico che da sempre è uno dei fiori all’occhiello del nostro ospedale. Nei prossimi mesi ci aspettiamo ancora difficoltà: andrà limitata, il più possibile, la migrazione dei malati e andranno previste alcune attività di assistenza da remoto per ridurre gli ingressi nelle strutture sanitarie. Al centro di una città posta nel crocevia con l’Europa, siamo convinti che la libertà di circolazione delle idee, costituisca un elemento importante per lo sviluppo armonioso delle relazioni: creare una rete anche con centri d’eccellenza d’oltralpe, favorirà sicuramente il miglioramento della cura delle patologie oncologiche”.

 

 

Dott. Alberto Vannelli

Direttore UOC Chirurgia Generale

Ospedale Valduce, Como