Massimiliano, tanta voglia di aiutare chi soffre:”Il mio plasma per chi è in difficoltà”

Il nostro lettore ci ha spiegato la donazione dopo tante fatte coin Avis. I dati scientifici del Centro nazionale plasma.

La sua è una storia di altruismo e generosità. Oltre 100 donazioni del sangue con Avis, adesso anche il plasma (donato ieri al vecchio Sant’Anna). Un gesto che può aiutare chi è in difficoltà come è stato lui nei mesi scorsi: colpito dal Covid, in forma asintomatica, si è ripreso ed ha deciso di voler farer qualcosa per chi magari adesso è in crisi. Si perchè il plasma di chi è stato colto da Covid-19 è già stato utilizzato – e con successo – in alcuni ospedali del territorio per curare persone con questa sintomatologia. Ecco perchè Massimiliano Campisani, comasco, ha accettatto questa donazione e lo ha fatto con la solita generosità. Ed oggi ci ha voluto raccontare la sua esperienza con tanto di foto.

massimiliano campisani donazione delk plasma sant'anna e da noi in studio

 

 

PER SAPERNE DI PIU'(da Centro nazionale plasma)

 

La terapia è efficace contro il Sars-CoV-2?

Il plasma da soggetti convalescenti è stato utilizzato in un recente passato durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015, e negli ultimi mesi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche i risultati di alcuni studi clinici internazionali ed italiani. Inoltre, diverse sperimentazioni cliniche in corso nel mondo stanno cercando di verificare se la terapia con il plasma iperimmune sia efficace.

A tutt’oggi non ci sono, però, evidenze scientifiche conclusive sull’efficacia di questa terapia e pertanto essa è da considerarsi al momento sperimentale. L’eventuale efficacia della stessa potrà essere dimostrata solo dai risultati di studi clinici che mettano a confronto pazienti trattati con plasma iperimmune e pazienti trattati con altra terapia, ovvero i cosiddetti “trial clinici randomizzati”.

La trasfusione con plasma iperimmune è sicura?

Sebbene i dati delle sperimentazioni scientifiche sembrino evidenziare un buon livello di sicurezza della terapia con plasma iperimmune da persone guarite dal Covid-19, occorre sottolineare che, come tutte le procedure che implicano la trasfusione di sangue umano, la trasfusione di plasma iperimmune non è priva di rischi.

In Italia si raccoglie il plasma da convalescente?

Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo.

Perché non si titolano tutte le sacche?

La determinazione del titolo degli anticorpi “neutralizzanti” è necessaria soltanto per il plasma iperimmune che viene utilizzato nell’ambito degli studi sperimentali, come ad esempio lo studio nazionale italiano “TSUNAMI”, che richiedono espressamente un titolo minimo, mentre per tutti gli altri utilizzi non è richiesto. Altri studi condotti in diversi Paesi non hanno inserito un titolo minimo tra i requisiti per il plasma. Gli stessi metodi per determinare il titolo non sono standardizzati, ma ogni struttura decide autonomamente come effettuarli. Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che indichino una “quantità minima” di anticorpi neutralizzanti in grado di garantire l’efficacia della eventuale terapia con plasma iperimmune.

Serve una procedura particolare per donare il plasma iperimmune?

La donazione di plasma iperimmune non prevede procedure peculiari, e può essere effettuata in tutte le strutture che già sono predisposte per la normale donazione di plasma. Anche per la conservazione non sono richieste modalità particolari, e lo stoccaggio può avvenire nelle comuni banche del sangue, non è necessario averne una dedicata.

Chi può donare il plasma iperimmune?

Il potenziale donatore deve rispondere ai criteri di idoneità di qualsiasi donatore di sangue, deve essere un paziente guarito dal Covid-19 almeno da 28 giorni, deve essere negativo al tampone per la ricerca di Sars-CoV-2, deve avere più di 18 anni e meno di 65. Dalla donazione sono escluse le donne che hanno avuto gravidanze, anche non portate a termine, e chiunque abbia una storia di precedenti trasfusioni, indifferentemente se uomo o donna. Eventuali deroghe ai criteri di idoneità alla donazione si baseranno su una puntuale valutazione del medico, che deve te​nere in considerazione i potenziali rischi della donazione bilanciandoli con i benefici per il ricevente.