I commercianti comaschi invocano la zona gialla:”Appena i numeri lo consentono…” foto

Giovanni Ciceri:"A nostro parere ci sono le condizioni, senza dimenticare i danni subiti da migliaia di attività del nostro settore".

La nota arriva dalla direzione di Confcommercio Como. Proprio nel giorno in cui – con buona attendibilità – ci saranno le indicazioni del presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi in diretta da noi questo pomeriggio. La linea diretta con lui alle 17,30 per capire come e quando Como e la Lombnardia può passare in zona gialla. Con conseguente riapertura di bar e ristoranti in forma completa (ora solo da asporto). Ecco le richieste del presidente della Confcommercio Como al Comitato tecnico scientifico che si occupa di dare il via libera o meno alla possibile riapertura delle attività.

 

Se i numeri lo consentono – e dalle ultime indicazioni Rt sembrerebbe di sì – occorre tornare al più presto in zona gialla per far ripartire anche ristoranti e bar”. A chiederlo è il Presidente di Confcommercio Como Giovanni Ciceri che aggiunge: “L’altro fronte prioritario resta il risarcimento rapido delle imprese per i danni subiti dall’errata valutazione della zona rossa”. A proposito di bar e ristoranti, fortemente penalizzati e messi in ginocchio da questa situazione, si è tenuta una riunione tra i vertici di Fipe Confcommercio ed alcuni componenti del Comitato tecnico scientifico assistiti da rappresentanti dell’Inail e dell’Istituto Superiore di Sanità. Durante l’incontro l’Associazione ha presentato alcune proposte per una possibile e graduale riapertura in sicurezza delle attività di somministrazione. Il Cts ha manifestato grande attenzione e si è riservato di valutare le proposte nel merito già nel corso della prossima settimana. Il ritorno in zona gialla consentirebbe, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, ad oltre 45 mila imprese della ristorazione di riprendere la propria attività, seppure ancora con la difficoltà dell’orario ridotto. Si tratta di un passaggio fondamentale perché impedire l’attività di somministrazione a bar e ristoranti rappresenta un costo che le imprese non possono più sostenere. Ed è chiaro ed evidente che non si può sopravvivere di solo asporto e delivery.

“Soprattutto – evidenzia il Presidente Ciceri – la riapertura dei pubblici esercizi favorisce il consumo e fa da volano a tutto il commercio”. Ma c’è un punto che dobbiamo chiarire una volta per tutte: le imprese non si accendono e si spengono con un interruttore. Ogni chiusura trascina i suoi effetti negativi per molto tempo. Dopo un anno di pandemia, l’effetto negativo di ogni serrata si amplifica perché impatta su un sistema già in ginocchio.  “Il rimpallo delle colpe non ci interessa – sottolinea Ciceri – L’urgenza sono risarcimenti congrui per le imprese che hanno subito una chiusura immotivata”. Un errore che è costato alle imprese lombarde almeno 600 milioni di euro, ed è una stima prudenziale. “E’ evidente – conclude Ciceri – che se c’è stato un errore da parte di qualcuno, è giusto che venga posto di fronte alle proprie responsabilità. Non si scherza sulla pelle delle imprese. È inaccettabile un danno aggiuntivo che colpisce un mondo imprenditoriale già allo stremo”.

 

Anticipazioni, come detto, oggi con il presidente Fermi: con lui cercheremo di capire se è possibile questo passaggio – a breve – oppure si dovrà aspettare ancora.