Giorno della Memoria, la storia di Ines Figini con documenti inediti nel libro di Giovanna Caldara e Mauro Colombo. Intervista

Ci avviamo in colonna. Passiamo sotto una torretta: c’è un soldato di guardia. Ci portano in un padiglione, in fila, davanti a una soldatessa che usa strani aggeggi. Guardo meglio. Mi accorgo che tatua numeri sull’avambraccio delle persone davanti a me. Ma i tatuaggi li usano i marinai, oppure i galeotti…«Allora sono proprio prigioniera!?» Crollano così anche le mie residue illusioni. Quand’è il mio turno, provo a protestare.« Io non ho fatto niente… Perché mi mettete questo numero?».
Nessuna risposta.  La soldatessa è velocissima. Sono tutti puntini minuscoli, ma in un attimo finisce: 76150.

libro ines figini

Descrive così il suo ingresso nel lager nazista Ines Figini nel brano tratto da “Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager” (Zolfo editore), scritto a quattro mani dai giornalisti Giovanna Caldara e Mauro Colombo che oggi sono stati ospiti a Ciaocomo radio.

Il libro, disponibile in libreria e online, è dedicato alla vita di Ines Figini (1922-2020), comasca, deportata nel marzo 1944, quando aveva meno di 22 anni, nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück. Non era ebrea, partigiana o antifascista, ma si era schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante uno sciopero nello stabilimento in cui lavorava come operaia, l’allora Tintoria Comense di Como. Una testimonianza fondamentale di un periodo tragico della storia dell’umanità vissuto in prima persona, resa pubblica dopo più di cinquant’anni da Ines Figini. Questa nuova edizione esce a pochi mesi dalla sua morte avvenuta il 26 settembre 2020 a 98 anni ed è corredata da sedici lettere inedite che lei scrisse alla madre tra il 18 settembre e il 10 ottobre 1945, durante il suo ricovero in ospedale, che non poté spedire e tenne con sé fino al suo ritorno a casa. In appendice al volume è pubblicata anche l’omelia per il funerale, avvenuto a Como il 29 settembre

In apertura della sezione dedicata alla corrispondenza epistolare sono riportate anche due lettere scritte da Ines durante il suo viaggio verso la Germania quando, ancora ignara dell’amaro destino che di lì a poco l’avrebbe colpita, scrive ai familiari: «Non voglio assolutamente che vi preoccupiate per me. Con molta probabilità ci mandano in Germania. (…) Sapete che posseggo abbastanza coraggio per affrontare qualsiasi avversità futura», scriveva Ines nel marzo 1944 all’inizio del suo lungo viaggio nell’orrore. Quand’era bambina si allontanava spesso da casa per giocare.
Sua madre, però, non se ne preoccupava: “Tanto tu torni sempre…”, le disse una volta. Per non deludere quella fiducia, Ines è tornata anche dall’inferno.

libro ines figini

È il 6 marzo 1944 quando la coraggiosa Ines prende le difese del gruppo di scioperanti della sua fabbrica, stanchi delle condizioni di lavoro cui sono costretti dal regime nazifascista. Basta una sola esclamazione pronunciata davanti al questore Lorenzo Pozzoli – «non è giusto portare via solo loro: abbiamo scioperato tutti, dovete arrestarci tutti! O tutti, o nessuno…» -, perché Ines sia catturata e portata via da casa nel cuore della notte.
Da quel momento inizia per lei l’incubo: prima la sosta di cinque giorni nel lager di Mauthausen e poi la reclusione per otto mesi nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove Ines, costretta ai lavori forzati, vive i suoi giorni più difficili fino al trasferimento a Ravensbrück nel novembre del ‘44: «Potrei scrivere un libro sugli orrori che vedo, ma non penso a tenere un diario. Del resto non abbiamo fazzoletti, fogli di carta, niente di niente… (…) Ogni tanto mi chiedo: “Ma nessuno sa che siamo qui? Nessuno si interessa di noi?» (dai giorni ad Auschwitz-Birkenau).
Con l’avanzata delle truppe sovietiche, nella primavera del 1945 finalmente anche Ines viene liberata, ma subito dopo purtroppo contrae il tifo: ricoverata all’ospedale militare di Prenzlau, trascorre alcuni mesi allettata a causa della febbre e delle gravi infezioni che la colpiscono, ma che riesce a superare con forza e determinazione, anche aggrappandosi alla scrittura, ai suoi ricordi più cari, all’amata madre: «Mamma, sulla mia strada che ho percorso in questi ultimi tempi, ho trovato tanta cattiveria, tanto egoismo, tanta indifferenza, da lasciarmi meravigliata e disgustata nel medesimo tempo. Eppure non ho perso ancora la poesia! Anche oggi sono stata un poco con te. Sei contenta? E allora vieni qui e lascia che ti abbracci» (Prenzlau, 19 settembre 1945).
Guarita dalla malattia, nell’ottobre del 1945 Ines riesce finalmente a tornare a Como. Riprende a lavorare, a viaggiare, a divertirsi. Dal 1968 in avanti, per molti anni, torna ad Auschwitz, dove era stata reclusa. E proprio lì, dopo un lungo processo di rielaborazione interiore, comprende che per continuare a vivere pienamente non può rimanere attaccata all’odio e alla rabbia, e per ritrovare la gioia nel quotidiano decide di perdonare chi le ha fatto del male. È un atto di coraggio, di forza per nulla semplice, che le ridà speranza e fiducia nella vita. Quando inizierà a raccontare la sua storia in pubblico, soprattutto nelle scuole, dimostrerà ai giovani che non si deve dimenticare, né tanto meno negare o giustificare le atrocità vissute e viste, ma si può ricordare senza provare odio, rancore o rivalsa. Per questo la sua testimonianza è anche un simbolo di forza, speranza e fede.

 

Gli autori
Giovanna Caldara è nata a Erba (Como). Giornalista, collabora con diverse testate. Ha fornito consulenze letterarie per testi teatrali e libri. Organizza e promuove eventi e gestisce vari uffici stampa. È coautrice di A tutto sport! (La Spiga, 2013) e di Ristoranti a Milano. 100 chef imperdibili e le loro ricette (Novecento editore, 2015 e 2016).

Mauro Colombo è nato a Erba (Como). Giornalista, è caposervizio dell’inserto di “Avvenire” «Milano Sette», del mensile “Il Segno” e della testata web “Chiesadimilano.it”. Autore di romanzi, saggi e libri per ragazzi, con L’ora del Fausto nel 2014 ha vinto il Premio Selezione Bancarella Sport e il Concorso letterario nazionale del Coni.