SCHIANI E DARA A Non c’è due senza tè de Le Sfogliatelle

Attenti a quei due fu una celebre serie televisiva degli anni ’70 – The Persuaders l’originale inglese – con un titolo sotto forma di monito a prestare attenzione perché, con quei due, allora non si scherzava affatto. E nemmeno si scherza con i nostri scrittori Mario Schiani e Domenico Dara. Anche loro alle prese con storie sulle quali indagare, interrogarsi e interrogare il lettore; storie particolari che, pur non trattando di crimini in senso stretto, necessitano anch’esse di detective che, in questo caso, sono professionisti dell’anima.

mario schiani libro

Mario Schiani è giornalista dal 1988 e attualmente cura Stendhal, la sezione culturale del quotidiano La Provincia di Como, Lecco e Sondrio. Dal 2007 tiene nel giornale una rubrica di costume e opinioni intitolata “Buonanotte”. Il suo esordio nella narrativa risale al 2009 con “La banda delle quattro strade”edizione Salani, finalista al premio nazionale di letteratura per ragazzi Il Gigante delle Langhe.

Quel dolce nomeeditore Giovane Holden – è la storia di un uomo che deve sottoporsi a un banale intervento chirurgico e, sebbene con molto timore, entra in ospedale; qui non solo dovrà fare i conti con la malattia, ma anche con il proprio passato. E con l’ombra di una colpa dalla quale, agli occhi degli altri, non è stato ancora scagionato.

Però, mentre di giorno il colpevole è lui, durante la notte il ruolo si ribalta, e il protagonista diviene confessore di coloro che l’avevano accusato. Si apre così uno scenario inaspettato e sorprendente, nel quale i personaggi del libro si svestono dalle maschere sociali per parlare e, forse, cercare di elaborare, quelle colpe personali che fanno di loro esseri incompiuti.

Il tema dell’identità insieme a quello del padre – che della nostra identità è il primo giudice – esce a questo punto in tutta la sua potenza, e la mancata risoluzione del rapporto con la figura paterna rende il medico, l’uomo dai lunghi capelli grigi, la figlia – pallida donna di mezza età – il sacerdote, l’infermiera oziosa, personaggi che, proprio per questo motivo, non si sono ancora guadagnati il diritto di un nome.

Un libro che mostra quanto alcune parole riescano a proteggere – specie se sono in un dialetto misterioso – che i peccati hanno un suono, e che della dignità non basta vestirsi ma bisogna anche pretendere che gli altri la riconoscano.

Il tema centrale del libro è il rapporto con il padre, e quell’assenza di giudizio che può permettere, a noi figli, di rivelarci finalmente persone e non più personaggi.

domenico dara

Nato a Catanzaro nel 1971, Domenico Dara vive e lavora dividendosi tra Valbrona e Milano. Dopo essersi laureato a Pisa con una tesi su Cesare Pavese, ha esordito nella narrativa nel 2014 con Breve trattato sulle coincidenze, finalista al Premio Italo Calvino, vincitore del Premio Città di Como sezione Esordienti e del Premio Leonida Repaci. Con il secondo romanzo, Appunti di meccanica celeste, ha vinto la XLI edizione del Premio Stresa nel 2017.

Domenico Dara è un autore che unisce il talento dei narratori orali a una scrittura ricca di riferimenti letterari e temi interessanti. La storia di Malinverno – Feltrinelli editore –  è quella di un bibliotecario part-time che, per una strana circostanza, diventa anche guardiano del cimitero del paese: un romanzo sui libri, sul potere delle storie, dell’immaginazione e dell’amore.

Ci sono paesi in cui i libri sono nell’aria, le parole dei romanzi e delle poesie appartengono a tutti e i nomi dei nuovi nati suggeriscono sogni e promesse. Timpamara è un paese così, almeno da quando, tanti anni fa, vi si è installata la più antica cartiera calabrese, a cui si è aggiunto poco dopo il maceratoio. E di Timpamara Astolfo Malinverno è il bibliotecario: oltre ai normali impegni del suo ruolo, di tanto in tanto passa dal macero, per recuperare i libri che possono tornare in circolazione.

Finché un giorno il messo comunale gli annuncia un nuovo impiego: il pomeriggio continuerà a occuparsi della biblioteca, ma la mattina sarà il nuovo guardiano del cimitero. Ad Astolfo, appassionato lettore dalla vivida immaginazione, bastano pochi giorni al cimitero per essere catturato dalla foto di una donna posta su una lapide. Non c’è altro; nessun nome e cognome, nessuna data di nascita e morte. Solamente quella foto, lo sguardo candido e franco, i capelli divisi in due bande liscissime e l’incarnato pallido – per lui quella donna è da subito la sua Madame Bovary. Mentre mescola le storie dei libri con quelle dei compaesani, dei forestieri, dei vivi e degli estinti, inventando per loro un nuovo finale, Astolfo si trova via via a inseguire il filo del mistero racchiuso in quel volto muto, di cui si va innamorando. Attorno a lui si muovono i lettori della biblioteca, gli abitanti di Timpamara e i visitatori del cimitero, con le loro vite comiche, tenere, struggenti – dal resuscitato alla promessa sposa che alla vigilia delle nozze si ritrova vedova, e allora tinge l’abito nuziale di nero e sorprende Astolfo con una richiesta inattesa.

All’interno di una trama ricca e ben costruita, tanti sono i temi affrontati nel romanzo: l’amore, la consapevolezza, la resilienza, la memoria, la maschera, l’osservazione, il senso della vita attraverso il tema della morte, temi che, visti e vissuti con gli occhi di Alfonso Malinverno, riusciamo senza difficoltà a sentire anche nostri.

Sabato 16 gennaio alle ore 18.00 Mario Schiani e Domenico Dara racconteranno i loro libri a “Non c’è due senza tè”, incontro letterario organizzato dall’Associazione Le Sfogliatelle. Nella diretta dell’incontro – che si potrà seguire sulla pagina Facebook dell’Associazione e rivedere anche successivamente – gli scrittori dialogheranno con Sabrina Sigon; sarà inoltre possibile l’intervento del pubblico con domande e commenti.