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Barbieri e parrucchieri: l’impatto del COVID sul settore

Tra i tanti settori che hanno risentito dell’impatto della diffusione del COVID-19, ed in particolare delle misure volte al contenimento del contagio, vi è di certo quello di barbieri e parrucchieri. Il colpo più duro da assorbire è arrivato certamente in primavera, in coincidenza con il lockdown nazionale, che ha costretto gli operatori dell’hair care a chiudere i propri saloni da marzo a maggio. La riapertura è stata poi subordinata all’adeguamento dei locali (sanificazione, ingressi contingentati, dotazione di dispositivi di protezione individuale e di igienizzazione). La ripresa delle attività non ha certo potuto appianare le perdite patite dal settore nei due mesi precedenti, anche perché il contingentamento degli ingressi nei saloni ha ridotto il numero di clienti e, di conseguenza, il fatturato.

Le difficoltà del settore

La maggior parte delle attività di settore (oltre l’80%) è costituito da ditte individuali mentre circa il 40% ha un fatturato tra i 100.000 e i 499.000 euro. Secondo un recente rapporto della CGIA di Mestre, le piccole e medie imprese hanno perso oltre il 13% del fatturato nel corso del 2020; per avere un’idea delle difficoltà affrontate dal settore della cura della persona, già a fine aprile, Fesica Confsal e Confipe avevano scritto una missiva a Mattarella e Conte in cui si sottolineava come “il settore, già in difficoltà a causa dell’abusivismo e dell’illecita concorrenza, potrebbe collassare a breve e costringere migliaia di attività alla chiusura definitiva rendendo difficoltosa anche la sopravvivenza delle famiglie che hanno fondato la propria vita lavorativa su tali attività”. Nonostante l’emergenza sanitaria non sia stata ancora superata, i saloni di estetisti, barbieri e parrucchieri sono rimasti aperti (anche all’entrata in vigore del sistema ‘a zone’), nel rispetto delle normative sanitarie. Ciò ha permesso agli operatori di settore di limitare parzialmente le perdite.

Le nuove tendenze: l’ascesa degli e-commerce

La crisi del settore non si ripercuote soltanto sulle attività rivolte al cliente, ma sull’intera filiera, ed in particolare i fornitori di prodotti per la cura di barba e capelli. A tal proposito, però, è necessario sottolineare come il lockdown primaverile abbia anche favorito l’emergere di una nuova tendenza: milioni di italiani, impossibilitati ad accedere ai servizi professionali di cura della persona, hanno optato per il “fai da te”. Ragion per cui, molti si sono rivolti agli e-commerce specializzati nella vendita di forniture per parrucchieri, come ad esempio Gaspa-Milano, per acquistare rasoi, creme, lozioni, balsami e tutto quanto necessario per prendersi cura di barba e capelli in prima persona.

Lo shopping digitale ha fatto registrare una crescita (facilmente prevedibile) durante il lockdown, ma si è attestato come valida alternativa anche nei mesi successivi; da questo punto di vista, il ‘fattore psicologico’, ossia il timore di possibili assembramenti e il desiderio di limitare le occasioni di contatto con estranei, hanno scoraggiato i clienti abituali, alimentando la tendenza a provvedere da sé più spesso rispetto a quanto non accadesse in precedenza. I numeri di settore aiutano a comprendere come non si tratta di un trend marginale, dal momento che in Italia vi sono oltre 94mila saloni di barbieri e parrucchieri, dei quali quasi la metà si concentra al Nord. La Lombardia, con quasi il 17% del totale, è la regione italiana in cui si registra la più alta densità di saloni del settore hair care (poco meno di un terzo si trovano nella sola provincia di Milano). Il digitale ha quindi rappresentato un vero e proprio salvagente per gli operatori di filiera, in special modo produttori e fornitori, anche dopo il lockdown: la riapertura dei saloni è coincisa con un notevole afflusso di clienti (vogliosi di rimettersi ‘in ordine’ dopo due mesi di chiusure) che si è poi affievolito nei mesi successivi.