LOCKDOWN COUNTDOWN – 7 Claudio “sa tutto” del Titanic

di Sabrina Sigon

lockdown countdown

In vigore dal 6 novembre fino al 3 dicembre, il nuovo Dpcm impone una serie di restrizioni necessarie a contenere la pandemia ormai ben nota a tutti. Nella speranza, che è anche una convinzione visti i precedenti risultati, che nelle prossime settimane si possa assistere a un miglioramento della situazione, perché non trascorrere questo nuovo “tempo sospeso” restando in contatto con chi, in diversi settori e professionalità, ha animato o si apprestava a farlo, il tempo della quotidianità fino a ieri condivisa? Nel nostro “conto alla rovescia” vogliamo incontrarci – anche se virtualmente – raccontarci, condividere e occupare questo spazio per viverlo, nonostante le difficoltà, in modi diversi e interessanti, ascoltando insieme opinioni, consigli e curiosità.

Il numero 7, simbolo per eccellenza della ricerca mistica, rappresenta ogni forma di scoperta e conoscenza. Con il numero 7 andiamo all’esplorazione delle parti più intrinseche dell’esistenza fino a giungere alla scoperta, non solo del suo scopo, ma anche del suo significato può profondo. Il Sette è considerato il numero della filosofia e dell’analisi, ma anche della solitudine e della completezza. L’importanza del numero7, sotto questi aspetti, è riscontrabile dall’elevato numero di volte in cui ricorre in materie sia spirituali che religiose. Pensiamo solamente a quante volte il numero 7 compare nell’Antico Testamento oppure nella nostra vita. Solo per fare alcuni esempi ricordiamo i sette colori che compongono l’arcobaleno, i sette giorni della settimana, le sette note musicali, i sette passi del Buddha, i 7 Chakra ecc. In sintesi, questo numero rappresenta la conoscenza e la dottrina.

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Ma bando alle chiacchiere, che il tempo passa, e cominciamo quindi con il nostro ospite che, vista la sua professione, potrà subito raccontarci delle cose davvero interessanti.

Scrittore e storico di fama internazionale, Claudio Bossi da più di un trentennio si occupa della storia del Titanic; un’attività di ricerca per la quale, nel 2015, ha ricevuto il Premio Nazionale Cronache del Mistero. Approfittiamo della chiacchierata con Claudio per avere qualche notizia in più su quella tragica vicenda che, nell’aprile del 1912, sconvolse il mondo, e per conoscere meglio il nostro ospite.

 

Claudio, prima di tutto vorrei sapere come ti sei avvicinato alla vicenda di questo transatlantico britannico

 

Ero un ragazzino, e mio padre mi aveva regalato uno dei rarissimi libri pubblicati sull’argomento, si intitolava “Il viaggio inaugurale del Titanic” di Geoffrey Marcus – Mursia editore. Quel libro l’avrò letto almeno una decina di volte. L’avevo talmente sgualcito, usurato, consumato, che a un certo punto mia madre vedendolo così conciato ha pensato bene di disfarsene. Dopo, per documentarmi e sfogliare i giornali dell’epoca, ho fatto ricerche presso la biblioteca di Gallarate. Poi, dalla scoperta del relitto del Titanic avvenuta per merito dell’oceanografo Robert Ballard, poi diventato mio caro amico, ho deciso che dovevo saperne di più di quello che ne sapevano gli altri su questa tragica vicenda”.

 

Anche i risvolti sociali della vicenda, mi dicevi, ti avevano incuriosito

 

Devi sapere che il Titanic ha urtato l’iceberg alle 23.40 del 14 aprile 1912 ed è affondato dopo 160 minuti. Credo che in quei 160 minuti sia andata in scena la rappresentazione della vita dell’uomo: nei suoi aspetti di umanità, eroismo ma anche di ferocia e invidia. Mi sono sempre chiesto come mai ci fossero così tanti passeggeri maschi di prima classe sopravvissuti; il loro numero fu addirittura superiore a quello dei bambini morti di terza classe. Allora la vecchia regola prima le donne e poi i bambini non è stata rispettata. Questa differenziazione sociale, che è la caratteristica predominante nella tragedia del Titanic, è stata il movente che mi ha indotto ad occuparmi e scrivere di questa storia”.

 

Un piccolo ripasso generale

 

Il Titanic era una montagna d’acciaio alta come un palazzo di 14 piani e lunga quasi tre campi di calcio. Il 10 aprile del 1912 partì da Southampton in Inghilterra, destinazione finale New York. Era il viaggio inaugurale e, a bordo, c’erano 2223 persone: 1324 passeggeri e 899 membri dell’equipaggio. Prima di affrontare l’Atlantico la nave fece altre due brevi fermate per imbarcare altri passeggeri, una in Francia e l’altra in Irlanda. Il 14 aprile, ultimo giorno di navigazione, il capitano Edward John Smith ricevette messaggi di allerta da parte di altre navi, che lo avvertirono della presenza di ghiacci sulla rotta. Alle 23.40 fu avvistata l’enorme massa, e furono inutili le manovre per evitare la collisione. Il Titanic colpì di striscio l’iceberg sulla fiancata di destra, sotto la linea di galleggiamento, provocando diverse falle. La nave era stata progettata per rimanere a galla anche con quattro compartimenti allagati. Iniziò ad affondare di prua perché l’acqua, alla fine, ne aveva inondati cinque. Alle due di mattina l’acqua raggiunse il ponte superiore e, poco più tardi, la nave si spezzò in due. In breve il Titanic venne completamente inghiottito dall’oceano. 1518 furono le persone scomparse, e solo 705 i sopravvissuti”.

 

Un transatlantico progettato per offrire un collegamento settimanale con gli Sati Uniti; avrebbe quindi dovuto essere una risorsa per le grandi migrazioni dell’epoca

 

Il Titanic era una nave adibita al trasporto dei migranti. Degli italiani imbarcati sappiamo che 31 erano camerieri al ristorante di prima classe gestito dall’italiano Gaspare Antonio Pietro Gatti che si faceva chiamare Luigi. Sul ponte delle scialuppe di quella tragica notte c’erano anche i camerieri italiani. Però il loro turno per l’accesso alle barche di salvataggio fu consentito solo dopo quello dei passeggeri. Quindi il personale di bordo fu ben lontano dalle effettive possibilità di salvarsi. Degli altri nove italiani che erano passeggeri di seconda e terza classe posso dire che solamente tre si salvarono. Non ce la fece il giovane Giuseppe Peduzzi di Schignano; a farcela, invece, fu l’unica donna italiana imbarcata a bordo, Argene Genovesi, e un attempato signore abruzzese, certo Luigi Finoli; ce la fece anche Emilio Portaluppi, nato ad Arcisate, provincia di Varese ma che, nel 1912, era provincia di Como”.

 

Il tuo ultimo libro: “La numerologia del Titanic”– edizioni LuxCo; un libro scritto a quattro mani con Ada Piccaluga e legato alla numerologia. Come vi siete suddivisi i compiti e com’è strutturato il libro?

 

Per questo libro mi sono avvalso della collaborazione della numerologa professionista Ada Piccaluga; la storia del Titanic è stata sviscerata in molte salse: articoli, libri, documentari, film, rappresentazioni teatrali. Ma questa storia, vista in chiave esoterica – se mi è consentito questo termine – mi mancava. Si tratta quindi di un lavoro dedicato agli appassionati della storia del Titanic ma anche agli studiosi e appassionati di numerologia. Attraverso l’interpretazione di questa pseudoscienza io e Ada abbiamo sviluppato la storia del famoso transatlantico cercando di capire se, in qualche modo, i fatti accaduti potessero essere riconducibili ai verdetti della numerologia. Infatti i numeri parrebbero confermare che il destino del Titanic era già segnato. Ma, come ogni thriller che si rispetti, niente è come sembra. Personalmente mi sono avvicinato a questi discorsi con un certo scetticismo, però senza pregiudizi; nel lavoro che ho svolto insieme ad Ada devo riconoscere che, talvolta, anche una cosa in cui non crediamo, può essere fonte di un sapere diverso. Ada mi ha spiegato per filo e per segno la numerologia applicata alle persone ma anche alle cose, agli avvenimenti e di come, specie questi ultimi, se letti in chiave numerologica, quindi per tempo, sarebbero potuti andare diversamente, sia in senso positivo sia negativo. Ed è così che è nato il progetto che ci ha coinvolti insieme, culminato con la pubblicazione del libro”.

 

Come vi siete organizzati il lavoro?

 

Il libro si presta a una lettura su tre livelli: numerologico, storico, oppure da entrambe le parti contemporaneamente. Trecento pagine dove la storia non è chiusa come un vecchio libro di testo, ma viva, intervallata da bellissime immagini, foto e aneddoti, sui passeggeri e membri dell’equipaggio. Non manca la parte dedicata alla numerologia vera e propria e ai suoi significati. Le storie che ho voluto evidenziare, in questa pubblicazione, sono quelle che riguardano i personaggi e gli episodi poco conosciuti. Si troveranno menzionate persone che, la maggior parte di voi, non avrà mai sentito menzionare. Insieme alla celeberrima frase che un marinaio, disse a uno di loro: “Nemmeno Dio potrebbe affondare quella nave”. Oppure a quella di uno sconosciuto che, al momento della partenza, avvicinò un’altra passeggera chiedendole se lei tenesse alla sua vita. Secondo il racconto della donna, l’anonimo interlocutore le aveva consigliato di scendere al primo scalo perché “Quella nave sarebbe andata incontro a un tragico destino”. Una cameriera francese, che viaggiava al seguito di una facoltosa famiglia americana, nei momenti concitati dell’abbandono della nave si trovava in attesa di salire su una scialuppa di salvataggio quando, ricordandosi di aver dimenticato sul comodino delle cose a lei care, tornò nella cabina. Mentre recuperava i suoi averi un cameriere, vedendo la porta aperta, la chiuse come aveva fatto con le altre, per motivi di sciacallaggio. Al che lei si mise a gridare, e solo il caso volle che venisse sentita da quell’inserviente. A quel punto riuscì a far ritorno al ponte dove c’erano le scialuppe e si salvò”.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

 

Sto aspettando la revisione dell’ultimo libro, ennesimo capitolo della saga del Titanic, che vede protagonista una passeggera di prima classe, tale Margaretha Stehli. Questa donna, svizzera, era imprenditrice nel settore del tessile. Produceva seta sul lago Maggiore, a Germignaga. Un particolare curioso: Germignaga nel 1912 era provincia di Como. Si prevede che il libro sarà pronto per la primavera prossima”.