LOCKDOWN COUNTDOWN – 9 Micaela la paper coach

di Sabrina Sigon

lockdown countdown

In vigore dal 6 novembre fino al 3 dicembre, il nuovo Dpcm impone una serie di restrizioni necessarie a contenere la pandemia ormai ben nota a tutti. Nella speranza, che è anche una convinzione visti i precedenti risultati, che nelle prossime settimane si possa assistere a un miglioramento della situazione, perché non trascorrere questo nuovo “tempo sospeso” restando in contatto con chi, in diversi settori e professionalità, ha animato o si apprestava a farlo, il tempo della quotidianità fino a ieri condivisa? Nel nostro “conto alla rovescia” vogliamo incontrarci – anche se virtualmente – raccontarci, condividere e occupare questo spazio per viverlo, nonostante le difficoltà, in modi diversi e interessanti, ascoltando insieme opinioni, consigli e curiosità.

Il numero 9 è simbolo di completezza e compimento. Infatti, l’energia vibrazionale di questo numero, comprende la forza di tutti quelli che lo precedono. Quella del numero 9 è una forma di energia carica di compassione e amore diffusa a livello globale. Tendenzialmente incline agli opposti, questo numero può influenzare sia negativamente sia positivamente l’individuo, portandolo a vedere o tutto bianco o tutto nero. Le persone caratterizzate dal numero 9, oltre a distinguersi dagli altri hanno un intuito particolarmente acuto. Consapevoli del fatto che la loro vita è solo un piccolo tassello di un mosaico molto più grande, hanno una natura composita e variegata.

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Ma bando alle chiacchiere, che il tempo passa, e cominciamo quindi con la nostra settima ospite che, vista la sua professionalità, potrà darci da subito ottimi consigli. Oggi siamo con Micaela Terzi, business coach che ci racconta come scrittura e creatività possano a realizzare progetti. Il piacere e la potenza della scrittura come strumento di consapevolezza e di comprensione di sé stessi.

Micaela ci spieghi cos’è il Journaling?

In italiano la traduzione è abbastanza banale perché viene tradotto come diario, e quindi ci rimanda a quelle immagini del diario scolastico, dove appiccicavamo le immagini dei nostri cantanti preferiti; oppure il diario segreto, quello che tenevamo di nascosto da tutti, nel quale raccontavamo pensieri ed emozioni. In realtà il Journaling è proprio una tecnica che ha un significato più ampio ed è un potente strumento di conoscenza profonda di sé, che aiuta in varie fasi della propria vita e con vari obiettivi. Io, per esempio, lo utilizzo anche nel business, quindi se vogliamo in qualcosa di molto diverso, pratico e tangibile. Viene utilizzato per la crescita personale, a volte per il superamento di alcuni eventi traumatici, quindi uno strumento davvero potente, che si può tenere in tantissime forme. Quindi non solo il diario in senso stretto, ci sono molte tipologie di Journalig, e vanno bene anche per persone che non sono appassionate di scrittura. Non si tratta di scrivere un libro ma di entrare in connessione con i propri pensieri”.

Sospendere il giudizio

Quello che scriviamo quando facciamo Journaling non è qualcosa che facciamo affinché venga letto: le regole grammaticali e di ortografia non hanno nessun senso. Molto spesso, anzi, si fanno degli esercizi dove si chiede di non utilizzare la punteggiatura o di scrivere in “flusso di coscienza”, senza badare alla scrittura perché il senso di questa attività è un altro. Il senso è andare a lavorare in maniera più profonda sui nostri pensieri, sulla nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi”.

Quali riflessioni fare rispetto alla motivazione che ci ha spinto a intraprendere questo percorso

“Il Journaling sostanzialmente si fonda su domande che facciamo a noi stessi, per capire le nostre motivazioni, anche quelle che, a volte, sono le nostre convinzioni limitanti, quelle che diamo per vere ma nella realtà non lo sono, anzi influiscono sulle nostre azioni e ci impediscono di raggiungere ciò che desideriamo, o di fare la vita che vogliamo. Quindi significa rispondere a queste domande, molto spesso nei workshop o nel lavoro uno a uno che le persone fanno con me; io non vado a leggere ciò che le persone hanno scritto sul loro journal ma la condivisione e la discussione su certi elementi poi porta a una serie di risultati molto pratici. Infatti, molto spesso, questo è uno strumento che attiva una serie di consapevolezze che poi, analizzate insieme a una persona competente, possono portare alla creazione di veri e propri piani di azione. Il confronto serve perché, quando si lavora con un coach, questi riesce a vedere un po’ più avanti per fare altre domande di approfondimento”.

Non disperdere le idee, fare il punto della situazione

Se gli obiettivi non li scriviamo, non esistono dico sempre. Tutto quello che rimane nella nostra testa è qualcosa che abbiamo pensato ma non elaborato; tutto quello che non porta a un’azione, e che avrebbe bisogno di un’azione concreta per realizzarsi, deve passare dal cervello a un supporto fisico. Scriverne è la prima azione che possiamo fare per rendere reale ciò che abbiamo pensato”.

La creatività

Molto spesso le persone, se non sono artisti, pittori o musicisti, pensano di non essere creative. In realtà la creatività è qualcosa che tutti abbiamo dentro, c’è chi è più portato ad allenarla e chi meno. La creatività è composta da una parte di pensiero ma anche da una parte di azione. Tornando al quaderno delle idee, il secondo passaggio è decidere quali sono da sviluppare e quali, invece, da lasciar perdere”.

 

Sulla tua pagina facebook: Micaela Terzi – The Paper Coach, affronti il tema della paura, e di come questa possa ostacolarci; specie quella del fallire nei propri progetti

Il fallire è insito in qualcosa che prevede un’azione: ogni volta che facciamo qualcosa, che sia aprire una società oppure quando ci impegniamo in qualcosa che ci sta a cuore – che può essere semplicemente fare uno sport – la vita ci apre alla possibilità di fallire. Quindi, la prima cosa è togliere un po’ di pesantezza. Spesso quando si parla di aziende, di start up, si dice che se non hai fallito almeno una volta vuol dire che non stai facendo bene. Penso che sia vero, che faccia parte anche questo del processo naturale delle cose. È chiaro che non ci si deve fermare al fallimento in sé – che è un passaggio, non per forza obbligato ma un passaggio – quindi non fermarsi a questo e non dargli un significato che non ha; non va caricato di cose, come ad esempio del giudizio che altre persone possono avere di noi. Non dobbiamo permettere al fallimento di definire la nostra storia; è qualcosa che succede. L’importante è riuscire a staccarlo da noi stessi e dal nostro valore intrinseco”.