LOCKDOWN COUNTDOWN – 11 Marco il batterista

di Sabrina Sigon

lockdown countdown

In vigore dal 6 novembre fino al 3 dicembre, il nuovo Dpcm impone una serie di restrizioni necessarie a contenere la pandemia ormai ben nota a tutti. Nella speranza, che è anche una convinzione visti i precedenti risultati, che nelle prossime settimane si possa assistere a un miglioramento della situazione, perché non trascorrere questo nuovo “tempo sospeso” restando in contatto con chi, in diversi settori e professionalità, ha animato o si apprestava a farlo, il tempo della quotidianità fino a ieri condivisa? Nel nostro “conto alla rovescia” vogliamo incontrarci – anche se virtualmente – raccontarci, condividere e occupare questo spazio per viverlo, nonostante le difficoltà, in modi diversi e interessanti, ascoltando insieme opinioni, consigli e curiosità.

Con il numero maestro 11 abbiamo la rappresentazione suprema dell’illuminazione e dell’ottica visionaria. Il suo vedere, quindi, va oltre l’apparenza e si spinge fino a raggiungere il vero assoluto. In questa prospettiva il numero Undici accresce e valorizza il significato del numero Due. Infatti, ne evidenzia sia le azioni catalizzatrici che prettamente spirituali. Possiamo definire l’Undici come il numero della responsabilità. La sua azione vibrazionale, infatti, non è né negativa né positiva, ma necessita di un maturo impegno da parte dell’individuo.

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Ma bando alle chiacchiere, che il tempo passa, e cominciamo quindi con la nostra settima ospite che, vista la sua professionalità, potrà darci da subito ottimi consigli.

Oggi siamo con Marco Porritiello, batterista, maestro di musica alla scuola Notasunota di via Giulini, 14 a Como e presso la scuola Jardin Musical di Bellinzona, per una lezione di musica e qualche ricordo del maestro.

La batteria, uno strumento che ha un “cuore”

In realtà, quando si comincia, dovendo utilizzare le bacchette, che sono un prolungamento delle mani, il tamburo o rullante diventa il punto di partenza. Il suono basilare per un accompagnamento musicale. Per chi non ha la batteria in casa o è agli inizi, la possibilità è quella di utilizzare un “tampone” o allenatore da studio, dove il principiante si può allenare e cominciare a fare esperienza. Dopodiché, più l’allievo sviluppa qualità e capacità, si punta all’acquisto di una batteria, che può essere acustica e tradizionale, oppure la batteria elettronica che è quella che si utilizza specialmente negli appartamenti, o comunque in luoghi dove non si può suonare forte, per poter suonare in cuffia senza disturbare nessuno”.

L’importanza di impugnare le bacchette in modo corretto

Come accennavo prima, la bacchetta è il prolungamento delle braccia, la presa è nella prima falange dell’indica, poi la mano di chiude. Un’altra posizione, molto visibile ancora oggi nei jazzisti, è invece appoggiata sul palmo della mano”.

La gestione delle lezioni online

Internet è una buona risorsa, anche se non sempre è facile utilizzarla. Non sempre la connessione è buona oppure qualcuno ancora non ce l’ha. Non è stato facile adattarsi e organizzarsi con tutti gli allievi. Ringrazio che ci sia questa opportunità che mi ha permesso di non perdere totalmente il lavoro, anche se è sempre preferibile la didattica in presenza in presenza”.

L’importanza della postura

Quando ti trovi a dover suonare con la batteria, devi usare tutti e quattro gli arti, e devi quindi cercare di sistemarti in modo comodo ma corretto per evitare tutti quei movimenti inutili di rotazioni e flessioni del busto che, invece, deve rimanere più composto possibile. La stabilità è fondamentale. Questo è proprio il caso in cui vale la regola: rilassamento = velocità. Anche la respirazione è importante per ottimizzare la risposta di gambe e braccia i cui movimenti servono per la produzione del suono della batteria”.

Quante ore servono per acquisire una buona capacità di suonare questo strumento?

Nell’arco degli anni l’esperienza mi ha insegnato che è molto difficile stabilire una giusta media fra i bambini: c’è chi studia poco ma è un talento e chi studia tanto ma con difficoltà; quindi è una cosa soggettiva. Tanti bambini arrivano oggi a lezione e, dopo poco, suonano già da paura. Quello che dico, comunque, è cercare di avere costanza e dare continuità allo studio, magari poco ma tutti i giorni. Specialmente all’inizio, per creare solide fondamenta. Poi il piacere e la soddisfazione sono fondamentali”.

A proposito di Marco Porritiello musicista

“La mia storia musicale è partita dal jazz. Ho cominciato con il Jazz Club di Como e, in quegli anni, i gruppi erano talmente tanti che, quando dovevi fissare la sala prove, gli orari disponibili erano da mezzanotte alle due di mattina, perché non c’era altro posto nella settimana. In quegli anni c’è stata una fioritura di musicisti pazzesca. Una volta che la musica è diventata la mia professione, ho dovuto buttarmi in tutte quelle che erano le richieste, spesso anche le musiche da ballo. Poi Pop, rock, funk, blues, diciamo che, a parte Heavy Metall, ho suonato quasi tutti i generi con la stessa passione. Quando lo fai per lavoro devi mettere la stessa qualità in tutto quello che fai”.

Le tue collaborazioni

“Ho avuto la fortuna di collaborare per più di dieci anni con Alberto Fortis. Ho avuto l’occasione di suonare in posti dove probabilmente, senza la sua figura, non avrei mai suonato. Concerti fantastici con tante situazioni ed esperienze incredibili; talvolta 15000 e 30000 persone in un concerto. Abbiamo suonato al Festival di Lodi, uno degli ultimi Festivalbar. Il primo a salire sul palco dovevo essere io, cominciare con un ritmo finché tutti non fossero saliti. Ricordo che sono salito, mi sono seduto alla batteria e ho guardato: c’era questa fiumana di persone. Non sono partito, sono rimasto immobile. Nel mio ricordo sembrano trascorsi almeno dieci minuti. In realtà si è trattato di pochi secondi perché poi ho sentito l’urlo di Alberto e questo mi ha fatto mettere in moto”.

Rossana Casale, Fio Zanotti, Franco Califano, Massimo di Cataldo, Lucio Dalla, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni. Nella vita, non tutti hanno la fortuna di vivere esperienze come questa e molte altre, conclude Marco Porritiello.