Lotta alle mafie: Alessandra Dolci capo della Dda Milano “Più senso di comunità, meno criminalità organizzata”

Se questo momento di crisi sanitaria ci sta mettendo alla prova come umanità, è anche vero che una particolare frangia parassitaria della nostra specie sulla crisi prolifera. Lo spiega Alessandra Dolci, responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, durante un incontro virtuale organizzato nel pomeriggio del 3 novembre dal Circolo Ambientale “Ilaria Alpi” e dall’Arci di Como.

L’incontro rientra nel progetto di Como Futuribile e ha visto la partecipazione dei comuni di Alzate, Cabiate, Carugo, Inverigo, Tavernerio e Mariano Comense, oltre a diversi cittadini. Sollecitata dalle domande di Paola Pioppi, de Il Giorno di Como, la dottoressa Dolci non ha esitato a rivelare la fibrillazione ormai evidente nei soggetti contigui all’ndrangheta, in questo periodo di pandemia. La DDA di Milano ha notato come, nel primo periodo di lockdown, le strategie ‘ndranghetiste locali si siano subito messe al passo coi tempi (e col virus). Reperimento di grossi stock di presidi sanitari venduti a prezzi maggiorati, rilevazione di società con autorizzazioni per la sanificazione o addette a servizi funebri e cimiteriali sono stati solo i primi segnali di un male che ha presto intensificato i suoi colpi.

Mentre il Covid si infiltrava nelle nostre case, l’ndrangheta si è innestato nel circuito economico del nostro territorio grazie alle nuove forme di finanziamento a fondo perduto o a garanzia pubblica immesse sul mercato negli ultimi mesi. Un focus particolare durante l’incontro è stato dedicato alla questione dello smaltimento di rifiuti, settore che, secondo alcune segnalazioni, sappiamo essere preferito dalla criminalità calabrese perfino al commercio della droga. Un pericolo grave in un territorio dove spesso sono i privati cittadini e le imprese a cercare aiuti da parte di questi soggetti, che possono offrire loro prestazioni a prezzi appetibilissimi.

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“Ora più che mai il rischio è reale, vista la crescente crisi dell’imprenditoria locale. E soprattutto -, rincara la dose la pm Dolci – è un pericolo reale in un paese come il nostro dove «molti ritengono che le condotte eticamente disdicevoli siano solo quelle contenute nel codice penale». L’etica pubblica prevede, e deve prevedere, altri valori. Ma non è solo al mondo dell’imprenditoria che dobbiamo stare attenti: l’ndrangheta è operativo anche nei servizi di security e nella gestione della movida locale e tornerà, appena cessato il coprifuoco, a esserlo. Le soluzioni ci devono essere e non possono essere legate al momento contingente, ma indirizzate alla creazione di un senso di comunità che permetta di stare uniti ed estirpare questa malattia parassitaria. Osservatori locali, come quello istituito a Como, incontri di sensibilizzazione e centri di ascolto per le vittime sono l’inizio di una strategia che deve però vedere sulla prima linea sindaci, amministratori locali e agenti di polizia, in una catena umana atta a difendere il cittadino e non rinchiuderlo fuori dalla zona sicura. Solo così si può chiedere ai singoli il coraggio di esporsi e denunciare, assumendosi una responsabilità onerosa ma necessaria”.

Martina Toppi