Fabrizio Barabesi mette la colonna sonora al lockdown in “Isolation Rock”. Intervista

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La pandemia ci sta segnando profondamente e l’esperienza dell’isolamento durante il lockdown di primavera è stata del tutto inedita e psicologicamente provante. Il libro di Fabrizio Barabesi, giornalista del Corriere di Como e speaker di Ciaocomo radio, è il tentativo di utilizzare la musica per inventare delle playlist strettamente collegate all’isolamento.

isolation rock libro

“Isolation Rock – Storie di musica, quarantena e coronavirus” (ed.Arcana), dà uno spunto insolito per “ascoltare” con occhio differente la nuova realtà che ci circonda e che qualcuno aveva già profetizzato. E così si scopre infatti che di distanziamento sociale già parlava nel 1982 Renato Zero. Sì, proprio lui: il re dei sorcini nel pezzo “Contagio” cantava “Pericolo di contagio, che nessuno esca dalla città… l’isolamento è un dovere oramai… dare la mano è vietato”. Nel libro ci sono anche i ritratti degli artisti disegnati da Filippo “Kultgeneration” D’Angelo e le fotografie di Roberto Colombo che imortalano alcuni momenti del lockdown.

Fabrizio non è nuovo a libri che compilano scalette musicali, in passato ha scritto, sempre per Arcana, “667. Ne so una più del diavolo. Canzoni rock nate sotto il segno della croce” e “Baby rock. 50 canzoni per crescere piccoli demoni”, questo “Isolation rock” lo dedica a quelle categorie di persone che con la loro dedizione finiranno nei libri di storia come i veri protagonisti di quest’emergenza planetaria. Il tutto passando attraverso decenni di rock’n’roll e scomodando anche delle icone come Giorgio Gaber che nel 1974, nel brano La peste, ispirandosi al flagello manzoniano intonava “Un bacillo che saltella / che si muove un po’ curioso / un batterio negativo / un bacillo contagioso”. Fino agli eccessi del black metal di gruppi come Pandemia o alla parodia di “Bella ciao” trasformata nella “Canzone dell’amuchina”: “Un’amuchina / mi son comprato / virus ciao / virus ciao / virus ciao ciao ciao”. E su tutto aleggiano, per ricordare la gravità di ciò che ha cambiato per sempre molte delle nostre abitudini, le sonorità misteriose e ipnotiche di Bjork che in “Virus” sussurra “Come un virus ha bisogno di un corpo… io busso alla tua pelle ed entro”. Fortunatamente lei parlava d’amore.

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