Sant’Anna, Centro di Medicina Materno Fetale per Covid positive

Regione Lombardia ha indicato l’ospedale Sant’Anna come Centro di Medicina Materno Fetale per l’assistenza a donne gravide, o puerpere, Covid positive.

Da venerdì 23 ottobre Regione Lombardia ha indicato l’ospedale Sant’Anna come Centro di Medicina Materno Fetale per l’assistenza anche a donne gravide, o che hanno appena partorito, Covid positive.

«L’aggravarsi della situazione pandemica ha comportato l’attivazione di altri Centri di riferimento, tra cui il Centro di Medicina Materno Fetale – ha osserva Paolo Beretta, primario di Ostetricia e Ginecologia del Sant’Anna – A favore nostro hanno giocato i dati di qualità assistenziale che caratterizzano la nostra sala parto e la disponibilità di tutte le competenze multispecialistiche (malattie infettive, pneumologia, anestesia-rianimazione, patologia neonatale e terapia intensiva neonatale) necessarie per la gestione della mamma e del neonato in caso di malattia».

In base alla nuova indicazione sono stati previsti, per le pazienti positive, protocolli clinico – assistenziali dedicati e percorsi d’ingresso specifici oltre che un reparto isolato con una sala visita, una sala di monitoraggio/ osservazione, una sala travaglio/parto, una sala operatoria e stanze di degenza. «Al momento abbiamo dato la disponibilità a ricoverare tra le 4 e le 6 pazienti – ha aggiunto il primario – Fatte salve le misure di isolamento e protezione, se la situazione al momento del travaglio-parto non è grave e i sintomi sono lievi o assenti, la paziente potrà partorire normalmente e allattare il proprio bambino/a. La mamma dovrà indossare la mascherina e osservare una scrupolosa igiene delle mani ma il neonato potrà restare in camera con lei».

Paolo Beretta Materno Fetale

Al momento della nascita, al neonato verrà effettuato il test per il Coronavirus e successivamente ripetuto, anche se il rischio di trasmissione verticale (dalla mamma al bambino), secondo quanto riportato dagli studi scientifici, sembra essere un evento altamente improbabile.
Non è controindicata la partoanalgesia e l’indicazione al taglio cesareo non è condizionata dalla positività al virus ma resta legata alle problematiche ostetriche che lo rendono indispensabile.
L’assistenza al parto da parte del partner sarà sempre garantita, purché sia asintomatico, con temperatura rilevata inferiore a 37,5°C e indossi i previsti dispositivi di protezione.

«In caso di nota positività al Coronavirus, raccomandiamo di contattare l’ostetrico-ginecologo di guardia prima di presentarsi in ospedale (i numeri da contattare sono lo 031.585.8686 o in alternativa lo 031.585.9667 o lo 031.585.9666, ndr) in modo da attivare il necessario percorso di isolamento – ha concluso il medico – In presenza di sintomi lievi o assenti è possibile utilizzare la propria auto e farsi accompagnare dal partner/familiare convivente accedendo direttamente al Pronto Soccorso Ostetrico come da accordi presi. Non devono mai essere usati i mezzi di trasporto pubblici, e solo in caso di necessità (mancanza di mezzo di trasporto o difficoltà respiratoria) va richiesto l’intervento del 112». La dimissione in caso di sintomi lievi o assenti è prevista dopo 48-72 ore dal parto con isolamento fiduciario al domicilio e presa in carico da parte del medico di medicina generale fino ad esecuzione di nuovo tampone.