Al Sant’Anna si fa sentire la pressione su medici ed infermieri: oltre 160 ricoveri Covid foto

Situazione complicata, 13 pazienti in terapia intensiva. E poi la novità della macchina Ecmo.

I numeri dell’emergenza sono anche quelli del più grande ospedale del territorio, il Sant’Anna di San Fermo. A ieri – con dati in aggiornamento oggi – siamo a 162 pazienti ricoverati di cui 13 in terapia intensiva, 49 di loro sono ventilati. E’ questa la situazione più complicata a cui i medici e gli infermieri stanno dando risposte anche se sotto pressione continua. Non uno scherzo, insomma, gestire una situazione del genere. Molto simile a quella della scorsa primavera. Oltre allan gestione di patologie correlate al Covid, poi, ci sono anche altre situazioni: dalle patologie croniche, che spesso di acutizzano in questo periodo, alle urgenze quotidiane.

 

 

Ieri al Sant’Anna anche una novità: un paziente cinquantenne, Covid positivo, proveniente dalla provincia di Milano e ricoverato da quasi due settimane nella terapia intensiva dell’ospedale Sant’Anna, è stato collegato alla macchina Ecmo, in dotazione al presidio di San Fermo. “Il paziente – un cinquantenne, senza particolari patologie pregresse – presentava una severa insufficienza respiratoria – osserva Andrea Lombardo, primario, dallo scorso 1 ottobre, dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione 2 al Sant’Anna e del SSUEm 118, il servizio sanitario extraospedaliero di urgenza ed emergenza – L’Ecmo, ossigenazione extracorporea a membrana (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), è una tecnica che supporta le funzioni vitali e in condizioni di severa insufficienza respiratoria e/o cardiaca, permette di mettere a riposo cuore e polmoni vicariandone le funzioni nell’attesa che il paziente si riprenda. Diciamo che si tratta di una tecnica “ponte” cui si ricorre in attesa che le altre terapie cominciano a produrre i loro effetti e le funzioni vitali si riattivino”.

 

 

L’introduzione dell’Ecmo al Sant’Anna è legata proprio al dottor Lombardo e viene utilizzata non solo nel trattamento delle forme più severe di insufficienza respiratoria e cardiocircolatoria e nell’assistenza alle procedure emodinamiche ad alto rischio.