I teatri chiudono, l’accorato messaggio di Fedora Sorrentino

Fedora Sorrentino, Presidente del Teatro Sociale di Como/AsLiCo: "Non sappiamo come spiegare il futuro ai giovani, a chi sta investendo tutta la propria vita in questo mestiere"

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre ha disposto la chiusura, tra gli altri, dei teatri italiani fino al 22 novembre, sospendendo, di fatto, tutta la loro programmazione, partita da meno di un mese, su cui sono stati fatti moltissimi investimenti economici, professionali e personali. Un comparto, quello della cultura, del teatro, del cinema e in generale di tutte le arti che, dopo i lunghi mesi del lockdown, era corso ai ripari per creare le giuste condizioni di accoglienza del pubblico, garantendo la massima sicurezza. Giunge dunque ancora più accorato il messaggio che oggi Fedora Sorrentino, Presidente del Teatro Sociale di Como/AsLiCo, all’indomani della Giornata Mondiale dell’Opera e della prima del Werther, ha fatto pervenire agli organi di stampa, e che qui viene riportato integralmente.

«È il giorno dopo, quando cominci a capire quello che è successo, che ne prendi davvero coscienza. Restano nell’aria le note del Werther, gli occhi lucidi di tutti in un pomeriggio che doveva essere la giornata mondiale dell’Opera e che è diventata, nostro malgrado, l’epilogo che abbiamo tentato di scongiurare in ogni modo.
Noi siamo più grandi, di età, di esperienza, e dobbiamo avere le spalle larghe e il pensiero lucido per immaginare il futuro, ma non sappiamo come spiegarlo ai giovani, a chi sta investendo tutta la propria vita in un mestiere già difficile e rischioso di per sé, dove a volte non basta neanche il talento per vincere le sfide importanti.
Non sappiamo come dirglielo che stavolta è diverso, che ci abbiamo creduto, che siamo ripartiti e poi… e poi forse ci eravamo sbagliati!
Perché ogni tanto il dubbio viene anche a noi, forse abbiamo forzato la mano, forse non dovevamo ripartire, ma poi, lucidamente, senza presunzione e con i dati alla mano, non ce la sentiamo di dire che potevamo fare diversamente, perché abbiamo fatto tutto quello che si doveva, per mettere in sicurezza il pubblico e gli artisti stessi, lo abbiamo fatto perché era giusto e perché il Teatro è senso civico, coscienza, responsabilità a partire dalla vita e non dal palcoscenico, perché il Teatro doveva essere veicolo di un nuovo modo di fare, poteva essere lo strumento per andare in fondo alle responsabilità di cittadini che questo momento ci impone.
Il grazie più profondo va allo staff del Teatro Sociale – ha concluso Fedora Sorrentino – collaboratori e tecnici che quotidianamente hanno affrontato questa battaglia, imparando a cambiare modalità e metodi nella gestione di ogni piccola cosa, agli artisti ospiti e al nostro pubblico che è il senso di ogni sipario che si apre.
Non ci resta che seguire le indicazioni che ci vengono date, non possiamo fare altro, certi di aver messo in campo fino ad oggi le forze migliori possibili per restituire al mondo un po’ di quella bellezza che oggi sembra un miraggio.
Ci rivediamo presto, noi restiamo qui, pronti ad accogliervi non appena possibile».