Il direttore di chirurgia del Valduce:”Il Covid, tsunami per tutti noi: la nostra nuova sfida” foto

Riflessione di Alberto Vannelli: supporto importante ai colleghi del Sant'Anna, ecco come.

L’emergenza sanitaria vista da chi, ogni giorno, è in prima fila in corsia. Oggi ospitiamo l’opinione di Alberto vannelli, direttore chirurgia dell’ospedale Valduce di Como. Una interessante riflessione sul momento storico particolarmente difficile di medici e personale infermieristico in generale.

 

Il Covid ha letteralmente stravolto il nostro sistema sanitario: uno tsunami che ha scardinato modelli consolidati di assistenza e priorità di cura. “L’inaugurazione del nuovo reparto di chirurgia del Valduce – spiega il chirurgo oncologo Alberto Vannelli, Direttore della Chirurgia -, è stato il primo segno concreto del ritorno alla normalità per tutta la provincia di Como. L’idea è stata di offrire alla cittadinanza, tutta la dotazione necessaria per assistere al meglio i cittadini da sottoporre a intervento chirurgico e contribuire anche al loro benessere psicologico”.

I prossimi mesi come dimostrano i recenti dati, sono segnati ancora da incertezze e difficoltà; per garantire la continuità di assistenza del territorio e supportare il Sant’anna che ha appena destinato proprio nella degenza chirurgica un’area Covid, il Valduce già da qualche mese, ha deciso di investire in un nuovo progetto per il rifacimento del blocco operatorio.

“Una sfida – continua Vannelli – per garantire l’attività chirurgica soprattutto per le malattie oncologiche e le patologie urgenti: l’emergenza Covid, avrà ripercussioni anche sui tumori, poiché ha ritardato tutti i programmi di screening. La mia più grande preoccupazione sono i pazienti fragili, che difficilmente in un contesto di questo tipo potranno essere spostati fuori dal nostro territorio e che rischiano di veder rimandati i propri interventi: per questo motivo in sinergia con il primario di anestesia, Dott. Galletti, e la sua equipe, abbiamo sviluppato una tecnica chirurgica innovativa che garantirebbe una continuità di attività chirurgica per gli interventi urgenti, nel caso in cui l’emergenza Covid dovesse tornare ai livelli di questa primavera.

Abbiamo utilizzato questa tecnica, con successo, durante il periodo di lockdown, per la prima volta in Italia: operazioni non procrastinabili, come previsto dalle linee guida nazionali, condizionate però dalla mancanza di posti di terapia intensiva e di sala operatoria, sono state eseguite in anestesia combinata spinale e peridurale, quindi da paziente sveglio; così facendo abbiamo evitato di intubare i pazienti, ridotto gli eventuali rischi da contagio in sala operatoria, liberato risorse preziose e reso il decorso post operatorio più semplice e veloce.

Purtroppo, questi risultati sono gravati da costi decisamente superiori rispetto alle tecniche tradizionali: in termini di utilizzo di materiale di sala operatoria e di esperienza necessaria per acquisire una competenza anestesiologica efficace e un gesto chirurgico sicuro; cionondimeno, nonostante le difficoltà del momento, al Valduce riteniamo che l’innovazione sia un atto irrinunciabile a vantaggio della comunità lariana. D’altra parte come diceva Seneca: molte cose, non è perché siano difficili che non osiamo farle, ma perché non osiamo farle che sono difficili”.