Esce il libro sul Charleston, il “bar delle grandi speranze” di Como foto

Venerdì 16 ottobre sarà presentato "Le memorie del Charleston – dal 1980 ad oggi", scritto dal patron del locale e batterista di Massimo Vita

Chiuse i battenti all’inizio del 2010 – a un passo dal festeggiamento dei trent’anni di attività, per un problema di rinnovo del contratto d’affitto – quello che, per un lungo periodo, era stato il ritrovo per gli appassionati di ottima musica dal vivo e cocktails. Un locale, il Charleston di via Maurizio Monti a Como, dove hanno mosso i primi passi molti musicisti e cabarettisti della zona, passati successivamente nel circuito televisivo nazionale, e che è stato sede storica di concerti ma anche jazz session che avevano, per protagonista, il patron del locale e batterista Massimo Vita. Molti erano i frequentatori che, a ogni ora della sera, arrivavano nel locale fumoso – allora era ancora consentito – e dalle luci soffuse che creavano un ambiente davvero particolare al punto da dare l’impressione di trovarsi nei più famosi locali delle grandi città. A ospiti quasi sconosciuti si alternavano celebrità capitate in zona per caso o portate dagli amici, come ad esempio Ivana Spagna che, arrivata per festeggiare il compleanno, aveva apprezzato il fatto di potersi esibire dal vivo con generi musicali diversi – come jazz e soul – da quelli per cui era più conosciuta. Ma ancora Luisa Corna, Alberto Fortis e Gianna Nannini, per citare qualche nome, e personalità di spicco nel mondo dell’industria e della politica. E ancora tanti amori nati o sciolti intorno a quei tavoli, compagnie di ragazzi appassionati di musica, amici arrivati per caso che non se ne sono più andati, tanta umanità che, come nel “Il bar delle grandi speranze” (The tender bar – J.R. Moehringer) è stata traghettata dal Charleston attraverso un periodo fatto non solo di musica ma esperienze di vita. Un locale dove, nella memoria di chi ci è passato, entravi, sulla destra c’era il palchetto, sulla sinistra si sviluppava una sala non molto larga ma lunga; locale nel quale, prima dell’inizio delle serate musicali, si poteva anche mangiare. Batteria, tastiera, basso e chitarra, e la voce di Massimo Vita che ricordava quella di Ray Charles.

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Era uno dei locali che chiudeva più tardi”, ricorda per noi Cecilia Casella dell’Officina della Musica di Como; “non solo era un luogo di persone che amavano la musica, ma anche un covo di musicisti; tu passavi, salivi sul palco, giocavi. Anche a me è capitato, una volta finito di suonare, di andare lì e partecipare alla serata. I musicisti, quando finivano di suonare, dove andavano? Al Charleston. Una consuetudine, quella di finire le serate in un altro locale, che oggi è quasi scomparsa: era bello quando i musicisti andavano anche solo ad ascoltare altri musicisti. Forse qui in Officina si sta cominciando a ricreare questa tradizione; non per niente, la prima cosa che Massimo Vita mi ha detto quando è entrato qui è stata – Questo diventa il nuovo Charleston di Como”.

E proprio in Officina incontro Guido Bergliaffa, contrabbassista che, anche lui, ha del Charleston bei ricordi di serate passate a suonare – allora il basso elettrico, musica prettamente pop, musica leggera e anche jazz –, serate belle perché arrivavano musicisti e si mettevano a suonare, un palco aperto, ma non solo: “Mi ricordo una serata, in particolare. C’erano a esibirsi i Fichi d’India: sono partiti con lo sketch e c’erano dei turisti tedeschi che hanno cominciato a interagire con loro, ridevano come matti anche se, probabilmente, capivano ben poco di quanto veniva detto. Alla fine uno di questi, tanto era divertito, andò in macchina, prese delle birre tedesche e le portò in regalo ai comici, perché aveva passato una bella serata”.

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Anche il batterista Marco Porritiello faceva parte dei musicisti che frequentavano il locale e ripensa con affetto a professionisti e dilettanti che hanno solcato il palco del locale, insieme al piacere di suonare insieme e ricorda che “Massimo Vita ha fatto suonare davvero il mondo, nel suo locale, ma siccome anch’io ero un batterista – e non ci potevamo sovrapporre – la mia partecipazione si attivava solo con la Charleston Band che, anche in esterna, prevedeva che lui cantasse; solo un batterista poteva sostituirlo, in quel caso e quel batterista, a detta sua, ero io”.

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Ecco che il Charleston torna a far parlare di sé e lo fa attraverso uno dei modi più belli che ci possono essere per ricordare: un libro. Le memorie del Charleston – dal 1980 ad oggi, di Massimo Vita. Libro che verrà presentato venerdì 16 ottobre allo Yacht Club di Como, insieme ai musicisti che lo hanno reso grande. Una presentazione da non perdere, e gli auguri da parte di tutti noi che, per caso o come veri e propri habitué, possiamo comunque dire con orgoglio di esserci stati.

 

Sabrina Sigon