BLACK WAVE, la mostra fotografica di Carlo Pozzoni nata da un progetto di Francesca Gamba fotogallery

25 fotografie seriche di Carlo Pozzoni chiudono il percorso di una mostra nata in rete

L’arte da sempre unisce, e, nel caso di Black Wave, la mostra fotografica di Carlo Pozzoni aperta al Museo della Seta di Como, questo non è solo un modo di dire. La mostra è il suggestivo traguardo visivo di un progetto di moda etica e di creatività integrata ideato e curato da Francesca Gamba che ha coinvolto gli della scuola di acconciatura ed estetica CIAS Formazione Professionale, ragazze e ragazzi richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa Sociale di Como, gli studenti di grafica dell’ISIS Paolo Carcano per il lavoro di post produzione delle foto, il laboratorio sartoriale della Parrocchia di Rebbio Karalò per la confezione degli abiti. Una mostra che celebra il métissage quale importante risorsa inclusiva di creatività.

mostra black wave

La mostra resterà aperta fino al 30 dicembre 2020 e sarà visitabile negli orari di apertura del Museo della Seta: dal martedì alla domenica ore 15 – 19.

L’iter che ha condotto alla mostra è un bellissimo percorso che tocca realtà molto variegate della città, dalle scuole alle associazioni, partendo dai  ragazzi africani richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa
Sociale, che hanno svolto due corsi per acconciatori al CIAS sotto la guida della docente Verleda Cini. Dopo avere conseguito il diploma di merito, si sono prodigati insieme agli allievi della scuola CIAS in pettinature e trucchi per raccontare la black wave, il ritorno dello stile afro nella moda e nella cultura occidentale.

Come sottolinea la curatrice del progetto Francesca Gamba “Una storia iniziata due anni fa quando la direttrice Eleonora Cini della scuola Cias accolse la proposta della Cooperativa Intesa Sociale di realizzare un corso di acconciatura per i richiedenti protezione internazionale. L’iniziativa si è svolta con successo. Da qui l’idea di
ampliare il progetto sviluppando un percorso antropologico di cultura della moda nel quale studenti della Cooperativa e della scuola Cias hanno lavorato fianco a fianco in uno scambio di competenze e gusti. Ragazze e ragazzi hanno raccontato la loro black wave realizzando scenografiche acconciature e trucchi nell’incontro tra
Africa e Occidente. Una mescolanza di stili, di evocazioni in cui anche gli abiti che ho progettato e i tessuti sono il manifesto di un dialogo. Il wax, stoffa identitaria della tradizione vestimentaria africana, si è unita alla seta, fiore all’occhiello della produzione comasca, per celebrare una fervida e pacifica multietnicità, contro gli stereotipi e i pregiudizi razziali e di genere”

mostra black wave

Nelle fotografie di Carlo Pozzoni vengono ritratti gli studenti della Scuola Cias e della Cooperativa Intesa Sociale che risultano i protagonisti e gli artefici di un narrare creativo che unisce Africa e Occidente. Le foto sono stampate in grande formato su tessuto nel laboratorio dell’Istituto Setificio P. Carcano. Nella fase di post produzione delle foto Pozzoni ha coinvolto gli allievi del corso grafica del Setificio.  Un ruolo centrale svolge il Museo della Seta che accoglie la mostra. Nelle suggestive sale della collezione permanente del Museo, le fotografie “tessili” prendono vita e dialogano con gli oggetti, con gli strumenti del Museo, per imbastire insieme il racconto di civiltà millenarie tra passato e presente, celebrando le infinite possibilità creative derivanti dallo scambio e dal confronto tra culture e popoli. Un luogo quello di Museo che promuove e amplifica emozionalmente il senso della mostra. Un beWesempio di come impresa, formazione, e museo si uniscono in un progetto etico comune ad alto livello umano, creativo e produttivo.

 

Mostra Fotografica BLACK WAVE di Carlo Pozzoni
Museo della Seta dal 24 settembre al 30 dicembre 2020
Inaugurazione venerdì 24 settembre ore 18.00 in diretta Facebook:
https://www.facebook.com/museosetacomo/
Aperto da martedì a domenica dalle 15.00 alle 19.00
Ingresso al Museo 10 euro (nella sale del museo è inclusa la mostra Black wave)
biglietto ridotto 7 euro per over 65 e residenti a Como.
Per info consultare www.museosetacomo.com

mostra black wave

BLACK WAVE a COMO

di Luigi Cavadini

La black wave, l’onda nera che ha positivamente contaminato la moda occidentale in quest’ultimo decennio, si incontra a Como, per il tramite di scuole e di esperienze sociali di particolare spessore, con i prodotti tessili del territorio in una operazione che si fa mostra di multiforme creatività coinvolgendo, gli allievi della scuole di acconciatura ed estetica CIAS Formazione Professionale e in particolare i ragazzi migranti africani della Cooperativa Intesa Sociale, che vi hanno frequentato dei corsi di formazione,  e il laboratorio sartoriale Karalò, attività maturata all’interno della Parrocchia San Martino di Rebbio. Di supporto, inoltre, alcune aziende tessili del distretto comasco che hanno messo a disposizione i loro tessuti stampati per la realizzazione dei capi di abbigliamento e l’Istituto di Setificio che ha collaborato, come diremo, alla postproduzione delle fotografie in mostra. Non ultimo, ma significativo per l’apprezzamento dell’operazione e l’ospitalità concessa, il Museo della Seta, operativo da sempre nella narrazione del divenire della storia tessile della città ma sempre vigile nel registrare e dar voce ad occasioni significative della contemporaneità legate alla creatività e al mondo industriale e formativo del territorio in un’ottica ampia e internazionale come in questo specifico caso.

Ma veniamo al contenuto della rassegna che presenta immagini fotografiche di grande formato stampate su supporti tessili e che riassume gli esiti del “progetto di moda etica e di creatività integrata” curato da Francesca Gamba, che si sviluppa tra professionalità e gioco (che è sempre un binomio capace di generare leggerezza). Fotografie-ritratto, fotografia di moda e di hair style, fotografie che intrecciano modi di intendere (e interpretare) il tempo presente nel segno della multiculturalità che ormai caratterizza in modo trasversale la nostra società.

Nelle fotografie si legge fra l’altro anche la storia della costruzione dell’immagine, che coinvolge diverse professionalità e che trova poi, nella posa – ora seriosa, ora giocosa – della protagonista del momento, la valorizzazione dell’azione corale che l’ha preceduta.

Ecco allora l’esuberanza delle treccine che generano una sorta di moderna Gorgone o che creano un velo oltre cui si intravvede uno sguardo penetrante, ecco i copricapo che lasciando intendere una capigliatura costruita e sagomata a generare diversi volumi, ecco, qua e là, trucchi di varia evidenza, ecco capi di abbigliamento che intrecciano con grande efficacia stili esotici e moda occidentale, ecco stampati di produzione comasca che mostrano influssi provenienti da lontano, ecco il combinarsi di tessuti africani con le sete di casa nostra. E tanto altro ancora: la modella spavalda, quella timida, quella che aggiunge un sorriso pieno alla provocazione dell’abbigliamento, quella che danza con le volute dei colori che disegnano il vestito, quella che si accoccola tra le ampie e morbide onde di una stoffa che la circonda…

Un mondo. Che è un mondo vero, senza confini, senza preclusioni, senza veti.

E, per finire, resta da notare la sorpresa offerta dai fondi colorati da cui emergono tutte le “figure” di questa mostra. Fondi realizzati da allievi del Setificio in postproduzione – sulle fotografie scattate da Carlo Pozzoni a fondo bianco – per valorizzare ulteriormente l’immagine, a volte con la semplice (si fa per dire) scelta del colore, a volte con l’apporto aggiuntivo di segni o graffiti, tratti dall’immaginario collettivo dal valore universale.