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Delitto don Roberto: l’aggressore temeva il rimpatrio in Tunisia, è omicidio volontario foto segui la diretta

La nota e le precisazioni del Procuratore di Como Piacente. Pesante l'accusa, sentito nel pomeriggio.

Temeva un complotto ai suoi danni. Temeva di essere rimpatriato in Tunisia. E questa sarebbe stata la molla che lo ha spinto, questa mattina alle 7, ad aggredire mortalmente don Roberto Malgesini. La conferma arriva da una nota diffusa poco fa dalla Procura di Como a firma Nicola Piacente (il capo-Procuratore). Ecco le sue parole.

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Con riferimento all’omicidio perpetrato in data odierna ai danni di Don Roberto  Malgesini,  sacerdote presso la Parrocchia di San Rocco, il cittadino tunisino che nella mattinata si è presentato presso la Compagnia dei Carabinieri di Como affermando di aver commesso poco prima un accoltellamento, è stato sentito questo pomeriggio con le garanzie della difesa presso la Questura di Como. L’indagato, in Italia dal 1993, con vari precedenti penali,  nei cui confronti pendono due ordini di espulsione risalenti al 2018 ed all’aprile 2020 (non eseguito per ragioni legate alla diffusione della pandemia da COVID 19), ha ammesso le proprie responsabilità in ordine all’omicidio del religioso e ne ha descritto dinamica e movente, quest’ultimo – allo stato- esclusivamente riconducibile al convincimento di essere vittima un asserito complotto che ne avrebbe determinato il rimpatrio in Tunisia. 

 

Non sono emersi allo stato coinvolgimenti dell’indagato, che  è stato ristretto in carcere, in percorsi di radicalizzazione. Sulla base degli elementi acquisiti, la  Procura della Repubblica provvederà nelle prossime ora a formalizzare una richiesta di convalida dell’arresto per omicidio volontario.