Le rubriche di CiaoComo - 5 cose su Lario e dintorni

Cinque ristoranti nel verde dell’Olgiatese foto

Vi abbiamo detto di ristoranti a bordo lago, tavole imbandite su terrazze o sotto pergolati in Brianza, rifugi montani dove gustare ottimi piatti e respirare aria buona, perfino gli home restaurant delle Cesarine che cucinano a casa  loro, ma non abbiamo mai parlato di una zona importante della provincia di Como: l’olgiatese, inteso come la vasta area da Appiano Gentile su fino al confine svizzero, una ventina di comuni con al centro Olgiate Comasco

Olgiate, cui è stato aggiunto Comasco solo nel 1862 per distinguerlo da altri paesi con lo stesso nome, è una piccola gemma incastonata in una ridente regione collinare che costituisce il gradino più alto del grande terrazzo morenico che s’innalza gradualmente dalla monotona pianura milanese fino alle Prealpi Comasche. L’aggettivo per  l’Olgiatese è:”verde”. Attraversato dai torrenti Lura, Antiga, Bozzente, coperto da boschi, prati e campi coltivati, oltre che dai  due grandi parchi Lura e Pineta, la natura si prende le sue belle rivincite sull’urbanizzazione  in questo territorio. Proprio per questo cercheremo di indicarvi cinque ristoranti nel verde nell’Olgiatese.

ristoranti olgiatese

E da dove cominciare se non dall’agriturismo Cà Verda di Olgiate Comasco. Il ristorante sorge alla fine di una strada sterrata di 500 metri all’interno del Parco del Lura, si tratta di un’azienda agricola a conduzione famigliare con campi e stalle e, quello che arriva in tavola è, in gran parte, prodotto in casa, specie la carne, e non solo di manzo. La Cà Verda è il posto per chi ama la griglia e la fiorentina, ma anche il resto non è male, dagli insaccati al dolce. Indirizzo: via Bizzarone 23, telefono 031 944258.

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Gli abitanti di Olgiate chiamano il campanile della chiesa parrocchiale dei SS Ippolito e Cassiano, “campanile del fico“, un nome curioso che nasce da una storia iniziata nel 1600, quando, sotto la dominazione spagnola, venne edificato il campanile, ma i lavori si interruppero e l’opera rimase incompiuta per vent’anni tanto che sulla sommità crebbe un albero di fico rimasto lì fino al 1932. E il fico è l’ingrediente principe del dolce che fa impazzire gli olgiatesi e non solo, il Matoch nato nel 2002 dall’estro del pasticcere Ghielmetti. Uova, farina, lievito, zucchero, burro, sale, mandorle, amaretto, miele e, naturalmente, fichi sono i protagonisti con cui è preparato.

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Continuando il nostro viaggio nella natura, a poca distanza da Olgiate , su un dolce rilievo che, pretenziosamente, si fa chiamare monte, c’è la frazione di Gironico al Monte, comune di, guarda caso, Colverde. Su un tornante di via Raimondi ecco la Trattoria al Monte (tel.031 440511), un luogo storico e caratteristico, dove il verde della natura sposa un ambiente tradizionale, la meta ideale per gli amanti della buona cucina lombarda. Si può mangiare in giardino, nella veranda coperta immersa nel verde o all’interno che è molto caratteristico. Molto buoni i risotti e i primi in generale, ci sono anche menù speciali a prezzi fissi.

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Il comune di Colverde nato nel 2014 dalla fusione di Drezzo, Gironico e Parè è circondato da ampie e verdi colline ed è percorso dai torrenti Lura e Riale. La storia di Gironico, fu un tempo legata a quella di una potente famiglia comasca, i Rusca, che intorno al XIV secolo, commissionarono la costruzione di una villa fortificata su colle di Gironico al Monte, inizialmente usata come dimora di caccia. La villa, perse in seguito il suo aspetto originario a seguito di ampliamenti e ristrutturazioni. Con i secoli i Rusca, si unirono con la famiglia Odescalchi, al tempo, ricchissimi mercanti comaschi, e alla morte dell’ultimo Odescalchi, le numerose proprietà passarono al marchese Giorgio Raimondi Mantica, patriota garibaldino e finanziatore dei moti comaschi del 1848, proprietario oltre che di questa, anche di Villa Raimondi a Fino Mornasco (ora sede della “Fondazione Minoprio), e della più famosa Villa Olmo di Como. Durante il Risorgimento i Raimondi furono oggetto di leggende e pettegolezzi riguardo al soggiorno di Garibaldi nella loro proprietà di Fino, dove l’eroe dei due mondi, all’età di 52 anni, sposò la figlia diciottenne del marchese, Giuseppina Raimondi e l’ abbandonò un minuto dopo le nozze scoprendo una relazione segreta della marchesina. Da quel momento Giuseppina abitò nella Villa di Gironico al Monte, in ritiro quasi di clausura, sino alla sua morte. Nel 1907, la vedova dell’ultimo marchese Raimondi vendette villa e terreni a un ingegnere milanese i cui eredi sono gli attuali proprietari.

Alle spalle della villa si prende un sentiero che porta alla Tomba del Marchese nascosta nel fitto di un bosco. Si tratta del mausoleo che il marchese Raimondi volle su questo poggio chiamato Piugera, per continuare a controllare le sue terre anche nella vita ultraterrena, infatti, a quel tempo, davanti alla cappella, c’erano ampie rive coltivate e non erano ancora cresciuti gli alberi che oggi ostruiscono la visuale sulla pianura antistante. Scendendo lungo la scalinata posta al lato sud del mausoleo, voltandosi indietro si può ammirare il complesso sepolcrale in pietra come era originariamente.

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In posizione dominante è, anche, la Tenuta de L’Annunziata. Siamo ad Uggiate Trevano, ma cancellate case, piazze, strade asfaltate, centri commerciali e immaginate un verde senza fine: magnifici castagni, prati fioriti e sentieri segreti. Uno scorcio su un’altra epoca, nascosto tra le prime alture che si alzano verso il confine svizzero. Questo luogo bucolico è L’Annunziata, e la definizione di tenuta è azzeccata perchè  si tratta di un vasto possedimento rurale, comprendente più poderi, fabbricati e anche prati e boschi con al centro la villa edificata da Francesco Somaini, ingegnere, politico, imprenditore e fondatore del cotonificio che aprì a Lomazzo nel 1893 (oggi sede del parco tecnologico_scientifico “Como Next”). La posizione strategica della collina de l’Annunziata, la rese interessante già in epoca romana: da un lato la Svizzera, dall’altra la collina di Uggiate, con la vista che giunge fino alla Brianza e ai palazzi di Milano nelle giornate particolarmente limpide.
Scomparso l’ingegnere Somaini la meravigliosa proprietà venne acquistata dalla famiglia Guffanti-Pezzoli che avviò una grandiosa opera di recupero, fino a realizzare l’attuale natural relais, dotato di tutti i confort, che ai proprietari piace definire agriturismo di charme con un sapore genuino di classe. Genuinità e raffinatezza sono di casa a L’Annunziata, dall’accueil alle camere dell’albergo, dalla spa al ristorante Quercus dove più del 52% degli ingredienti che vengono serviti provengono da aziende agricole di proprietà, dislocate sul territorio lombardo, tra Colverde, Appiano Gentile, Bregnano tutte supervisionate da Adriano Guffanti, mentre le sorelle Elisabetta e Arianna si occupano della gestione del relais. Lo chef Alfio Nicolosi mette in pentola i prodotti genuini della tenuta ricavandone ottimi piatti a la carta o seguendo due percorsi tematici dai simpatici nomi di volpe e tasso in onore degli animaletti che popolano i boschi circostanti. Vale sicuramente una visita, indirizzo via Dante 13 telefono 031 94 93 52

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All’interno della Tenuta de l’Annunziata si sviluppa il Bosco Bioenergetico, un percorso salutare lungo il quale potersi concedere soste e momenti di relax, sperimentando concretamente il potere rigenerante dell’energia delle piante e della natura. Già le antiche culture consigliavano di abbracciare gli alberi per “ricaricarsi” a livello psicofisico; oggi una tecnica innovativa chiamata “Bioenergetic Landscapes” studia questa relazione uomo-pianta e conferma di queste conoscenze. All’interno del bosco, che si estende su oltre 130.000 mq, sono stati individuati dall’ecodesigner e bioricercatore Marco Nieri, 40 alberi che creano differenti aree bioenergetiche favorevoli all’organismo, con effetti benefici particolarmente intensi su alcuni organi o apparati.
Sostare in questi spazi produce un miglioramento dello stato energetico e della funzionalità degli organi del corpo umano, riducendo velocemente lo stress psico-fisico e aumentando il senso di benessere complessivo, come dimostrato da moderne apparecchiature diagnostiche. Per accedere al Percorso Bioenergetico è necessario registrarsi e munirsi della mappa del bosco, rilasciata presso la reception della tenuta.

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Ad un passo dalla Svizzera c’è un locale dove si mangia e ci si diverte e già il nome dice tutto: Locanda degli Eventi di Ronago (via dei Prati 55 tel.031 980197). Anche questo ristorante è immerso nella natura della verde Valle dei Mulini ed è un buon posto dove starsene in tranquillità in un ambiente accogliente ed elegante. La cucina è basata su antiche ricette del territorio comasco e milanese, dalla pasta fresca ai risotti senza dimenticare le carni e la selvaggina. Il ristorante ha quattro sale ben distinte, consigliamo “Vista Natura”, un grande giardino e la piscina che la sera dona un’atmosfera magica.

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I territori a nord di Olgiate Comasco, proprio al confine con il Canton Ticino, sono accomunati dalla Val Mulini, un ecomuseo a cielo aperto, solcato dal torrente Faloppia e i suoi piccoli affluenti, boschi, prati ed antiche strutture che riportano alla civiltà legata alla terra e ai campi.
E’ una valle formatasi grazie all’azione dei ghiacciai, che nell’era del Quaternario si sono ripetutamente spinti fino a qui. Le loro poderose spinte hanno generato degli anfiteatri morenici, formando così una cerchia collinare. Queste colline moreniche hanno da sempre costituito una grossa riserva d’acqua, peculiarità che ha fatto la fortuna della valle, poichè lungo il corso del torrente e delle rogge, costruite appositamente dall’uomo, sono sorti innumerevoli mulini, magli e segherie, quasi venti impianti sono riportati in un’antica mappa del ‘600. Ancora oggi che la maggior parte degli opifici non ci sono più, la Val Mulini  racconta della ricchezza e della povertà, del genio di un tempo e dell’arte di utilizzare le rogge per far girare la ruota attraverso un sistema di chiuse o paratoie mobili per gestire gli afflussi, alzandosi o abbassandosi. I diversi quantitativi d’acqua, infatti, permettevano ai mugnai i diversi tipi di macinazione, secondo le esigenze dei clienti. Benchè arrugginite, le chiuse sopravvissute sono passate attraverso i secoli e sono giunte fino ai nostri tempi, testimonianza di cervelli fini e di mani operose. C’è il Circuito Turistico delle Val Mulini, indicato da cartelli gialli, a cura dell’associazione Pro Val Mulini onlus

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La parte più meridionale dell’Olgiatese è occupata per buona parte dal  Parco Pineta, esempio unico di pineta pedemontana a pino silvestre su un’area protetta di 4800 metri, attraversata da 130 km di sentieri percorribili a piedi, in bicicletta o a cavallo, situato fra le province di Varese e Como, da una parte Tradate e dall’altra Appiano Gentile. Immerso nel parco il Ristorante Tarantola è un luogo fortemente legato alla natura che lo circonda, i colori del bosco sono ispirazione primaria sia per lo chef che per gli ospiti: colori, profumi e atmosfere entrano prepotentemente nelle sale del ristorante e nei piatti dello chef Vittorio Tarantola. Il “kilometro buono” è il filo conduttore della sua cucina: produttori locali, indipendentemente dal luogo d’origine, perché è la qualità che comanda in cucina. Il Tarantola è un locale curato in ogni minimo particolare, ma l’aria che si respira è quella di casa. Aggiungiamo che spesso dentro e nel bosco attorno vengono organizzati eventi come aperitivi letterari e concerti jazz, il resto scopritelo in via della Resistenza 29, telefono 031 930990

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L’unico paese interamente all’interno del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate è Castelnuovo Bozzente un comune di 900 abitanti situato su un verdeggiante pianalto. Verdeggiante, ma non sempre, infatti ciò che cattura l’attenzione di passanti, fotografi e curiosi sono le sue campagne che, in alcuni periodi dell’anno, sono dipinte di viola, un viola che ricorda i campi di lavanda in fiore della Provenza. Si tratta di un interessante progetto del comune di Castelnuovo Bozzente dedicato alla tutela della biodiversità e degli insetti impollinatori, denominato “Castelnuovo paese amico delle api”. Al progetto hanno aderito anche le associazioni di apicoltori di Como e Lecco. L’iniziativa è stata inoltre promossa dalla Regione Lombardia e rientra tra i 17 punti stabiliti dall’ONU per la salvaguardia del pianeta. Le api e gli insetti impollinatori,  hanno un ruolo fondamentale nella conservazione della varietà di specie vegetali, fiori e frutti. Il loro duro lavoro di impollinazione, trasportando il polline da un fiore all’altro, è oggi messo a dura prova dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dall’uso spropositato di insetticidi e dalla distruzione di vaste aree naturali. Il progetto è volto a ricreare un habitat favorevole per gli insetti. Ciò che tinge di lilla le campagne attorno al paese è la Facelia, una pianta erbacea mellifera originaria del Messico, il cui nettare piace molto alle api e agli altri insetti impollinatori. Lo scopo di queste piantagioni è quindi quello di nutrire gli insetti durante il periodo in cui le fioriture naturali iniziano a scarseggiare. Ricordiamo a chiunque decida di visitare i campi di facelia che la natura va solamente osservata da lontano. Evitate di invadere e calpestare i campi. Questo interromperebbe il lavoro delle api e degli insetti impollinatori.

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