LacMus: Mozart e Beethoven con il Quartetto Adorno ammirando il lago dall’alto foto

Sabato 22 agosto alle 18.30 LacMus Festival fa tappa al Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio, un luogo unico, che gode di una strabiliante vista d’insieme sulla Tremezzina. Protagonista del concerto, il Quartetto Adorno, giovane formazione italiana in residence presso la Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio. Il programma, sotto l’ambizioso titolo “Legacy of the perfect form”, crea un inedito gioco di specchi fra il primo, lieve Quartetto scritto da un Mozart quattordicenne durante uno dei suoi viaggi italiani, e le pagine più mature dedicate da Beethoven alla stessa formazione cameristica, che culminano nella Grande Fuga op. 133, radicale ed enigmatica.

L’opera quartettistica di Mozart accompagna l’intera breve vita del compositore e per questo motivo rappresenta un veicolo per comprenderne l’evoluzione. Il primo Quartetto KV 80 venne composto «a Lodi, 15 Marzo 1770 alle 7 di sera», come segnato nell’autografo, nel corso della prima tappa del viaggio in Italia, quando l’autore aveva 14 anni, e il suo catalogo comprendeva, però, già dodici Sinfonie. A Milano il compositore aveva avuto modo di ascoltare i quartetti di Sammartini e di coglierne la lezione. I quattro movimenti sono aperti da un effusivo Adagio ancora legato a stilemi tipici della sonata barocca. L’Allegro è segnato da una vivacità ritmica dal gusto vivaldiano; conciso ed amabile il Minuetto. Nel 1774 Mozart aggiunge un Rondò conclusivo d’impronta francese (aperto, infatti, da un tema di gavotta che presenta affinità con un’arietta di Gluck), tale da rendere ancora più ibrida l’impalcatura linguistica di questo lavoro.

Da un Mozart adolescente si passa poi al Beethoven maturo, con il Quartetto n. 13 in si bemolle op. 130 e la Grande Fuga op. 133. L’op. 130 è il terzo tra i quartetti composti per il principe Galitzin. La prima esecuzione avvenne il 21 marzo del 1826 ad opera del Quartetto Schuppanzigh, con alterno successo, date le difficoltà di ricezione del vasto movimento conclusivo, la Grande Fuga. Beethoven, consapevole dello squilibrio generatosi tra l’imponente ultimo movimento e gli altri cinque (piuttosto coincisi e liricamente connotati), compose un nuovo Finale, più indicato allo spirito dell’opera. La Grande Fuga divenne quindi un lavoro a sé, e fu pubblicata dopo la morte dell’autore, con il numero d’opera 133. L’op. 130, composta da ben sei movimenti, è l’esempio di come Beethoven, nei suoi ultimi anni, avesse sviluppato un linguaggio talmente libero da non riconoscere più vincoli di tipo tradizionale, e disorientò non poco i contemporanei. La dispersività apparente del Quartetto op. 130 ha tuttavia una sua funzionalità, garantita dalla strettissima relazione tematica che lega i movimenti. Beethoven sistematizza all’estremo il principio della “variazione totale”, per sottoporre a incessanti rielaborazioni pochi materiali di base, la cui metamorfosi rappresenta l’aspetto più entusiasmante di questo lavoro profetico. La Grande Fuga è legata al Quartetto op. 130 soprattutto per via dei rimandi tematici che si possono cogliere in relazione al primo movimento. Divisa in diverse sezioni, inizia con una perentoria presentazione del tema principale, basato sulle note corrispondenti al nome B-A-C-H, nella notazione tedesca. L’allusione al grande maestro del contrappunto non era infrequente nel Beethoven degli ultimi anni. La monumentalità e l’eccezionale complessità della Grande Fuga, la continua generazione di idee, la libertà creativa, hanno reso quest’opera uno dei vertici della letteratura musicale di tutti i tempi.

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Il Quartetto Adorno, composto dai violinisti Edoardo Zosi e Liù Pelliciari, dalla violista Benedetta Bucci e dal violoncellista Danilo Squitieri, nasce nel 2015 e si perfeziona presso la Scuola di Musica di Fiesole. Il nome è un omaggio al filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera una chiave di salvezza per perpetuare un vero rapporto umano, secondo i valori del rispetto e dell’anelito alla perfezione.

Pluripremiato nell’edizione 2017 del Premio Borciani, l’Adorno è stato il primo quartetto italiano ad aver ottenuto un riconoscimento così importante, nella storia trentennale del concorso. Nel 2018 è divenuto artista associato in residenza presso la Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio.

Il Quartetto Adorno ha tenuto concerti per importanti società musicali come Wigmore Hall di  Londra, Ravenna Festival, Società dei Concerti di Milano, MITO, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Allegro Vivo Festival di Altenburg, Fondazione Chigiana di Siena, Soireès Musicales Grimaud, Musikerlebnis di Monaco.

Molto interessato alla musica contemporanea, è dedicatario del brano di Regis Campò Energy/Fly. Il Quartetto Adorno collabora con grandi artisti quali Bruno Canino, Fabrizio Meloni, Giovanni Sollima. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo CD per Decca, con il Quartetto No. 3 Op. 19 di Zemlinsky e il Quintetto con Clarinetto di Brahms Op. 115 insieme ad Alessandro Carbonare.

 

INFO

Il concerto è ad ingresso gratuito ma i posti disponibili sono esauriti. In caso di maltempo si terrà all’interno del Santuario.

 

LacMus Festival è organizzato dalla libera associazione culturale “Ars Aeterna”, con il sostegno del Comune di Tremezzina e la collaborazione della Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio.