Como, oltre 200 in piazza Verdi per dire no al razzismo: i ragazzi ricordano George Floyd foto

Nel pomeriggio la manifestazione Black lives matter. Manifestanti inginocchiati e con pugno alzato in apertura

Più di 200 persone si sono radunate questo pomeriggio in piazza Verdi, a Como, per ricordare che “No justice, no peace” e onorare la memoria di George Floyd, ucciso nei giorni scorsi dalla Polizia in America. L’assassinio del quarantaseienne afroamericano da parte della polizia statunitense ha fatto esplodere in tutto il mondo proteste legate al movimento “Black lives matter”. Como, grazie a Unione degli studenti e Como senza frontiere, non è mancata all’appello nel pomeriggio.

 

Il presidio si è aperto con manifestanti inginocchiati col pugno alzato, nella posa simbolo del movimento antirazzista e antisovranista americano, per 8 minuti. È infatti durata 8 minuti e 46 secondi la strenua resistenza opposta da Floyd alla morte, prima di arrendersi e spirare sotto il ginocchio del suo aguzzino. Dopo questo lunghissimo silenzio commemorativo, conclusosi con un applauso liberatorio, si è aperta una lunga carrellata di interventi.

 

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Ludovico, uno dei ragazzi di Uds, ha sottolineato l’importanza di ricordare che Black lives matter non deve essere un’istanza solo negli Usa: anche l’Italia e tutto il resto del mondo devono opporsi al razzismo e alla violenza della polizia, rifiutando qualunque discriminazione e forma di sovranismo. Fabio Cani, portavoce di Csf, è intervenuto per secondo ringraziando le ragazze e i ragazzi che hanno portato in piazza la protesta declinandola non solo in termini antirazzisti, ma anche antifascisti e democratici. Questi tre elementi non devono infatti essere visti come unità separate, ma devono necessariamente coesistere, non potendo prescindere l’una dall’altra.

 

Sono state veramente tante le persone che hanno preso parola, chi inneggiando a un mondo migliore, chi ribadendo i valori fondanti della lotta contro le disuguaglianze, chi esortando le nuove generazioni a farsi portatrici del cambiamento verso una società meno violenta e più giusta. Numerosi sono stati anche gli interventi di persone immigrate o figlie e figli di genitori stranieri.
Tra questi va ricordato quello di Mel, studente di origini turche, la ragazza ha letteralmente sbattuto in faccia ai presenti la disumanità del pregiudizio razzista. Sui mezzi pubblici, per strada, nei locali, l’odio razziale insegue Mel quotidianamente, senza che lei abbia alcuna colpa se non quella di essere “diversa”. Paradossalmente, lei può ritenersi fortunata, perché in un mondo razzista come il nostro il pregiudizio arriva anche a uccidere; George Floyd, ha sottolineato la ragazza, è solo l’ultimo di una lunga lista di persone uccise per la loro diversità, vittime dell’ignoranza altrui e di società che non hanno ancora sconfitto (e anzi spesso tollerano) l’odio contro l’alterità

 

(foto di Pietro Caresana e Fabio Cani per Ecoinformazioni)