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giovedì, 27 gennaio 2022 - Aggiornato alle 23:02

L’Arci di Como contro le aperture di fabbriche e attività commerciali in Lombardia

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L’Arci di Como dice chiaramente “NO ai sacrifici umani sull’altare del profitto privato”. A conclusione del Consiglio direttivo provinciale tenuto ieri, l’associazione di promozione sociale considera sconsiderata e pericolosa la scelta della Regione Lombardia di dichiarare conclusa l’emergenza quando essa è purtroppo ancora in atto.

Dice il presidente provinciale Gianpaolo Rosso: “I nostri circoli fin dall’inizio dell’epidemia hanno seguito tutte le indicazioni che il governo ha emanato a protezione della popolazione. I provvedimenti, che pure limitano fortemente le libertà individuali dei cittadini, sono stati giudicati dolorosi, ma necessari. Conoscevamo la situazione miseranda del sistema sanitario della Lombardia […]. Quando abbiamo visto che non veniva equipaggiato con i vitali presidi neppure chi come il personale della sanità lottava per ciascuno di noi, ancora più fortemente abbiamo rispettato le indicazioni del distanziamento fisico, abbiamo invitato tutte e tutti a stare a casa. Lo facciamo ancora adesso perché abbiamo compreso che alla mancanza culturale e organizzativa della Regione Lombardia può essere contrapposto in tempi brevi solo uno straordinario impegno di civismo attivo, limitando almeno in parte il disastro e contribuendo a rendere più breve lo stallo delle strutture ospedaliere.

Una storia terribile quella che viviamo in Lombardia che sembra poterci riservare un ulteriore incredibile epilogo criminale. Per propaganda politica e per difendere, a danno di tutti, interessi particolari di casta c’è chi non vede l’ora di aprire senza adeguate cautele. No l’Arci a Como, come in tutt’Italia, non può stare dalla parte di chi vuole fare ancora sacrifici umani alla divinità pagana del profitto privato.

Non abbiamo forse saputo contrastare efficacemente la barbarie politica e giornalistica dei #comononsiferma, #milanononsiferma, #bergamononsiferma, ma oggi diciamo con forza: se la Lombardia riapre il 4 maggio sarà un’ulteriore ecatombe che ci auguriamo il governo italiano non consentirà”.

 

 

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