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Primo morto in Veneto per il Coronavirus, cresce il numero di contagi in Lombardia foto

La situazione resta delicata, apprensione dsa noi. Dieci comuni isolati nel lodigiano, ora emergenza anche a Cremona.

Nelle ultime ore anche in Italia il primo morto per il coronavirus. Adriano Trevisan, di 78 anni, è deceduto all’ospedale di Padova, dove era ricoverato insieme con un’altra persona positiva al virus. Ex titolare di una piccola impresa edile, Trevisan aveva tre figli, una delle quali, Vanessa, era stata sindaco di Vo’ Euganeo di dove sono originari. L’uomo, ricoverato già da una decina di giorni per precedenti patologie, è deceduto all’ospedale di Schiavonia (Padova). “Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire” ha detto il governatore Zaia come riferisce all’Ansa, sezione Benessere e Salute.

coronavirus generico ospedale corsia mascherine

 

Intanto c’è un altro caso di contagio da coronavirus in Veneto. E’ un uomo di 67 anni, di Dolo, ricoverato ora in rianimazione a Padova. Lo riferisce, sempre all’ANSA, il presidente del Veneto, Luca Zaia. Il paziente è transitato dapprima al pronto soccorso di Mirano (Venezia), poi nella rianimazione di Dolo (Venezia), e, in seguito al peggioramento delle condizioni, è stato trasferito a Padova.

E si registra il sedicesimo caso in Lombardia, a Cremona, dove oggi sono state chiuse tutte le scuole. Ovviamente questa situazione non lascia tranqilli nessuno, comaschi compresi che continuano a seguire l’evolversi della situazione con forte apprensione. Nel nostro territorio, però, nessun caso ad ora e nessun contagio registrato. La distanza ravvicinata con le zone finite in isolamento, però, non lascia tranquillo nessuno. Nei bar, ma anche nei luoghi di ritrovo, è questo l’argomento comune di discussione. Nelle farmacie del territorio a ruba le mascherine. E mascherine che vengono indossate in queste ore al pronto soccorso del Valduce e nei reparti. Al Sant’Anna e negli altri ospedali della provincia mascherine per chi presenta sintomi respiratori. Finorta, come detto, nessun caso registrato da noi.

 

 

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Gli italiani al momento positivi al virus sono 16 in Lombardia e uno in Veneto, mentre il diciottesimo, un anziano di 78 anni, non ce l’ha fatta: è morto nell’ospedale di Schiavonia, dove era ricoverato. Ma non è finita: sono centinaia le persone che hanno avuto contatti diretti con loro e sono in attesa di conoscere i risultati dei test e più di 50mila cittadini in provincia di Lodi sono, di fatto, in quarantena a casa loro.

Il ‘caso indice’ del Lodigiano sarebbe un 38enne di Codogno che martedì 18 si è presentato all’ospedale con sintomi influenzali ma che, al termine della visita, è stato rimandato a casa. Il giorno dopo l’uomo è tornato e questa volta è stato ricoverato fino a giovedì sera, quando i test hanno dato il responso: positivo al coronavirus. Immediato è scattato l’isolamento al Sacco di Milano. Ma era già tardi. Nei giorni precedenti il 38enne ha infatti condotto la vita di tutti i giorni, incontrando decine di persone: è andato al lavoro, nel reparto amministrazione dell’Unilever di Casalpusterlengo, ha partecipato a due corse – una mezza maratona a Santa Margherita Ligure il 2 febbraio e una il 9 con la sua squadra a Sant’Angelo Lodigiano – ha giocato a calcetto, è stato ad almeno tre cene e incontri di lavoro. Come ha preso il virus? Al momento l’ipotesi prevalente è che possa esser stato contagiato durante una cena con un suo amico. Quest’ultimo, un italiano che lavora per la ‘Mae’ di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, è rientrato dalla Cina il 21 gennaio. Agli inizi di febbraio, tra l’1 e l’8, ha accusato dei sintomi influenzali e proprio in quei giorni ha incontrato il 38enne. L’uomo è però risultato negativo ai test, il che può significare solo due cose: o non è lui il portatore o ha avuto il virus, è guarito e ha sviluppato degli anticorpi. Lo diranno i risultati degli esami del sangue in corso allo Spallanzani. Oggi (sabato 22) rimarranno chiuse tutte le scuole nel Comune di Cremona.

A CHE PUNTO SIAMO COL CORONAVIRUS?

Quel che però è già certo è che dal 38enne il virus si è diffuso in almeno altre 15 persone: la moglie, un’insegnante che è in maternità e solo per questo non ha avuto contatti con gli studenti, un suo amico con cui corre abitualmente, 5 tra medici e sanitari e 3 pazienti dell’ospedale di Codogno, 3 anziani tra i 70 e gli 80 anni clienti di un bar gestito dal padre dell’amico corridore ed una quattordicesima persona di cui non si sa niente, se non che non è il medico di base che aveva visitato il 38enne. Il quindicesimo positivo in Lombardia è un paziente ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Cremona.

“Nostro figlio è gravissimo – confermano i genitori del 38enne, in autoquarantena a casa – è intubato, è una cosa penosa, siamo distrutti”. Il lavoro che si sta facendo ora è ricostruire tutti i contatti avuti da queste persone. Che sono centinaia se non migliaia. Tanto per essere chiari: solo il 38enne ha avuto rapporti con 120 colleghi dell’Unilever, 70 tra medici e personale sanitario e 80 persone che fanno parte della sua più stretta cerchia, a partire dai 40 della sua squadra di corsa. Ecco perché la Regione, d’intesa con il Governo, non ha potuto far altro che far scattare una serie di “misure restrittive” in 10 comuni, un’area dove abitano 50mila persone. Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano sono in isolamento. “Il piano adottato prevede scelte forti” spiega il ministro della Salute Roberto Speranza elencandole: una permanenza domiciliare ‘obbligatoria’ e la sospensione di ogni manifestazione pubblica, di attività commerciali, lavorative, sportive e scolastiche