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“Cucinare al fresco”, nato nel carcere del Bassone, è un progetto che dà speranza foto

"Cucinare al fresco", nato nel carcere del Bassone, è un progetto che dà speranza

Dal “Mandato di cottura” di Como, al “Diario dei sapori”di Bollate, per approdare ad “Assapori(amo) la libertà” a Varese, fino a “Mani in pasta” di Opera. Sono i quattro laboratori che condividono un unico e solo progetto: Cucinare al fresco, ovvero una raccolta di ricette realizzate rigorosamente dietro alle sbarre. Autori dell’iniziativa non grandi chef e nemmeno scrittori di professione, ma quattro gruppi di reclusi che si sono messi in gioco per realizzare una pubblicazione dedicata al food.

Una sperimentazione avviata due anni fa all’interno dell’Istituto del Bassone di Como, grazie all’allora direttore Carla Santandrea, entrata poi nel carcere di Bollate, al femminile, a Varese e ora anche a Opera, con una collaborazione da poco avviata con Alba.
L’iniziativa è coordinata da Arianna Augustoni e, da qualche settimana, questa la grande novità, il progetto è entrato a regime in tutte le strutture penitenziarie italiane con il benestare del DAP, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il coordinamento del Prap della Lombardia.

Il progetto non è solo un laboratorio, ma ha un valore più profondo in quanto i detenuti, durante le lezioni raccontano le loro emozioni, le speranze, le difficoltà e, seppur con difficoltà, assaporano la libertà attraverso i sorrisi che si condividono o le notizie che vengono raccontate. L’iniziativa è nata proprio per portare all’esterno i sapori e i profumi della cucina vissuta dietro le sbarre.

Il ricettario è quindi una sperimentazione di idee profumate e morbide come sono loro, le interpreti, le donne e gli uomini che, attraverso mille conflittualità e tanta voglia di riprovarci, hanno accettato la sfida di scrivere una parte di loro con una ricetta. – spiega
Arianna Augustoni nel video – Proprio con il cibo questo percorso ha portato a un risultato e, come la musica ha un linguaggio universale, anche la cucina si è confermata uno strumento per accomunare i mille volti del mondo”.

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All’inizio ogni Istituto aveva la propria pubblicazione, poi tutto è andato in rete, a sistema e i contributors ora lavorano su un prodotto editoriale unico che li unisce, li mette in gioco e li fa lavorare cercando di raggiungere obiettivi sempre più elevati. Dalle semplici ricette per
principianti, si passa ai piatti più elaborati, a quelle pietanze che, con pochi ingredienti, scaldano il cuore e riportano ai bei pensieri, ai momenti trascorsi in famiglia.

L’iniziativa è nata per caso, da una fortuita chiacchierata coi detenuti, una conversazione che in poco tempo ha reso partecipi tutti i presenti e tutti quanti hanno deciso di impegnarsi per “fare qualcosa di buono”, sia in cucina che nella vita. Parole, sapori, profumi, ingredienti sono il
“sale della vita”, fattori in grado di unire e di sviluppare nuove sensazioni e nuovi bisogni come quello di raccontarsi. Si tratta di una sorta di esperienza per approfondire la conoscenza e l’esternazione dei sentimenti in chiave enogastronomica.

Oltre a raccontare la preparazione di ogni piatto, viene spiegato come ci si deve arrabattare per costruire e mettere in pratica una ricetta, con quali strumenti tempi, sempre molto dilazionati nell’arco della giornata.

cucinare al fresco magazine

Dagli ingredienti del carrello, a quelli della spesa, passando da quanto entra dall’esterno, il ricettario e il magazine sono un percorso di vita e di speranza. In cucina, la preparazione di un piatto è un linguaggio che ha accomunato i detenuti delle carceri e li ha uniti per raggiungere un
importante obiettivo: quello di dimostrare che, anche loro, sanno fare qualcosa di unico.

Cucinare al fresco è ora una testata giornalistica registrata in Tribunale a Como e, la realizzazione del progetto, è stata possibile grazie al contributo della Eye Communication, con Alessandro Tommasi e Giuseppe Bevilacqua, che hanno seguito la grafica e anch’essi impegnati, come l’ideatrice del progetto, Arianna Augustoni, a titolo di volontariato perché tutti quanti vogliono portare un sorriso dietro alle sbarre.

Un traguardo raggiunto grazie anche al sostegno di tutte quelle persone, Associazioni e Banche che ci hanno creduto e offerto il proprio contributo come i Lions di Cernobbio, la Banca di Credito cooperativo di Cantù e” conclude Arianna Augustoni