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Dai diamanti non nasce niente, dal Gloria nascono i fiori foto

di Sabrina Sigon

«Oggi è già una giornata particolare e bellissima perché siamo qui a suonare Fabrizio De André, la nostra stella guida. Ma questo pomeriggio, proprio un’ora fa, mi hanno chiamato dall’etichetta discografica, Latlantide».

Incontro Renato Franchi pochi minuti prima che salga sul palco della 14esima serata-tributo a Fabrizio De André al Teatro Gloria di Como – serata di cui è anche l’organizzatore e il direttore artistico. È molto contento, e mi racconta subito della bella novità che lo vedrà presente a Sanremo fra pochi giorni.

«Siamo stati designati dalla nostra etichetta discografica Latlantide a presentare il nostro ultimo album InCanto all’evento collaterale che si svolgerà nel pomeriggio nello spazio del club Tenco a Sanremo in contemporanea al Festival della canzone italiana!», dice giustamente soddisfatto Renato e continua: «Siamo contenti, onorati e anche commossi perché è una cosa particolare. Erano anni che aspiravo a questa possibilità ed è arrivata così, come un incanto. Questo è il risultato del nostro percorso musicale, un percorso che, evidentemente, lascia le sue tracce; da tanti anni siamo sulla strada della musica di un certo valore, di un certo impegno, a volte ci sono delle delusioni ma questa volta invece, c’è una conferma e una gratificazione che ci onora».

Il concerto comincia proprio con Renato Franchi e l’Orchestrina del Suonatore Jones con il pezzo Invincibili. «Brano scritto da Cristiano De André e dedicato a suo padre», racconta Renato. «Non so quante persone lo sanno. Lui vedeva il padre che scriveva di notte, suonava di notte, “Bevevi troppo/fumavi un po’”, dice la canzone. Le due cause, purtroppo, che hanno portato alla sua morte.   Ci sentivamo invincibili/ci sentivamo così».

Com’è organizzata questa manifestazione?

«A queste manifestazioni chiedono di aderire tanti gruppi, questa sera ce ne sono cinque, tutte band di qualità. Alessio Lega, per esempio, ha preso la Targa Tenco Interpreti 2019. Tutti gli anni, poi, cerco di fare nuove proposte, riservando magari questo spazio a gruppi che so che, durante l’anno, ne hanno avuto di meno. C’è un taglio qualitativo ma la priorità di queste manifestazioni è far suonare artisti che non hanno una presenza costante sui palchi».

Ma tutte le quattordici edizioni le hai seguite tu?

«Tutte, dalla prima fino a quella di oggi che, speriamo, porti fortuna. Noi diciamo sempre: dai diamanti non nasce niente, dal Teatro Gloria nascono i fiori».

Quando nasce la tua passione per Fabrizio De André?

«Ne “La mia prima volta con Fabrizio De André. 515 storie” – libro a cura di Daniela Bonanni e Gipo Anfosso – c’è anche il mio racconto Tutta colpa di un jukebox. Ero a Pegli, al mare, e negli anni sessanta imperversavano i Beatles, i Rolling Stones, Little Tony, Rita Pavone e tanti altri quando ecco, a un certo punto, dal jukebox parte una fisarmonica: era la Ballata del Michè. Mi piacciono le cose che rompono gli schemi. Ho chiesto chi fosse che suonava, il ragazzo quasi mi ha insultato “Come non conosci De André”, mi ha detto. Avevo sedici anni e, senza saperlo, mi trovavo a cento metri da dove è nato Fabrizio. Da quel momento ogni volta che usciva un suo disco lo compravo, imparavo i pezzi e, dopo qualche anno, ho cominciato anche a inserire i suoi brani nel mio repertorio. Dopo la sua scomparsa ci siamo trovati a rendere più corposo questo amore con altri musicisti, altre persone, le formazioni poi sono cambiate nel corso del tempo».

Anche il nome del gruppo: l’Orchestrina del Suonatore Jones, arriva da De André

«Con il termine “Orchestrina” abbiamo coniugato l’amore per la musica popolare per le orchestrine di un tempo e Il suonatore Jones, De André, Spoon River, la letteratura. Un nome ambizioso ma che ci sembra di aver portato con dignità».

 

E il vostro InCanto?

«La nostra produzione guarda al rock mondiale, alla canzone d’autore, ha radici nella musica popolare – anche le canzoni degli alpini, Ta pum, il Testamento del Capitano, per farti un esempio, che nulla hanno da invidiare ad alcuni brani di Bob Dylan – che però cerchiamo di attualizzare. Fabrizio De André è la nostra stella guida, poi ci sono anche Bertoli, Tenco, De Gregori, Fossati. Il nostro brano Rondini ha proprio una struttura armonica e melodica che prende dalla musica popolare, ci trovi le radici che però, come dicevo prima, vanno aggiornate. Un artista che ha fatto questa operazione importante è Massimo Bubola. Come si dice, le radici servono per mettere le ali; la mia attenzione è questa. Un altro pezzo dell’album, Rock Paradise, è dedicato al vinile e ai negozi di dischi che stanno scomparendo, e richiama al rock and roll degli anni cinquanta, quello che sentivamo da ragazzi. Sentieri passati che rappresentano un punto di partenza e richiedono attenzione».

Per la chiusura del concerto la “Faber session” di tutti gli artisti, poi la frase, immancabile, di Renato: «È meglio lasciarci che non esserci mai incontrati» e anche quella di Fabrizio De André che, nonostante parta da lontano, arriva: «Quando non hai niente da dire mettiti in ascolto delle cose belle che ci sono in giro».

E la serata del Gloria è stata una di queste.

renato franchi

14esimo tributo a Fabrizio De André a 80 anni dalla sua nascita

Alessio Lega & Guido Baldoni – Milano

Brocantage – Cremona

Those – Varese

Laura Matarazzo/Luca Sassi/Giuseppe Magnelli – Como

Renato franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones – Legnano (Mi)