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Che guaio.....

Carlazzo, abeti di Natale devastati dai cervi: il grido di allarme della Coldiretti Como

La situazione di Bruno Gandola: nessun incasso perchè gli animali gli hanno distrutto tutto nonostante le reti di protezione

15 anni di lavoro, gli abeti che crescono piano piano, fino ad essere pronti per essere venduti in vaso. Venti euro l’uno, cinquanta per i più grossi: un guadagno modesto dopo tanto tempo e tante cure: ma Bruno Gandola non incasserà nemmeno quei pochi soldi, perché i selvatici (in questo caso i cervi) che hanno distrutto i suoi alberelli hanno trasformato un periodo di festa in un momento da incubo. Tutto rovinato nel suo vivaio di Carlazzo, dove Gandola coltiva, con i suoi abeti di Natale, un’autentica passione per le piante e un territorio montano che vive proprio grazie al presidio attivo delle imprese agricole. Lo rende noto Coldiretti Como con il suo presidente Fortunato Trezzi

Il vivaio di Gandola non è che l’ultima vittima di una situazione-limite, che già ha visto le imprese agricole della zona alle prese con le devastazioni di cervi e cinghiali nei campi e nei prati non distanti dal lago di Piano. “La distruzione degli abeti di Natale è la goccia che fa traboccare un vaso ormai colmo” dice Fortunato Trezzi che, nel raccogliere le istanze delle imprese del territorio, torna a chiedere “fatti e soluzioni, non semplici parole. Nella zona di Piano Porlezza, ma anche in ampie aree delle due province di Como e Lecco, si è ormai passato ogni limite di tollerabilità. Ciò anche per la sicurezza dei cittadini, che sono a rischio costante di incontri poco graditi con gli animali selvatici mentre guidano tranquillamente la propria autovettura: lo scontro con un animale selvatico, soprattutto se di grosse dimensioni, può avere conseguenze drammatiche”.

 

C’è un altro elemento importante di riflessione in ordine agli alberelli di Natale distrutti: “Si tratta di un colpo al cuore del territorio, dato che nelle aree montane, in particolare, la coltivazione degli abeti svolge un ruolo importantissimo. Essa riguarda anche terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline ed a combattere l’erosione e gli incendi. Grazie agli alberi di Natale è quindi possibile mantenere la coltivazione in molte aree di montagna con il terreno lavorato, morbido e capace di assorbire la pioggia in profondità prima di respingerla verso valle evitando i pericoli delle frane, mentre la pulizia dai rovi e dalle sterpaglie diminuisce il pericolo d’incendi”.

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