La Scintilla: Aida, racconto di una notte a Teatro

Il freddo, impadronitosi delle nostre mani e dei nostri piedi, ci spinse verso un pub per riscaldarci dopo le riprese per un video di Ciao Como Radio. Tutti speaker, colleghi, amici.

Con ancora una bevanda calda o un calice ristoratore di birra tra le mani, uno degli speaker spezzò il riecheggiare di voci al tavolo chiedendo chi fosse disposto a coprire una sostituzione improvvisa per Ciao Como per assistere all’ “Aida” presso il Teatro Sociale di Como.

Prontamente, io, Paola de “La Scintilla”, e La Beuz di “Ciao Como di Mattina e Basta” esplodemmo all’unisono con “io!”.

Improvvisamente la nostra serata si tinse di toni lirici, poetici e sognanti. Conosciute la sera stessa solo poche ore prima, ci ritrovammo compagne di Teatro.

Venerdì 29 Novembre 2019 alle ore 20 inizia il I atto dell’Opera drammatica di Giuseppe Verdi, il cui libretto fu a cura di Antonio Ghislanzoni; rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera de Il Cairo il 24 dicembre 1871.

Sono ancora bloccata per le strade di Como, invasa di pomeriggio dallo sciopero per il clima, uno dei temi più importanti della mia vita, se non fosse che gli scioperi così strutturati causano un’impennata delle emissioni gas su una città già coperta da smog.

Percorro la strada che mi separa dal teatro a gran passi e col cuore in gola, un po’ per la consapevolezza di essermi persa parte del I atto, un po’ per l’emozione.

Arrivata al teatro, una maschera mi accompagna verso il palco XI di sinistra.

 

Il suono vellutato dei passi sui gradini, la luce calda che si sprigiona nei corridoi, lo sguardo che si perde sui muri e sulle porticine di accesso ai posti, di un bianco sgranato e vissuto, aprono i pensieri verso ricordi mai vissuti in questa vita, più antichi; sembra quasi che le vecchie opere stiano risuonando dai muri che ne custodiscono note, emozioni, il brusio delle voci degli spettatori, sguardi.

Mi sento pervasa da un calore improvviso; nella velocità con cui la maschera mi ha accompagnato al posto assegnatomi, quasi mi spiace non essermi assaporata di più questo momento solenne nell’intimità dei corridoi.

Quasi, sono contenta di essere arrivata in ritardo ed essermi potuta godere il silenzio dei corridoi e il riecheggiare delle note dell’Aida che già risuona in lontananza.

E’ proprio vero, l’attesa è essa stessa il piacere.

La maschera non mi lascia il tempo di allungare la mano per aprire la porta del palco XI; alzando lo sguardo dalla maniglia all’orizzonte, dinanzi ai miei occhi ammiro lo schiudersi dell’intero teatro, le vibrazioni degli strumenti musicali, la scintilla degli occhi degli artisti.

Incrocio lo sguardo della mia collega di radio, Beuz, forse un po’ assonnato per la mole di lavoro della settimana, ma sicuramente ispirato e già emozionato.

 

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Ci siamo lasciate rapire dall’intensità della voce di Aida, interpretata dal soprano Maria Teresa Leva, dalla bellezza disarmante di Amneris interpretata dal mezzosoprano Cristina Melis, dal luccichio degli occhi di Radamès interpretato dal tenore Samuele Simoncini e dalla prestanza vocale e mimica facciale del basso Francesco Milanese nei panni del Re d’Egitto.

Anche se l’acustica migliore si ha frontalmente al palco, una delle gioie che ci siamo assaporate è stata quella di essere direttamente al di sopra dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In questo momento, io e Beuz ci siamo rese conto dello stesso amore che ci spinge verso la musica.

Abbiamo ammirato il tocco dei musicisti sui loro strumenti, eh sì, lo ammettiamo, ci siamo anche divertite molto a osservare i movimenti tra un atto e l’altro, cosa fa un musicista quando non è il suo turno allo strumento.

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L’eleganza delle sacerdotesse, i cori, i costumi, la scenografia, le trombe egiziane suonate sul palco, tutto sembrava trasportarci in un’altra epoca.

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Quando fanno la loro apparizione il Tempio di Vulcano e la tomba di Radamès, capiamo di esser ormai giunte alla fine del viaggio, così come Aida e Radamès trovano fine delle pene terrene nella cripta e un nuovo inizio per il loro Amore proibito.

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Più volte il culmine dell’emozione ha sfiorato le mie guance con lacrime e riempito lo stomaco di coraggio e tumulto nei momenti di massima espressione musicale.

L’ultima pagina girata degli spartiti, la comparsa sul palcoscenico del regista Stefano Trespidi che ha ripreso l’allestimento studiato da Franco Zeffirelli nel 2001 e del Direttore d’Orchestra Francresco Cilluffo scandiscono il saluto finale al pubblico.

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La mia mente non riesce a non vagare verso la trasposizione cinematografica del 1953 con una affascinante Sophia Loren nel ruolo di Aida, con la voce di Renata Tebaldi.

Mi viene in mente di non aver ancora visto il film di animazione del 2001 “Aida degli Alberi”, liberamente ispirato all’Opera lirica “Aida”, con la colonna sonora curata da Ennio Morricone, in cui l’ambientazione non è più l’Antico Egitto bensì un mondo fantasy e il finale pare essere meno tragico dell’Opera verdiana.

 

Aida è finita, ma io e Beuz abbiamo trovato ognuna nell’altra una compagna di Teatro; che per chi ama la musica e l’espressione umana, è come aver trovato una compagna di viaggio, di avventura.

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Paola Binda, La Scintilla