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“Moro” opera lirica di Andrea Mannucci in Sala Bianca per “Camera con Musica Oggi”

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Dopo i primi due appuntamenti e l’accoglienza positiva da parte del pubblico, mercoledì 20 novembre, ore
18.30, ritorna nella Sala Bianca del Teatro Sociale un nuovo cammeo legato alla contemporaneità. Il terzo e penultimo appuntamento di Camera con Musica Oggi narra uno degli episodi più emblematici degli ‘Anni di Piombo’: il rapimento (16 marzo) e l’assassinio (9 maggio) di Aldo Moro nel 1978 in “Moro”, opera tragica in un atto e 11 scene, composta da Andrea Mannucci nel 2011, su testo di Marco Ongaro.  Ad eseguire la composizione la New Made Ensemble, con Dario Giorgelè, baritono; Carlotta Bellotto, soprano; Enrico Frigo, tenore; Nadina Calistru, soprano; Piero Facci, basso. Sul podio il compositore Andrea Mannucci in veste di direttore.

camera con musica oggi

Mannucci, Pontremoli 1060, ha studiato pianoforte, composizione e direzione d’orchestra presso il conservatorio di Parma, decisiva alla sua impronta musicale è la conoscenza con Aldo Clementi che lo presenta al Festival Pontino 86. Le sue composizioni, che sono state eseguite e radiotrasmesse in Italia e all’estero, “Moro” del 2011, è una delle più famose, composto a trentatré anni di distanza da uno degli episodi più cruenti della storia politica italiana, l’opera tragica in un atto e 11 scene venne eseguita in prima italiana il 12 marzo 2011, nella Cattedrale di Verona.

L’opera tragica si svolge nello spazio simbolico dei giorni di prigionia di Aldo Moro. Dall’agguato di Via Fani alla morte del Presidente, il canto narra l’intimo travaglio di chi era uomo di potere e del potere è stato deprivato, di chi ha lavorato all’edificazione della convivenza civile e si è visto privato della libertà. Il travaglio intimo di chi prende coscienza dell’ineluttabilità del proprio destino, il destino che tutti accomuna: la morte.
Nel corso di tale tragitto, l’immagine dell’uomo politico trasfigura in una dimensione spirituale che trascende non solo gli opposti schieramenti della cosa pubblica, ma anche le diverse concezioni confessionali, raggiungendo al culmine l’universalità che lega Cristo a Socrate e i massimi valori classici a quelli della cristianità. La forma di tragedia classica assunta dal testo teatrale persegue questo spunto unificatore.

L’Angelo e Cassandra, unici personaggi a dialogare con Moro nel suo angusto carcere, rappresentano tale dualità e tale identità sostanziale. La morte non è una questione politica né di confessione, la morte riguarda tutti e tutti ci si trova al suo cospetto, alla fine, con maggiore o minore dignità. Nella tragedia, classica o moderna, non c’è spazio per le polemiche. È qui che la figura di Moro diventa modello simbolico, emblema del passaggio umano dalla prigionia corporale all’infinita libertà dell’essere. Nell’accettazione di tale passaggio, dopo la sofferenza dell’immancabile bilancio di una vita e del distacco dagli affetti, l’Essere, il suo intelletto e la sua spiritualità escono rafforzati ben oltre i vacui destini del mondo materiale.

Una lettera non spedita e l’ultima lettera di Moro compaiono, parafrasate poeticamente, in due diverse scene del testo, che in generale è espressione lirica di una riflessione umana sull’immanenza e la trascendenza cui l’arte da
sempre s’ispira e cui sempre tende. Non una discesa agli inferi, ma un viaggio verso l’alto, che vede nell’Amore, proprio come recita l’ultima missiva del Presidente, l’unico elemento davvero importante.

Opera dal forte impatto corale, è riflessione sulla morte, con l’Angelo e Cassandra (il primo riferimento cristiano e il secondo tratto dalla mitologia greca). Il ritmo è incalzante, reiterato dalle percussioni, e trascina lo spettatore ad una riflessione escatologica universale: “la figura di Moro diventa modello simbolico, emblema del passaggio umano dalla prigionia corporale all’infinita libertà dell’essere. Nell’accettazione di tale passaggio, dopo la sofferenza dell’immancabile bilancio di una vita e del distacco dagli affetti, l’Essere, il suo intelletto e la sua spiritualità escono rafforzati ben oltre i vacui destini del mondo materiale.”

 

Mercoledì 20 novembre – ore 18.30
Moro
opera tragica in un atto e 11 scene
musica di Andrea Mannucci su testo di Marco Ongaro
Operina per baritono, 2 soprani, coro e ensemble (flauto, clarinetto, corno, percussioni, violini 1 e 2, viola,
violoncello)

NEW MADE ENSEMBLE
Dario Giorgelè, baritono – Carlotta Bellotto, soprano
Enrico Frigo, tenore – Nadina Calistru, soprano – Piero Facci, basso
Andrea Mannucci, direttore
Compositore: Andrea Mannucci

 

 

 

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