Terremoto giudiziario, ai domiciliari l’ex eurodeputata Lara Comi: attacco dei 5Stelle foto

Tante amicizie anche nel nostro territorio, recentemente in visita da noi. Le sue parole pochi mesi fa:"Sono innocente e voglio dimostrarlo".

Nuovo terremoto giudiziario nell’ambito dell’inchiesta “La mensa dei poveri”. Questa mattina il Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ha disposto gli arresti domiciliari per Lara Comi, ex eurodeputata di Forza Italia, accusata di corruzione e truffa ai danni del Parlamento Europeo. La Comi, nata a Garbagnate milanese e residente nella zona di Saronno, spesso è stata anche sul nostro territorio. Ha numerose amicizie nel comasco. Pochi mesi fa (foto sopra) era stata in redazione per un saluto.

lara comi in visita alla rfedazione di ciaocomo selfie e foto

 

Dopo le 43 misure cautelari emesse nel maggio scorso, questo è l’ennesimo arresto legato all’operazione “Mensa dei Poveri”. La Legge “Spazzacorrotti”, fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, sta dimostrando che se gli inquirenti hanno a disposizione degli strumenti validi per indagare vengono scoperchiati i Vasi di Pandora”, commenta Raffaele Erba, consigliere regionale pentastellato, comasco.

 

Nell’ordinanza firmata dal GIP Raffaella Mascarino sono finiti nei guai anche altre due persone: Paolo Orrigoni, ex candidato sindaco della Lega a Varese e titolare di una nota catena di supermercati, pure lui ai domiciliari; Giuseppe Zingale, ex direttore dell’agenzia per il lavoro Afol, finito in carcere. “La corruzione diffusa è una vera emergenza nel nostro Paese. Molti cercano di distrarre le persone da questo tema per minimizzare fatti gravissimi. Un plauso alle Forze dell’Ordine che finalmente iniziano a disporre di armi efficaci per il contrasto del malaffare”, conclude Raffaele Erba.

 

QUALI LE ACCUSE PER LARA COMI

I pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, coordinati dal capo della Dda di Milano Alessandra Dolci, contestano ai tre sette capi di imputazione, cinque dei quali riguardano Lara Comi (quattro per episodi per cui era già indagata). Uno riguarda l’accusa di corruzione per la consulenza a favore dell’avvocato Maria Teresa Bergamaschi incassata da Afol: 38mila euro per un doppio contratto, in parte (10mila euro) dirottata a Comi. Vicenda che costa il carcere per corruzione all’ex direttore Giuseppe Zingale, già indagato anche per istigazione alla corruzione per la nomina di Luca Marsico, ex socio del governatore Attilio Fontana, in un ente regionale.
Lara Comi deve anche rispondere di due imputazioni di truffa ai danni del Parlamento europeo. Sotto inchiesta il denaro retrocesso a Comi da un giornalista, suo addetto stampa, a cui Comi aveva aumentato lo stipendio (da mille a tremila euro mensili) per incassarne poi duemila ogni mese.

L’altra truffa (finora inedita) è relativa a un contratto fittizio di consulenza come collaboratore al Parlamento europeo di Nino Caianiello, il cosidetto “burattinaio” delle nomine e degli appalti al centro dell’inchiesta, che però era del tutto ignaro di questa operazione. Gli ultimi due capi di imputazione sono relativi al finanziamento illecito e alle fatture false per la finta consulenza da 31 mila euro incassata da una società di Marco Bonometti, attuale presidente di Confindustria Lombardia, e indagato per la stessa vicenda. La misura degli arresti domiciliari per Lara Comi risulta idonea per il gip Raffaella Mascarino rispetto ai reati contestati.