Giuseppe Guin racconta un delitto sul lago. La presentazione del romanzo a teatro con Davide Van De Sfroos

Anche la presentazione di un nuovo libro è uno spettacolo spettacolo, specie se l’autore è una persona di carisma e comunicativa, nei prossimi giorni due libri “saliranno” sul palco del Teatro Sociale, luogo insolito, ma non inedito per questo tipo di evento. Due scrittori molto amati hanno scelto il teatro cittadino per incontrare i lettori: Giuseppe Guin, giornalista e laghèe adottivo e  Erri De Luca, uomo di cultura e grande umanità, che domenica 17 novembre presenterà “Impossibile”, il suo ultimo romanzo tra coincidenze e verità.

Giovedì 14 novembre alle 18,30 tocca, invece, a “Mano di donna – Delitto d’amore sul Lago di Como” (Dominioni editore), l’ottavo romanzo di Giuseppe Guin che sarà presentato dalla giornalista Giulia Cazzaniga e si avvarrà delle letture di Laura Negretti  con la partecipazione straordinaria di Davide Van De Sfroos. L’ingresso al teatro è libero

Guin, scrittore e giornalista, ex caporedattore del quotidiano La Provincia, si è innamorato del lago di Como da quando vive in un ex rudere che ha trasformato in un accogliente cottage pieds dans l’eau, ribattezzato The Writer’s Nest, situato in una vecchia cava di pietre abbandonata a Faggeto Lario.  In quel nido ricco di suggestione Guin vive i suoi giorni migliori e lì ha scritto i suoi romanzi ambientati sul lago “Qui non succede niente” (2006), “L’amore imperdonabile” (2009), “Portami al lago” (2011) solo per citare i più popolari per i quali è stato accostato a Piero Chiara e Andrea Vitali.

giuseppe guin libro

Nella vicina Pognana si svolge la segreta storia in “Mano di donna”, un amore tra due ragazzi che scuote il piccolo borgo sul lago di Como. Lo scandalo, additato come una vergogna, finisce, però, con il portare alla luce un intrigo di relazioni amorose ben più imbarazzanti e che, da tempo, stanno segnando la vita di alcuni insospettabili del paese. Improvvisamente, a metà degli anni Cinquanta, quell’angolo già burrascoso di lago viene sconvolto da un delitto. Un bracconiere del posto, tal Umberto Scamone, detto il Bandito, viene trovato morto in un vecchio casello abbandonato. L’ultima persona che l’ha guardato negli occhi è una ragazza di nome Marta e i carabinieri non hanno dubbi. “Mano di donna! A uccidere è stata una mano di donna” e le indagini vanno inevitabilmente a frugare tra i segreti più inconfessabili della gente.

Un giallo anomalo, che al lettore si svela già nelle prime pagine, ma lascia i protagonisti del racconto immersi in una serie di enigmi e misteri. La Rosy, moglie del Peppo, è infatti l’amante del Bandito, ma anche la Betta, zia di Marta, frequenta l’Umberto. Il maresciallo indaga su quel morto ammazzato, ma l’Elvio Ciccia, che fa il becchino, ha occultato l’arma del delitto nella bara del morto. La Lina del Murnée e la Ines del Rutamàt, sono le più pettegole vecchie del paese e ne sanno più del maresciallo, ma non più dell’Anna Spurtìna, che infatti fa la chiromante. La maestra Bice, è chiamata da tutti la Catìva, e lo è per davvero, a differenza del Virginio antiquario, che è un gran bonaccione, anche se in realtà fa il contrabbandiere. Il Piero e la Sandra, invece, sono una coppia integerrima e dai sani principi: lui vino rosso in tavola tutte le sere, lei acqua santa in fronte tutte le mattine.

Vite e misfatti che si intrecciano ma, nel frattempo, mentre la gente non smette di malignare e il prevosto seguita a lanciare anatemi sui peccati dei suoi fedeli, un vecchio frate, ritenuto eretico e perfino blasfemo, scrive l’inaspettato epilogo di tutta la storia. Con questo nuovo romanzo, Giuseppe Guin ritorna alle suggestive atmosfere di lago, che hanno caratterizzato i precedenti titoli della sua produzione letteraria.