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Due giorni d’apocalisse. Apocalypse Now: Final Cut, oggi e domani al Gloria

Non inizia con loghi o titoli Apocalypse Now, ma con il rumore di un elicottero che lascia lentamente spazio alla chitarra di Robby Krieger mentre sullo schermo una giungla viene bombardata. In sovrimpressione, al lato sinistro dello schermo, vediamo per la prima volta il protagonista del film, il capitano Willard (l’attore Martin Sheen), a testa in giù. Il fuoco della giungla si confonde con i suoi capelli, il ventilatore appeso al soffitto della sua stanza d’albergo si confonde con le pale dell’elicottero. Complice la musica psichedelica dei Doors, il montaggio di Walter Murch e la follia improvvisata di Martin Sheen (tirerà davvero un pugno allo specchio tagliandosi la mano), a due minuti dall’inizio del film siamo già catapultati dentro un’esperienza audiovisiva unica, un viaggio allucinogeno all’interno della guerra (non solo del Vietnam) e della psiche umana.ù

Torna, per la terza volta al cinema, il film di Coppola considerato oggi uno dei cult della storia del cinema, in questa versione “final cut” la migliore possibile secondo il regista. Oggi e domani, ore 21, lo Spazio Gloria di via Varesina a Como, proietta Apocalypse Now, restaurato e rieditato, per la rassegna “Il cinema ritrovato” in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Il capitano Willard ha una missione: risalire un fiume con una piccola squadra, trovare e uccidere il colonnello Kurtz (la superba interpretazione di Marlon Brando), un pluridecorato americano che sembra aver perso la ragione. Per arrivare a Kurtz Willard inizierà a confrontarsi con il suo io e a rendersi testimone dell’inferno della guerra. Risalire il fiume che “serpeggia tra la guerra come un cavo elettrico, con la spina inserita direttamente dentro Kurtz” vuol dire addentrarsi nella giungla selvaggia del cuore (di tenebra) umano. Un viaggio, quindi, che ripercorre il conflitto dell’Uomo, lo scontro tra bene e male, tra ragione e irrazionalità. Un viaggio fatto di disumanità, d’interessi personali, di assassinii a cuor leggero, di pianti e di paure, di momenti rilassati che si trasformano in scontri a fuoco, di fumo, sangue e urla. Lungo tutto il film siamo circondati dal caos, più proseguiamo più questo caos diventa la natura umana e motivo di sopravvivenza per chi ci vive dentro. “Mai lasciare la barca a meno che uno non sia pronto ad andare a fondo” viene detto. Kurtz ha lasciato la barca e ora viene visto come un dio.

apocalypse now final cut

E’ alla fine del viaggio, nel cuore oscuro  del tempio di Kurtz  che il buio ci circonda. Gli ultimi trenta minuti richiamano il prologo psichedelico dando vita a una delle sequenze più celebri e potenti della storia del cinema. La morte di Kurtz alternata al sacrificio del vitello, i lampi che illuminano per un istante un Willard ricoperto di fango, il fumo che si alza dalle acque rendono il film una vera e propria esperienza cinematografica.

This is the end, si compie l’apocalisse che non è solo la fine del sogno americano, non è solo la denuncia sulla mancanza di senso della guerra (del Vietnam, ma non solo), ma anche il rendersi conto che l’uccisione del padre non è più un atto sovversivo da parte del figlio.

apocalypse now final cut

Il 15 e 16 ottobre, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola torna al cinema Gloria, restaurato dai negativi originali e nella nuova versione Apocalypse Now: Final Cut, una specie di compendio tra la versione cinematografica originale e la ben più lunga Redux. È un’occasione preziosa per riscoprire un film che, qualunque durata abbia, non invecchia di un giorno.