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Bitcoin: a Como ci puoi prendere un caffè; in Nuova Zelanda, lo stipendio. L’evoluzione della criptovaluta

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Tutti sono al corrente ormai della popolarità del Bitcoin, ritenuta la più grande criptovaluta al mondo per capitalizzazione di mercato. Dopo il crollo dal suo massimo valore alla fine del 2017, fino ad un lento declino giunto al suo culmine nel dicembre 2018 – dove il Bitcoin veniva scambiato a 3.285 dollari, – la criptovaluta per eccellenza ha visto risalire il proprio valore fino ai 10.000 dollari nell’ultimo mese.

Per il crescente apprezzamento, oggigiorno investitori ed esperti di finanza non sono i soli interessati ad investire in Bitcoin, ma anche operatori di diversi settori stanno iniziando a tenerne d’occhio l’andamento, spaziando quindi dall’industria del turismo – che ha pensato bene di integrare la tecnologia blockchain per migliorare i propri servizi – a quella alimentare (ne è un esempio, in questo senso, la nota catena di fast food KFC, che in Canada ha introdotto sui banconi un cestino di pollo fritto acquistabile in Bitcoin).

Il fascino della criptovaluta ha colpito anche l’Italia, che a poco a poco sta strizzando l’occhio all’introduzione di questo nuovo metodo di pagamento anche per acquisti semplici e quotidiani come prendere un caffè al bar. È quel che è successo a Como, dove all’Olly Bar di Tavernerio è possibile pagare un caffè utilizzando una Bitcoin card.

Fino a qualche anno fa, solamente convertire denaro in Bitcoin era molto difficile; oggi esistono delle piattaforme apposite che permettono di acquistare criptovalute previa semplice registrazione e identificazione del cliente. Il denaro viene versato tramite bonifico o carta di credito per poi essere convertito nella criptovaluta che si desidera. Gli utilizzi sono molteplici: c’è chi la detiene in un portafoglio elettronico per riconvertirla in seguito a un apprezzamento per ricavarne profitto, chi preferisce invece dedicarsi agli investimenti attraverso piattaforme di trading online e chi invece decide di utilizzarla proprio come farebbe con il denaro tradizionale, come il caso dei clienti dell’Olly Bar.

Rimanendo sempre in tema caffetterie, anche la nota catena Starbucks potrebbe aprirsi al mondo del Bitcoin anche se per il momento sembra che i pagamenti in criptovalute saranno riservati solo alle caffetterie degli Stati Uniti. La notizia è molto fresca, ma si suppone che la Starbucks potrebbe accettare Bitcoin e altcoin come pagamento dalla fine del 2019.

Questa collaborazione potrebbe rendere la popolare catena di caffè una sorta di “pioniera” e invogliare altre società a far lo stesso, combinando il loro business alla blockchain e alle monete elettroniche.

Generico

Un grosso passo in avanti in questo senso è stato fatto in Nuova Zelanda, dove le autorità fiscali hanno dato l’ok alle società per il pagamento degli stipendi in Bitcoin ed altre criptovalute. L’Inland Revenue Department tuttavia rende legale ciò a patto che vengano rispettate tre condizioni: la prima prevede che le aziende versino lo stipendio in criptovalute solamente ai lavoratori dipendenti – vengono pertanto esclusi tutti i liberi professionisti. La seconda condizione stabilisce che il salario corrisposto in criptovalute debba essere versato solo per quei dipendenti che godono di stipendio fisso. Infine, la terza condizione chiarisce che l’ammontare in criptovalute debba essere parte regolare della retribuzione del dipendente.

Sebbene non vi sia dubbio dell’apertura neozelandese nei confronti delle criptovalute, legalizzando il pagamento degli stipendi con esse, rimangono alcuni aspetti controversi che emergono anche dalle parole di un commissario dell’Agenzia delle Entrate del paese secondo il quale le criptovalute non devono essere considerate come denaro a tutti gli effetti, in quanto non sono emessi dal governo, pertanto sono prive di corso legale. Sottolinea in particolare che le monete elettroniche non sono generalmente accettate come mezzo di pagamento ovunque, e presentano inoltre varie criticità dovute alla loro volatilità e all’incapacità di essere una riserva di valore.

Nonostante le diverse polemiche, la Nuova Zelanda ha introdotto Bitcoin e altcoin nel proprio sistema, incoraggiata in un certo senso anche dalla notizia che vede la nascita della criptovaluta di Mark Zuckerberg, Libra, la quale di certo ha accresciuto ulteriormente il successo delle monete digitali, ponendo forse le basi a una loro diffusione sempre più massiccia nella quotidianità.

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