Asili nido a Como, troppi bimbi esclusi. La protesta del consigliere Lissi e dei genitori

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Ieri il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati ha parlato di più diritti per i bambini e loro famiglie, in tutti i Comuni d’Italia “Facciamo in modo che tutti possano, in base alle fasce individuate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, avere un servizio che prima non c’era. Raggiungiamo così un altro obiettivo che c’eravamo dati come Movimento 5 Stelle, sia all’interno della compagine governativa che parlamentare”. Un passo importante per gli asili nido del nostro Paese, soprattutto per quelle realtà in cui non esisteva un’offerta, stabilendo un livello minimo e massimo di servizio che viene riconosciuto a tutti i Comuni, redistribuendo il Fondo di solidarietà comunale.
Alla soddisfazione del Vice Ministro si contrappone la situazione a Como dove 109 bambini restano in lista d’attesa per sapere se potranno accedere a uno dei nove asili comunali. Quattro le situazioni più critiche, via Zezio, via Palestro, via Giussani e via Italia Libera. La carenza di personale è la motivazione che il Comune adduce alle tante domande che restano in stand by, molte delle quali sono destinate a non trovare riscontro.

“Il centrodestra che pensa tanto alla famiglia dov’è? A Como no di certo!”, rincara la dose Patrizia Lissi, consigliera comunale del Pd, dopo la sua preliminare, in Aula, dove denunciava che negli asili nido comunali non c’è più posto e i bambini che rimarranno tagliati fuori sono oltre un centinaio.

“Il problema degli educatori c’è sempre stato, quindi potevano pensarci prima che la situazione degenerasse. Con il sindaco Lucini, noi avevamo azzerato le liste d’attesa. A questo punto la domanda sorge spontanea: vogliono mantenere o no questo servizio comunale? Hanno intenzione di assumere educatori o lasciare cadere anche questa importante offerta per i cittadini comaschi? Lo dicano chiaramente, così almeno le famiglie sanno come organizzarsi”.

Generico

Ma questa amministrazione comunale non è nuova a un atteggiamento di non risposta sui temi del welfare e ogni tot mesi devo intervenire per mettere il dito in una piaga che, evidentemente, il sindaco preferisce lasciare che si allarghi – prosegue Lissi –. Vogliamo parlare dei centri estivi? Ne è rimasto solo uno in centro città. O dei centri di aggregazione giovanile? Quello che è stato chiuso ha avuto forti ripercussioni sul territorio e questo perché non è chiaro al centrodestra che nelle periferie sono punti di incontro fondamentali. Gli spazi gioco dedicati ai più piccoli? Assolutamente diminuiti”.

Per la consigliera Pd le azioni del sindaco e della Giunta di Como sono “l’emblema dell’incoerenza: ma come? Sono quelli che sbandierano slogan come ‘prima gli italiani’ e poi non danno i servizi ai comaschi? Hanno persino nominato la nostra concittadina Ministro della Famiglia e poi non si preoccupano dei problemi che si ripercuotono sulle famiglie? Chissà Landriscina e Locatelli a quale famiglia stanno pensando…”, conclude Lissi.

I genitori dei bimbi dell’asilo “Le Caravelle” di via Giussani a Rebbio, di fronte ad una situazione che peggiora ogni anno, hanno lanciato una petizione on line dai toni forti. Qui la loro protesta:
Il comune di Como è quello che aveva intenzione di esternalizzare (=privatizzare) tutti i servizi sociali, compresi i nidi (ricordate la chiusura dello spazio giochi e delle mense scolastiche?!?). 
Nella nostra struttura di via Giussano sarebbero ospitabili 100 utenti. Quest’anno tra i nuovi (pochi) utenti e quelli che chiudono il ciclo, ce ne saranno meno della metà.
Un gran peccato, una occasione persa.
Perché quelle strutture non sono solo necessari “parcheggi” per le famiglie in cui si lavora; sono luoghi in cui i nostri figli imparano, crescono, socializzano, si preparano al mondo che li attende.
Un gran peccato.
Che pesa sulle coscienze degli amministratori locali e di chi ci governa.

Per questo chiediamo agli amministratori locali di dare una opportunità a tutti i bambini che ne hanno fatto richiesta frequentando gli asilo nido di Como, assumendo gli educatori necessari e facendo tutto quanto necessario a consentire ciò. 

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